III Domenica di Quaresima (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 3/2026)


ANNO A – 8 marzo 2026
III Domenica di Quaresima

Esodo 17,3-7 • Salmo 94 • Romani 5,1-2.5-8 • Giovanni 4,5-42
(Visualizza i brani delle Letture)


IL POZZO LUOGO DI INCONTRO

Cosa ha permesso l'incontro tra Gesù e la Samaritana? Un pozzo, sul bordo del quale un uomo si è seduto perché era stanco e aveva sete e al quale una donna veniva a tirar su acqua. Ricordare il pozzo di Giacobbe significa evocare i patriarchi e la storia di Israele, in particolare Giacobbe che lo scavò per il suo gregge. Il pozzo di Giacobbe simboleggia un luogo di incontro vitale, la fonte della vita attraverso l'acqua viva che è Cristo. Ed è un luogo di rivelazione che supera la divisione tra ebrei e samaritani, trasformando la sete fisica in sete di Dio. Il pozzo è, dunque, molto più di un semplice luogo fisico, è un potente simbolo del desiderio di Dio di incontrare l'umanità, di superare le divisioni e offrire una fonte inesauribile di vita attraverso la rivelazione di Gesù come Messia.
Il pozzo di Giacobbe è anche un simbolo del nostro essere cristiani: siamo chiamati a essere pozzi, cioè persone, comunità, luoghi che permettono l'incontro tra Cristo e tutti gli assetati e le assetate di oggi. Si potrebbe rispondere che ciò che conta non è tanto essere un pozzo, ma contenere dell'acqua buona che disseta. Mal'acqua buona noi l'abbiamo: è il Vangelo che è la vita di Gesù. Essere un pozzo significa accogliere in sé l'acqua viva che è il Vangelo, avere un'interiorità abitata dal Vangelo proprio come un pozzo ha al suo interno l'acqua. Possiamo anche avere l'acqua viva del Vangelo, ma se non favoriamo un autentico incontro fraterno e gratuito, le condizioni necessarie perché il nostro interlocutore incontri Cristo mancheranno sempre.
Dobbiamo essere un pozzo, una persona, una Chiesa, un luogo di incontro. Il mio stile di vita, la mia fede permettono l'incontro, lo favoriscono? Oppure la mia vita e la mia fede sono di ostacolo all'incontro? Il racconto evangelico ci mostra che Gesù, incontrando la donna samaritana, non ha iniziato insegnandole la dottrina e neppure facendogli la morale. Le ha, invece, rivolto la parola per dirle che se i giudei e samaritani non si parlavano loro invece sì. Le ha chiesto dell'acqua, gli ha rivelato che era il Messia, le ha fatto comprendere come il Padre vuole essere adorato. Tutto ciò gratuitamente, senza condizioni, rispettando pienamente la libertà di questa donna.
L'ha amata così com'era. Non l'ha chiusa nel suo passato. Le ha dato fiducia. Ha sperato in lei. La Samaritana ha potuto allora dire con parole sue la sua fede nel Messia ed è diventata testimone e missionaria: la prima apostola di Cristo ai samaritani. Se rifiutiamo di incontrare una persona e di parlarle, oppure se diffidiamo di lei a causa della sua condizione di vita, dei suoi comportamenti, della sua religione o del suo orientamento sessuale; e se vogliamo che cambi vita come condizione per amarla, per proporle il Vangelo, noi non potremo essere per lei come il pozzo di Giacobbe, il pozzo dell'incontro con Gesù Cristo. Dobbiamo riconoscere che siamo tutti, in un modo o nell'altro, le Samaritane e i Samaritani di oggi.
Se diciamo a Gesù Cristo "dammi quest'acqua", lui farà delle nostre vite e delle nostre comunità dei luoghi di incontro, dei pozzi di Giacobbe sul bordo dei quali chiunque si potrà sedere per incontrarci, per conoscerci e attingere l'acqua che sazia ogni sete, il Vangelo. Solo lui farà incontrare e conoscere Gesù Cristo. Noi siamo solo pozzi.


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