II Domenica dopo Natale (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 1/2026)


ANNO A - 4 gennaio 2026
II Domenica dopo Natale

Siracide 24,1-4.12-16 (NV) • Salmo 147 • Efesini 1,3-6.15-18 • Giovanni 1,1-18
(Visualizza i brani delle Letture)


A NATALE È NATA LA VITA

Il prologo del Vangelo secondo Giovanni è spesso descritto come un inno dossologico strutturato come una sinfonia, che esplora temi come il Verbo (Logos) eterno, la creazione, la luce, la vita, la grazia, la verità, l'incarnazione e la testimonianza di Giovanni Battista, presentando i temi teologici fondamentali dell'intero Vangelo in modo musicale e profondo. Il dramma che sta per svolgersi è già presente, nella lotta tra luce e tenebre.
Matteo ha iniziato il suo Vangelo collegandolo all'Antico Testamento attraverso le genealogie; Luca ha specificato l'accuratezza delle sue informazioni; Giovanni, con un solo colpo, fin dal primo istante, trasporta i suoi lettori alle vette. Senza trascurare la verità storica che caratterizza la realtà dell'incarnazione, egli vuole donare loro la visione mozzafiato dell'eternità e della gloria del Figlio unigenito, venuto dal Padre per portare luce, vita, grazia e verità all'umanità perduta.
Soffermiamoci solo sulla vita. Contemplando il Logos Giovanni confessa: «In lui era vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). Lungo l'intero quarto Vangelo Gesù si rivela come vita in ogni sua manifestazione: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35), «le parole che io vi ho detto sono Spirito e vita » (Gv 6,63)... Al vertice, ecco la grande rivelazione: «Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore vivrà» (Gv11,25). A conclusione poi, Gesù identifica in toto la vita a sé, dichiarando: «Io sono la vita» (Gv 14,6).
In tutte queste ricorrenze del sostantivo "vita", Giovanni utilizza il termine greco zoé, che definisce il fatto di avere in sé la vita. Che si contrappone a bíos, che è la vita biologica. Se bíos è la vita com'è vissuta, zoé è invece il principio vitale che ci rende vivi, la forza vitale che anima ogni essere umano, una vita più profonda, radicata nell'essenza stessa dell'esistenza.
A immagine del prologo del suo Vangelo, anche nella sua Prima lettera Giovanni contempla l'incarnazione del Verbo della vita: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita (la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza». Giovanni confessa che in Gesù Cristo la vita si è manifestata e loro l'hanno vista, udita, palpata. Lungo tutta la sua esistenza, Gesù di fronte alle persone malate, preda della sofferenza, del peccato e della morte, di fronte a ogni forma di ingiustizia ha lottato per far circolare nuovamente la vita, per attribuire alla vita la forza dell'acqua viva, per fare in modo chela vita sia sempre sovrabbondante. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10), confessa Gesù.
A Natale è nata la vita; quel principio vitale che ci rende vivi s'è fatta carne. In Gesù Cristo l'umanità ha conosciuto quella vita che ha la vita in sé, la vita che fa vivere, la vita che rende vivi. Nel Verbo fatto carne ogni essere umano ha la possibilità non solo di vivere la vita biologica, ma può accedere alla vita che fa vivere, la vita piena e in abbondanza. Si coglie, allora, tutta la portata e la densità dell'affermazione che Giovanni esprime nella sua prima lettera: «Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita» (1Gv 5,12).


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