Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 11/2025)
ANNO A – 28 dicembre 2025
Santa Famiglia
Siracide 3,2-6.12-14 • Salmo 127 • Colossesi 3, 12-21 • Matteo 2,13-15.19-23
(Visualizza i brani delle Letture)
Santa Famiglia
Siracide 3,2-6.12-14 • Salmo 127 • Colossesi 3, 12-21 • Matteo 2,13-15.19-23
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UNA FAMIGLIA IN FUGA
Giuseppe, Maria e il bambino devono fuggire in Egitto. È un Paese che spesso è stato un luogo di rifugio. Per Abramo, per Giacobbe e la sua famiglia che fuggivano dalla carestia in Canaan. Per i figli d'Israele in fuga dalle invasioni assire e babilonesi. L'Egitto è un paese ricco e fertile. Quando la fame o la guerra ti spingono, è lì che vuoi andare. Giacobbe e la sua famiglia furono accolti ma, con il passare del tempo, i loro discendenti suscitarono l'odio degli egiziani. Dovettero fuggire sotto la guida di Mosè. Più tardi, gli ebrei finirono per costituire in Egitto una popolazione con centinaia di migliaia di persone. Anche per Giuseppe e Maria, era il Paese dove cercare asilo.
Dietro la fuga della famiglia di Gesù c'era un motivo politico, perché Erode pensava che quel bambino minacciasse il suo regime. Il piano di Erode richiama quello del Faraone di gettare nel Nilo tutti i figli maschi del popolo d'Israele. Ma per Giuseppe e Maria quella non era la loro terra, e il loro sogno è quello di ogni esiliato, ogni migrante: tornare alla propria terra e alla propria casa. Come molti rifugiati politici, aspettava un cambiamento di regime. Ma il cambiamento, quando è arrivato, non ha rassicurato Giuseppe, perché lo stesso clan è rimasto al potere. E, avvertito da Dio, Giuseppe decide di stabilirsi non a Betlemme, ma in un'altra regione, a nord, in Galilea, dove aveva altri legami.
Ecco questa piccola famiglia: sono rifugiati, migranti, persone in situazione precaria. Portano con sé la nostalgia del loro Paese. Peggio ancora, hanno appreso la notizia del massacro a Betlemme e forse ne sentivano tutto il peso, pur ringraziando Dio per la loro liberazione. Come i rifugiati anche loro hanno ricordi difficili da sopportare.
Per l'evangelista Matteo era importante ricordare il percorso di Gesù, per dire ai suoi lettori provenienti dall'ebraismo che il Messia aveva seguito lo stesso percorso dei loro antenati. Anche loro erano partiti per andare a vivere in Egitto per sfuggire a una morte annunciata. Erano tornati dall'Egitto per stabilirsi in Canaan. E il giovane Messia aveva fatto lo stesso. Era quasi il percorso obbligato, affinché anche lui conoscesse e fosse in tutto solidale con il destino del suo popolo.
Nasce nella città reale di Betlemme, come il suo antenato Davide. Scende in Egitto, come Abramo e Giacobbe. Fuggì addirittura in Egitto, per sfuggire al tipo di massacro che faceva piangere gli abitanti di Gerusalemme al tempo di Geremia. Venne a vivere in una città della Galilea il cui nome ricorda una promessa: un virgulto sarebbe nato dal vecchio tronco di Iesse, dalla stirpe di Davide che la storia aveva abbandonato.
«Oggi credo ci voglia una preghiera per tutti i migranti, tutti i perseguitati e tutti coloro che sono vittime di circostanze avverse. (...) Ma, pensiamo a tanta gente vittima delle guerre che vuole fuggire dalla sua patria e non può; pensiamo ai migranti che incominciano quella strada per essere liberi e tanti finiscono sulla strada o nel mare; pensiamo a Gesù nelle braccia di Giuseppe e Maria, fuggendo, e vediamo in lui ognuno dei migranti di oggi. È una realtà, questa della migrazione di oggi, davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. È uno scandalo sociale dell'umanità» (Francesco, 29 dicembre 2021).
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