Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 4/2026)
ANNO A, 2-4 aprile 2026
Triduo pasquale
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Giovedì santo
Venerdì santo
Veglia di Pasqua
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Giovedì Santo: Spezzò il pane
Veglia di Pasqua: Secondo le Scritture
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2 aprile 2026
Giovedì Santo
SPEZZÒ IL PANE
Tra i diversi gesti eloquenti che Cristo ha compiuto, solo due egli ha ordinato ai suoi discepoli di fare: la frazione del pane e la lavanda dei piedi. Entrambi compiuti alla vigilia della sua passione e per questo entrambi evocati nella Missa in Coena Domini. Solo a questi due gesti ha legato la sua memoria. E, da quel momento, questi due e non altri sono memoriale di lui. Per questo, spezzare il pane e lavare i piedi sono i due gesti fondamentali della Chiesa.
Per giungere a comprendere l'eloquenza della frazione del pane occorre ricordare come quella klásis compiuta da Gesù nell'ultima cena fu un gesto eloquente ai suoi occhi. Nella notte in cui veniva tradito, Gesù non solo annuncia ai discepoli la sua morte con delle parole ma anche con due gesti profetici: la frazione del pane e la condivisione del calice. Del pane è detto: «Prese il pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò» (1Cor 11,24). Alla vigilia della sua passione, Gesù spezzando il pane riconosce iscritto il suo mistero in quel pane spezzato. Lo spezzare e il condividere il pane hanno peso e sostanza, perché appartengono allo spezzare e al condividere che Gesù fa di sé. Ma quella klásis fatta alla vigilia della sua morte resterà un gesto eloquente solo agli occhi di Gesù, i discepoli di lì a poco mostreranno di non aver compreso in quell'ora la portata di quel gesto.
Agli occhi dei Dodici la frazione del pane diventerà eloquente solo dopo la risurrezione e si ricorderanno dei gesti compiuti da Gesù nell'ultima cena e le parole con le quali li ha accompagnati. Se, infatti, le tradizioni scritturistiche dell'ultima cena divergono sulle parole di Gesù, sono invece concordi sui gesti da lui compiuti: prendere, rendere grazie, spezzare, dare e dire. Per la loro eloquenza spirituale i gesti eucaristici di Gesù sono rimasti impressi in modo indelebile nella memoria degli apostoli e poi della Chiesa. Non risaliremo mai alle ipsissima verba di Gesù pronunciate sul pane e sul calice; al contrario le sue ipsissima facta sono ancora oggi i nostri gesti nella liturgia.
I verbi - prendere, benedire, spezzare e dare - li troviamo nel racconto di Emmaus che raggiunge il suo culmine in questa immagine: «Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono i loro occhi e lo riconobbero» (Lc 24,30-31). Il Risorto non pronuncia nessuna parola "dell'istituzione" e i due discepoli racconteranno loro stessi agli Undici «come fu riconosciuto da loro nello spezzare il pane» (Lc 24,35). È stato sufficiente il gesto dello spezzare il pane senza alcuna parola, ma di una eloquenza capace di aprire gli occhi e far riconoscere.
Efrem il Siro scrive: «Quando gli occhi dei discepoli erano ancora chiusi, il pane spezzato fu la chiave con la quale furono aperti». La fractio panis del Risorto è la chiave da lui consegnataci per accedere al suo mistero. Cristo ha preso il pane, lo ha spezzato e in esso ha riconosciuto il suo mistero; da quella sera il gesto di spezzare il pane fa riconoscere il mistero del Signore vivente. Scrive Agostino: «Egli non si fece riconoscere in un gesto diverso da questo; e ciò per noi, che non lo avremmo visto in forma umana, ma avremmo mangiato la sua carne. Sì, veramente, se tu sei nel gruppo dei fedeli [...] la fractio panis sarà la tua consolazione».
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4 aprile 2026
Veglia di Pasqua
SECONDO LE SCRITTURE
La liturgia della Parola della Veglia pasquale è madre di ogni liturgia della Parola. Nella notte di Pasqua, infatti, la Chiesa riunita in assemblea fa l'esperienza pasquale di rileggere i testi biblici fondamentali della storia di salvezza alla luce della risurrezione di Cristo. Il cero pasquale è posto accanto all'ambone non per ragioni funzionali o estetiche, ma per significare che le pagine dell'Antico Testamento sono ascoltate, meditate, interpretate e pregate alla luce della fiamma del cero pasquale che le illumina. La luce del Risorto ne svela il senso e ne permette l'intelligenza. La notte pasquale è notte luminosa perché è rischiarata dalla luce che le pagine dell'Antico come del Nuovo Testamento irradiano.
San Girolamo ha scritto che «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Ed è una verità che vale sempre nella vita della Chiesa, come di ogni credente. Tuttavia la celebrazione annuale della Pasqua, e in modo del tutto particolare la Veglia pasquale con il suo programma di letture bibliche, è quel momento preciso nel quale l'assioma di san Girolamo si rivela in tutta la sua veridicità. Il credente e la comunità cristiana che ignorano le Sacre Scritture proclamate nella Veglia pasquale ignorano il Cristo risorto.
Il cammino che la liturgia della Parola della Veglia pasquale fa compiere alla comunità cristiana riunita è, in tutto e per tutto, identico al cammino dei discepoli di Emmaus. A ben guardare, il cammino che il Risorto fa compiere loro non è tanto la distanza geografica che separa Gerusalemme da Emmaus, ma la distanza spirituale tra la loro immagine del Cristo e quella di Gesù, immagine che lui stesso svelerà loro contenuta nelle Scritture: «E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). Il cammino dei due discepoli e quello della comunità liturgica pasquale sono una via aperta attraverso il mistero delle Scritture, un percorso che ha come guida il Risorto stesso che si fa ermeneuta di ciò che si riferisce a lui.
Nell'episodio successivo del vangelo secondo Luca, "Gesù in persona" viene in mezzo alla sua comunità e di nuovo apre la mente dei discepoli per comprendere le Scritture. Se sul cammino di Emmaus si era riferito alla Legge e ai Profeti, qui è più esteso ed esaustivo: «Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi» (Lc 24,44).
Attraverso la legge, i profeti e i salmi Cristo è esegeta di sé stesso. E questo è la scintilla che, in quel tempo come oggi, accende nei discepoli la fede nella sua risurrezione, come la scintilla accende il fuoco nuovo della Pasqua. Così nella Veglia pasquale, le pagine della Genesi, dell'Esodo, dei profeti e dei salmi sono simbolicamente "tutte le Scritture", perché sono le pagine fondamentali tanto per la fede d'Israele nel Dio liberatore quanto per la fede della Chiesa nel Cristo salvatore.
Per la loro rilevanza, quelle pagine della Scrittura contengono il senso di "tutte le Scritture", così che l'intelligenza dei testi biblici della Veglia pasquale è l'apice e, al tempo stesso, la fonte della conoscenza del mistero di Cristo che la fede della Chiesa confessa.
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