VI Domenica di Pasqua (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 5/2026)


ANNO A – 10 maggio 2026
VI Domenica di Pasqua

Atti 8,5-8.14-17 • Salmo 65 • 1 Pietro 3,15-18 • Giovanni 14,15-21
(Visualizza i brani delle Letture)


«IO VIVO E VOI VIVRETE»

«Io vivo e voi vivrete», questa promessa di vita è davvero l'annuncio pasquale del Signore vivente. Solo colui che è il Vivente può promettere vita. Fa eco qui la parola del risorto nell'Apocalisse: «Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre» (1,18). «Non temere... io sono il Vivente»; a dire, non avere paura, io vivo e questo significa che anche tu vivrai, non dubitarlo!
Il Vivente non è solo colui che un giorno ha dato la sua vita per noi, ma colui che in questo momento ci fa credere nella vita, ci fa sperare la vita. Non solo però la vita dopo la morte, ma anzitutto la vita prima della morte. La vita eterna non è un'altra vita, ma questa stessa vita vissuta con una qualità diversa, con una intensità che la morte non può corrompere. È il passaggio dal sopravvivere al vivere pienamente.
In questa pagina di Vangelo, la comunità giovannea mostra di aver a lungo maturato la convinzione che credere che Cristo ha vinto la morte, significa nient'altro che credere nella vita vissuta da Gesù e credere che questa sua vita è, ancora oggi, per noi promessa di vita. Confessare che Cristo è risorto significa credere che la sua vita non è stata sepolta con lui nella tomba, ma ha attraversato la morte senza che la morte la vincesse. Agli albori del cristianesimo così come oggi, la più credibile testimonianza della risurrezione di Gesù sono uomini e donne che credono alla vita di Gesù Cristo, desiderano e cercano di vivere la sua stessa vita, che è l'unico e vero oggetto della fede cristiana. Cos'altro, noi cristiani, abbiamo di veramente credibile di fronte al mondo se non la vita che Gesù Cristo ha vissuto?
Il comando interiore che ha guidato l'esistenza di Gesù è stato quello di obbedire alla vita, rispondendo al desiderio di vita delle persone più svariate che andavano a lui per chiedergli la guarigione, un aiuto, una parola, un riconoscimento. Gesù ha combattuto una battaglia per la vita perché ha fatto rivivere gli altri, ridando loro fiducia in sé stessi e nella vita. Una battaglia per la vita contro ogni principio di morte, sia esso la malattia, il male, la violenza, l'esclusione, la condanna, il legalismo religioso. Gesù, prima di darla la sua vita l'ha generata negli altri.
Per Gesù Cristo credere in Dio è un atto di fede nella vita. È l'espressione di quella fiducia radicale nella vita che può e deve abitare il cuore di ogni essere umano. Per questo, la fede nella vita è il nucleo del messaggio pasquale.
Il Vivente oggi ci dice: «Se mi amate fate vivere». «Se mi confessate Vivente fate vivere gli altri». Ecco il cristianesimo: un'arte di vivere e di far vivere gli altri. Di dare vita e non toglierla. La nostra fede nella risurrezione di Cristo si misura da quanta vita generiamo intorno a te. Non siamo vivi perché respiriamo, ma perché facciamo fiorire chi ci sta accanto. Se una nostra parola o gesto rianima qualcuno, stiamo realizzando la Pasqua.
Ascoltare la promessa di vita del Signore risorto significa riconoscere che l'unica misura della nostra fede pasquale è la nostra capacità di trasmettere vita. Come cristiani, il senso della nostra esistenza non è evitare il peccato, ma generare la vita. La nostra esistenza è un fuoco da accendere e alimentare. Il Risorto non ci chiama a essere innocenti, ma a essere fecondi per generare la vita.


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