VI Domenica del Tempo ordinario (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 2/2026)


ANNO A – 15 febbraio 2026
VI Domenica del Tempo ordinario

Siracide 15,15-20 • Salmo 118 • 1 Corinzi 2,6-10 • Matteo 5,17-37
(Visualizza i brani delle Letture)


LA GIUSTIZIA DEI DISCEPOLI DI GESÙ

«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Sono parole che bruciano, ma al tempo stesso che infiammano e ci fanno ardere interiormente perché liberano la vita dalla Legge e ci introducono a una vita più profonda.
Il messaggio di Gesù resta radicato nell'ebraismo, per questo la Legge di Mosè e i Profeti non sono da lui aboliti ma portati a compimento. Gesù conduce non solo la Legge ma anche i Profeti al loro significato profondo, alla loro verità che sono l'amore, la misericordia, la giustizia. In questo modo Gesù non fa della Legge di Mosè un idolo e neppure l'abolisce, ma invita a riscoprirla come manifestazione di una vocazione che sa dare forma alla vita.
Per Gesù, dare pieno compimento alla Legge significa sprigionare quella vita che c'è nella Legge. Questo vuol dire non opporre più la Legge alla vita e la vita alla Legge, ma iscrivere invece la Legge al cuore stesso della vita. Sì, Gesù libera la vita dalla Legge dando alla vita il primato assoluto.
Non c'è vita viva, piena e abbondante là dove ci si accontenta dall'astenersi dal non uccidere: è troppo poco per entrare nel regno di Dio. Non uccidere è la base di ogni possibile convivenza umana. Chi presume di essere giusto solo perché non ha ucciso nessuno non si accorge che fa torto alla vita dell'altro quando va in collera con il fratello. La vita del fratello è in gioco anche quando lo si insulta e lo si disprezza con parole apparentemente innocue come "stupido", "pazzo". La vita viva è l'esercizio del controllo della rabbia verso gli altri, della pazienza, del rispetto, della responsabilità della parola. Non ha vita in sé che la sottrae agli altri con lo sdegno, l'insulto e il disprezzo. Coni nostri atteggiamenti quotidiani possiamo togliere o dare la vita agli altri.
Nella vita piena e abbondante che Cristo è venuto a portare, la riconciliazione con il fratello ha la precedenza verso l'atto di culto. Non si può essere offerenti verso Dio e offensori verso il fratello, perché nel cristianesimo ogni altare è memoria del fratello e ogni persona è altare di Dio. È la qualità della mia relazione con l'altro che rivela la qualità del mio rapporto con Dio.
Nella vita viva del regno di Dio l'infedeltà al coniuge non è solo l'atto di adulterio, ma è saper dare un nome ai propri desideri, è conoscere cosa abita il nostro cuore. La fedeltà e l'infedeltà in una storia di amore sono una realtà profonda e sigiocano entrambe alla radice dei nostri desideri, che solo noi conosciamo e scrutiamo. Discerni i desideri che ti abitano e saprai se sei una persona capace di fedeltà, fino a conoscere per chi sei disposto a vivere e a morire.
La vita abbondante del Vangelo la si vive quando si ha il coraggio di troncare con ciò che ci è di scandalo perché fonte di immoralità e di corruzione. Cava, amputa, recidi ciò che ti impedisce di essere integro, completo. Chiedi al Signore la forza di rinunciare a una parte essenziale di te pur di vivere nella giustizia, nella rettitudine e nella verità.
Infine, il principio vitale che ci rende vivi è l'uso chiaro, univoco, integro della parola, dove il tuo sì è sì e il tuo no è no. Sii uomo di una sola parola, perché anche nell'integrità o nell'ambiguità del tuo parlare si gioca quella giustizia superiore che Gesù ti chiede se vuoi essere suo discepolo.


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