Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 1/2026)
ANNO A – 1° gennaio 2026
Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6, 22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
(Visualizza i brani delle Letture)
Maria Santissima Madre di Dio
Numeri 6, 22-27 • Salmo 66 • Galati 4,4-7 • Luca 2,16-21
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MEDITARE NEL CUORE
Chi altro se non dei pastori, persone povere ed emarginate, potevano credere a un simile segno: una madre, un padre e un bambino posato in una mangiatoia? Un segno così piccolo, così modesto, così umile. Niente di simile alla stella luminosa che guida i Magi. Niente è più comune di un neonato in braccio alla madre; un neonato in una mangiatoia è qualcosa di anomalo. Eppure è del Salvatore, del Cristo, del Signore che l'angelo ha parlato ai pastori. Ma l'intera schiera celeste riunita in coro non altera in nulla la piccolezza di questo segno, la sua fragilità. Che il segno del Salvatore sia così discreto indica che i segni del Regno saranno da discernere: sulla paglia del mondo, lontano dalle folle, senza la gloria dei potenti.
Perché è proprio per oggi che leggiamo questa antica storia, non per provare qualcosa riguardo a Gesù, non come un resoconto di fatti o una bella storia da raccontare ai bambini. La leggiamo perché crediamo che la notte del mondo, per quanto profonda, sia squarciata dalla luce, dalle stelle, dagli angeli. E che l'oscurità non sia né l'origine né l'orizzonte di questo mondo. A otto giorni di distanza ascoltiamo di nuovo il Vangelo di Natale per comprendere un'interpretazione del mondo in cui viviamo. Potremmo disperarci perché, di fronte a guerre, violenza e disprezzo abbiamo come segni di Cristo, come segni del Regno, solo un neonato fasciato e adagiato in una mangiatoia. Potremmo dirci che se i segni di Cristo, i segni del Regno, sono così deboli e così umili, corriamo il rischio di perderli, di non vederli. E che allora l'oscurità, la penombra, la notte saranno ancora più fitte.
Non una manifestazione di grandezza o di potenza, ma una fragilità che non si impone né per sé né per altro. Un segno come un appello alla nostra presenza, alla nostra iniziativa, alla nostra azione, affinché questa fragilità non venga schiacciata da un'espressione di forza, da una richiesta di sicurezza.
«Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Maria anzitutto custodisce. L'espressione "custodiva" suggerisce la custodia di qualcosa considerato di grande valore. Maria custodiva, ovvero non lasciava semplicemente che gli eventi avvenissero e una volta accaduti in qualche modo se ne andassero, ma li tratteneva, li teneva per sé, nel senso che faceva tesoro di tutto ciò che vedeva e udiva. Non si limita a ricordare gli eventi che circondano la nascita di Cristo, ma ne riconosce l'importanza e li teneva in grande considerazione, li tesorizzava.
Oltre a custodire Maria li medita, anzi li custodisce meditandoli, cioè interrogando i fatti e le parole, ponendosi ella stessa delle domande. Questa è un'attitudine interiore di Maria che l'evangelista Luca ha già annotato all'annuncio dell'angelo Gabriele: «Si domandava che senso avesse un saluto come questo». Domandarsi il senso di ciò che accade, di ciò che si vive, definisce la persona di Maria e la qualità della sua fede.
Li custodiva «meditandole nel suo cuore». Evocare il cuore esprime la profondità e la sincerità delle riflessioni di Maria.Non poteva aver compreso subito e tutto ciò che era stato detto e fatto, ma scelse di accoglierlo nella fede, scelse di attendere e osservare finché non le fosse reso più chiaro.
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