Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 2/2026)
V Domenica del Tempo ordinario
Isaia 58,7-10 • Salmo 111 • 1 Corinzi 2,1-5 • Matteo 5,13-16
(Visualizza i brani delle Letture)
Isaia 58,7-10 • Salmo 111 • 1 Corinzi 2,1-5 • Matteo 5,13-16
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NON OFFUSCARE LA LUCE DEL VANGELO
«Voi siete il sale della terra ... voi siete la luce del mondo»; queste parole rivelano quello che Gesù desidera in profondità che i suoi discepoli siano per il mondo. Svelano il modo con il quale lui vede i cristiani, l'idea che ha di noi. Sale e luce sono come lui ci ha pensati e desiderati non certo per noi stessi ma per il mondo. Ma Gesù non si è limitato a desiderare che i suoi discepoli fossero sale e luce del mondo ma ha anche fatto in modo che lo fossero. Con la sua vita, il suo insegnamento, il dono del suo Spirito, in breve tutto quello che l'Evangelo è, ha fatto dei suoi discepoli ciò che desiderava. Oggi risuona ancora la sua chiamata a essere e restare ciò che lui ha fatto di noi: «Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo». Questo significa che se non siamo e non restiamo ciò che lui ha fatto di noi, non è che possiamo scegliere o inventarci un altro modo di essere suoi discepoli, ma semplicemente non siamo più discepoli di Cristo. O siamo il sale che il Signore ha fatto di noi per questa terra o se perdiamo il sapore non ci resta che venir gettati via e calpestati dagli uomini in mezzo ai quali oggi viviamo.
Ed è esattamente in ciò che gli uomini possono fare di noi che il Signore Gesù ci indica la sola e unica misura per verificare se siamo ancora ciò che lui ha fatto di noi. Volendoci sale e luce non per noi stessi ma sale della terra e luce del mondo, Gesù ha fatto in modo che fosse questa terra per la quale lui ci ha fatto sale, e fosse questo mondo per il quale lui ci ha fatto luce a dirci se siamo veramente per loro sale e luce. Non è allora la nostra pretesa di essere sale della terra che ci fa effettivamente per la terra sale. Non è la nostra convinzione di essere luce che ci fa realmente per il mondo luce. «Non angustiatevi », sembra dirci il Signore, «per sapere se siete ancora sale che ha sapore, perché la qualità del vostro essere sale è rivelata da ciò che gli uomini fanno di voi. Saranno gli uomini stessi a gettarvi via, a calpestarvi, ossia a non ascoltarvi più e a ignorarvi se il vostro sale non avrà più alcun sapore e se la vostra luce non illuminerà più niente e nessuno». Il mondo ci giudica, è lui il nostro giudice.
Gesù non ha scelto la via troppo comoda dell'accusa del mondo intero; ha invece collocato i suoi discepoli nella difficile ed esigente posizione di responsabilità di fronte al mondo, mettendoci in guardia dalla reale possibilità di essere noi quelli che perdono il sapore e di essere noi quelli che nascondono la lampada sotto il moggio. Sarebbe già molto se la logica iscritta in queste parole di Gesù facesse almeno sorgere in noi il dubbio di aver perduto il sapore e offuscato la luce del Vangelo. Viviamo e proponiamo forse un cristianesimo percepito come scipito e cupo dagli uomini di oggi? Siamo credenti che causano incredulità.
Al discepolo che è e rimane sale della terra e luce del mondo il Signore non ha promesso solo ascolto e accoglienza ma anche rifiuto e persecuzione: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra» (Gv 15,20). Più il cristiano non arrossisce dell'Evangelo e più lo annuncia a tempo e fuori tempo – che non vuol dire a proposito e a sproposito, ma in ogni situazione che lo richiede e di fronte a chiunque, costi quel che costi – più crescerà l'ostilità nei suoi confronti.
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