Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 3/2026)
ANNO A – 15 marzo 2026
IV Domenica di Quaresima
1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 • Salmo 22 • Efesini 5,8-14 • Giovanni 9,1-41
(Visualizza i brani delle Letture)
IV Domenica di Quaresima
1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 • Salmo 22 • Efesini 5,8-14 • Giovanni 9,1-41
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ORA VEDO, SIGNORE!
«Un uomo cieco dalla nascita... Colui che sedeva a mendicare», questo è sufficiente a caratterizzarlo. Non ha nome, la cecità gli ha oscurato il volto. «Il cieco, come il lebbroso, è considerato uno dei morti», dicono i rabbini. Quest'uomo cieco non riesce a trovare nulla nella sua condotta che giustifichi la condanna per essere nato così. E anche le ipotesi sulla sua condizione sono un'altra condanna: «Chi ha peccato lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Ammiriamo l'audacia della liturgia quando presenta la Samaritana, il cieco nato e Lazzaro come compagni del nostro cammino quaresimale. La storia del loro incontro con Gesù è la storia della loro risurrezione e, attraverso di loro, la storia del nostro battesimo che ci ha configurati alla morte e alla risurrezione di Gesù, e alla risurrezione in lui.
La genesi della fede è profondamente toccante. A differenza di altri che Gesù ha guarito, il cieco nato è passivo. La sua guarigione avviene senza che lui lo chieda. L'uomo è così insignificante che i vicini non sanno neppure dire se il mendicante anonimo che era lì sia lo stesso che ora apre gli occhi. Non ha nome, né volto. La prima volta che sentiamo la sua voce è per dire: «Sono io». Sembra il grido con il quale il neonato riempie d'aria i polmoni. Sì, è una nascita: non era nessuno e ora sta diventando qualcuno, impara a parlare proclamando le meraviglie di Dio per lui.
Gli viene chiesto come sia stato guarito e lui ripete ciò che ha sentito ma non visto. Soppesa le sue affermazioni con le prove a sua disposizione. Non aggiunge nulla di cui non sia certo. A coloro che si perdono in interpretazioni parziali su Gesù, in spiegazioni vaghe e arbitrarie, egli risponde con intelligenza nel descrivere ciò che è: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Alle sue affermazioni laconiche e perfettamente chiare, gli altri rispondono solo con menti chiuse.
Quando udì le parole di Gesù era ancora cieco, ma le parole di Cristo dentro di lui si sono trasformate in luce: «Il comandamento è una lampada e l'insegnamento una luce» (Pr 6,23). Con il cieco guarito possiamo vedere ciò che la parola di Dio realizza quando la riceviamo con le orecchie del cuore: ciò che udiamo si trasforma in chiarezza.
Alla fine, colui che ora vede giudica. Mentre le argomentazioni dei farisei sono superficiali, lui si attiene alla semplice realtà: «Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gesù viene da Dio, è il profeta investito del potere dei segni, agisce in virtù del potere divino che dimora in lui.
La storia non si conclude con ragionamenti astuti, ma con l'evidenza della verità: «Chi è il Figlio dell'uomo perché io creda in lui?». Gesù gli risponde: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli confessa: «Credo, Signore! E si prostrò innanzi a lui». La sottile intelligenza che ha meritato molto credito da parte di Gesù, culmina in un atto di fede che è pura illuminazione. I sofismi dei farisei sono stati dissipati. L'aria è come purificata da una luce che l'attraversa senza lasciare traccia di dubbio. La nostra intelligenza è immersa nella verità per la quale Dio l'ha creata e alla quale anela con desiderio. Questo è il Credo che proclamiamo in quella luce che, aprendo gli occhi del cieco nato, ha tolto a noi quella cecità nella quale noi tutti siamo nati.
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