III Domenica del Tempo ordinario (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 1/2026)


ANNO A – 25 gennaio 2026
III Domenica del Tempo ordinario

Isaia 8,23b • Salmo 26 • 1 Corinzi 1,10-13.17 • Matteo 4,12-23
(Visualizza i brani delle Letture)


LA CHIAMATA DEL SIGNORE

È sorprendente che il messaggio iniziale di Gesù, quello che conquista i cuori, sia indistinguibile da quello di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Le formule sono identiche. C'è qui una lezione profonda che va oltre la semplice idea che la consapevolezza della sua missione gli sia giunta solo con il progredire del suo ministero. Piuttosto, Cristo era già presente nella predicazione di Giovanni Battista:«la parola di Dio venne su Giovanni» (Lc 3,2). L'epifania del Signore non inizia quando Cristo si manifesta, ma quando egli diventa profeta di una verità che lo precede, in quanto uomo e da tutta l'eternità parola di Dio.
Ecco la chiamata a Simone e Andrea: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Degli altri due fratelli Giacomo e Giovanni, l'evangelista annota semplicemente «li chiamò». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. La vocazione alla sequela del Signore non nasce dalle rovine di ambizioni mondane insoddisfatte, da alcun sentimento di frustrazione, né dalla prosecuzione di un'attività mondana, per quanto nobile e legittima, come la prospera impresa di pesca di Pietro sul Mar di Galilea.
Il racconto di questa chiamata è asciutto e oggettivo, è contenuto in poche parole. La chiamata nasce senza fornire alcun dettaglio della vita di Andrea e Pietro, di Giacomo e Giovanni. La sensazione di velocità, persino di urgenza, suggerisce che Gesù chiama senza fermarsi, di passaggio, con un battito rimbombante. «Mentre camminava lungo il mare di Galilea», a dire che si segue un maestro in cammino; essere discepoli del Signore è «camminare come lui ha camminato» (1Gv 2,26).
Quando Gesù chiama, ci spinge a seguirlo, senza soffermarci sulla situazione o sollevare obiezioni. A chi gli chiede del tempo per seppellire suo padre, sembra rispondergli di dimenticare quello che gli ha chiesto. Il suo passare sulla riva delle nostre esistenze crea il nostro movimento. È seguendolo ovunque vada che impariamo chi è.
Ciò che sappiamo dei primi quattro discepoli non fa che aumentare la nostra sorpresa. Sono pescatori figli di pescatori, dunque imprenditori e commercianti, conoscono le leggi del lavoro, dove nulla è veramente gratuito; anzi, questa è la garanzia stessa della moralità di un contratto: quando le parti ricevono un guadagno equivalente per il loro impegno. Eppure, non pretendono alcuna garanzia. La richiesta di una ricompensa verrà più tardi. Che ne sarà delle reti, del pesce, del carico fresco pronto per essere portato al mercato? Tutto cede alla forza imperiosa di una parola efficace come quella del Creatore, che parla ed è, che comanda ed esiste. Cosa, infatti, potrebbe esserci da obiettare?
Questa parola penetra fino al profondo del nostro essere, sgorga da una sorgente di acqua viva, rivela pensieri e aspirazioni segrete che Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni non osavano dire a sé stessi. A Gesù fu sufficiente vederli, gli bastò un solo sguardo per unirli nella stessa vocazione: ognuno capì cosa pensava l'altro. La parola del Signore attrae così gli uomini a sé con la stessa chiarezza con cui un girasole si volge verso il sole. Per attrarre gli uomini a sé, basta che egli sia ciò che è. La novità della chiamata del Signore è un'ondata, uno spostamento, quasi un esilio.


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