Pentecoste (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 5/2026)


ANNO A – 24 maggio 2026
Pentecoste

Atti 2,1-11 • Salmo 103 • 1 Corinzi 12,3b-7.12-13 • Giovanni 20,19-23
(Visualizza i brani delle Letture)


VENTO, FUOCO, PAROLA

La potente immagine di un fragore che all'improvviso viene dal cielo come di vento che si abbatte impetuoso e riempie la casa dove si trovano tutti insieme gli apostoli è l'immagine che fonda la Chiesa. È un vento che irrompe con forza che fonda la Chiesa, a dire che l'identità ecclesiale non nasce da un accordo umano o da una pianificazione a tavolino, ma da un evento non programmato ma inaspettato.
Prima del vento impetuoso, c'è un gruppo di individui chiusi per timore. La Chiesa nasce da questo soffio violento che spalanca le porte. Il vento dello Spirito non è una brezza leggera, ma un rombo che riempie la casa. Il vento dello Spirito è una potenza che trasforma: non si limita a consolare, ma scuote le fondamenta delle certezze umane per fare spazio al nuovo. È la forza necessaria per passare dalla paura che blocca al coraggio della missione.
La comunità cristiana non si fonda sulla difesa delle proprie certezze, ma sulla capacità di lasciarsi trascinare fuori dai propri confini. Per questo la Chiesa non è un edificio statico, ma un movimento costante. Come Gesù spiega a Nicodemo, il vento «soffia dove vuole» (Gv 3,8), perché lo Spirito è l'anti-schema per eccellenza: sfugge al controllo umano, alle istituzioni rigide e alle previsioni. Rappresenta la sovranità di Dio che rompe le chiusure, le "porte chiuse" del Cenacolo, per spingere dal porto sicuro in mare aperto, verso acque ignote. Nell'antichità, il vento era indispensabile per la navigazione e lo Spirito agisce allo stesso modo: gonfia le vele della Chiesa, fornendo la spinta propulsiva per raggiungere ogni angolo della terra.
Il vento riempie «tutta la casa», ma si divide in «lingue come di fuoco» che si posano su ciascuno. Il vento avvolge tutti, ma il fuoco che si posa su ciascuno è unico. Se il vento è la forza motrice, il fuoco è l'effetto trasformativo. Il vento gonfia le vele e invia in missione. Il fuoco brucia nel cuore ed è passione. Luca mostra che la missione della Chiesa non nasce da un dovere morale, ma da un'irradiazione di calore e di luce che viene dall'interiorità più profonda. Sì, la missione non è un dovere, ma il riverbero di una passione che scotta.
Ed ecco l'effetto del vento e del fuoco: «Tutti furono colmati di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi». Lo Spirito come fuoco purifica la parola: trasforma la lingua balbettante degli apostoli in una parola infuocata capace di penetrare i cuori. La Pentecoste è trasfigurazione della parola che abbatte le barriere umane: chi ascolta gli apostoli li «sente parlare nella propria lingua nativa». Che significa sentirsi toccati nel profondo della propria storia personale.
Chiediamo allora oggi allo Spirito di scuotere le fondamenta delle nostre false sicurezze. Perché la Chiesa non è un progetto da amministrare, ma un incendio da custodire. Nasce dal frastuono di un vento e dal calore di un fuoco che niente e nessuno può spegnere. Non restiamo chiusi nel cenacolo delle nostre paure, ma lasciamo che questo soffio gonfi le nostre vele e ci spinga in mare aperto, in acque profonde. Solo così potremo parlare la lingua della speranza che tocca il profondo, la lingua della carità che parla al cuore di ciascuno.


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