Domenica delle Palme (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 3/2026)


ANNO A – 29 marzo 2026
Domenica delle Palme

Isaia 50,4-7 • Salmo 21 • Filippesi 2,6-11 • Matteo 26,14 - 27,66
(Visualizza i brani delle Letture)


"GESÙ TACEVA"

Con Gesù, parola eterna del Padre, parola di Dio fatta carne, maestro che ha insegnato alle folle la nuova Legge, Rabbi che ha fatto parlare i muti e che ha consolato gli afflitti, nell'ora suprema tace; non apre bocca; non risponde a chi lo accusa. Nella Passione Gesù compie l'opera più grande dell'amore di Dio, l'opera più decisiva della misericordia divina, la lotta radicale contro le potenze della morte e del peccato, la liberazione dell'umanità. Per questo rimane in silenzio, non apre bocca. Sopporta tutto il peccato del mondo attraverso il suo silenzio, ci salva attraverso il silenzio della sua croce.
Nel racconto della sua Passione, ascoltiamo come gli uomini parlano, come agiscono, come si agitano, intraprendono e tramano. Lo fanno tradendo i propri amici, come Giuda. Vantandosi e sguainando le spade, come Pietro. Organizzando incursioni notturne armati di spade e bastoni come la grande folla. Testimoniando il falso e condannando a morte come i sommi sacerdoti. Mentendo e rinnegando come Pietro. Facendo i politici e lavandosi le mani come Pilato. Gridando come la folla e deridendo come i soldati. È così che noi parliamo e agiamo per avere successo nella vita, per raggiungere i nostri obiettivi, per essere soddisfatti di noi stessi.
Ma a questa cospirazione delle nostre parole, delle nostre azioni, delle nostre agitazioni, dei nostri progetti, Gesù oppone solo il mistero della sua Passione. Egli vi fa fronte in silenzio, si lascia agire per amore, non resiste né persiste. Non apre bocca, non dice nulla. Certo, una sola parola sarebbe bastata al Padre per fornirgli immediatamente più di dodici legioni di angeli. Ma queste non sono le vie di Dio. Il Padre ha voluto che il suo stesso figlio diffondesse l'amore di Dio sull'umanità, dal cuore stesso dei più indigenti, dei più silenziosi, dei più umiliati, dei più abbandonati.
Cos'è la Passione di Gesù se non la rinuncia, nella sua umanità, a ogni opera e a ogni parola, all'aver sofferto e sopportato nel silenzio di un amore disprezzato e tuttavia infinito? Gesù porta nella sua carne crocifissa tutto il peccato del mondo. È in questa assoluta abnegazione che riporta la vittoria totale, per noi, sulla morte e sul peccato.
Di fronte al mistero di questo silenzio dell'amore divino, quale atteggiamento dovremmo far nostro in questa Settimana santa? Certamente non aggiungendo a tutti gli sforzi umani agitazione, parole e altre farse. Né prendendo su di noi, al posto di Gesù, il peso del peccato del mondo; ne saremmo travolti, schiacciati. Ma seguendo Gesù sulle sue orme e nello sguardo che egli rivolge a ciascuno di noi, portando il nostro peccato, sopportando la nostra debolezza. In breve, accettando il perdono di Gesù. Gesù che ha portato su di sé il male, la violenza e l'ingiustizia del mondo.
La nostra vittoria in questa Settimana santa è la nostra fede, la nostra speranza nell'amore silenzioso di Gesù. Lasciamo che l'amore crocifisso di Gesù si unisca al silenzio del nostro pentimento, al silenzio di tutte le nostre debolezze. Soprattutto, non abbiamo più bisogno di parlare o di agire, ma di fermarci a contemplare l'opera infinita dell'amore di Dio manifestato sulla croce. E il nostro sguardo, rivolto a Gesù, sarà toccato dalla tenerezza dell'amore che Gesù nutre per ciascuno di noi.


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