Natale del Signore




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 11/2025)


ANNO A – 25 dicembre 2025
Natale del Signore

Isaia 52,7-10• Salmo 97 • Ebrei 1,1-6 • Giovanni 1,1-18
(Visualizza i brani delle Letture)


VENNE TRA I SUOI

Il bambino nasce in una mangiatoia «perché per loro non c'era posto nell'alloggio». Luca ci presenta della povera gente, dei viandanti, lasciata fuori dalla porta. Dicendo «perché per loro non c'era posto», il testo sembra intendere che magari il posto per altri ci fosse, ma «per loro non c'era». Sebbene quella nascita avvenga in una situazione di precarietà e privazione, non manca tuttavia di ciò che è essenziale per un bambino che viene al mondo: l'amorosa accoglienza di un padre e di una madre che ne vogliono e desiderano la venuta al mondo. La nascita del Signore Gesù è avvenuta lontano dal suo paese, in condizioni provocate da un rifiuto, sempre facile nei confronti di gente povera e anonima, lungo un cammino intrapreso dai suoi per obbedire a un decreto dei dominatori stranieri. Già la sua nascita porta l'impronta della scelta di vita fatta da Gesù.
L'evangelista Giovanni esprimerà teologicamente l'annotazione narrativa di Luca «per loro non c'era posto», e nel prologo del suo Vangelo, mentre confessa che «il Verbo si è fatto carne» annota immediatamente «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto»(Gv1,11). Ecco il primo dato, che ci viene tanto da Giovanni quanto da Luca nel loro annuncio del mistero dell'incarnazione di Dio: questo bambino è nato non accolto, escluso. Lui che farà della santità ospitale il tratto essenziale del suo stare con gli altri.
«Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto», questo significa almeno una cosa, che Dio non va cercato tra i suoi. Dio va cercato non dove pensiamo possa naturalmente e religiosamente essere. Non dove vorremmo che fosse, ma dove lui ha stabilito la sua tenda. E la tenda di Dio è sempre fuori della città, perché il bambino di cui a Natale celebriamo la nascita è il bambino nato escluso, lasciato fuori ed emarginato dai suoi, non da altri. Dal momento che era uno di loro, avrebbero dovuto riconoscerlo per primi.
Questo significa che fin dalla sua nascita Gesù di Nazaret ha rivelato un Dio non solo in contrasto con le nostre umane attese su Dio, diverso da come ce lo siamo immaginato, rappresentato e raccontato, ma che Gesù rivela un Dio che invece è esattamente ciò che noi escludiamo di lui, in quello che per noi è l'opposto di Dio: vale a dire, l'umano nella peculiare forma dell'escluso, del povero, del marginale, dello straniero, del peccatore, dell'eretico. È lo scandalo provato dai farisei alla vista di Gesù seduto alla tavola dei peccatori in casa di Levi (cf Mt 5,29-32): lo trovano là dove per principio avevano escluso che Dio potesse stare. Non si accorgono che definendolo "amico dei peccatori" in realtà enunciano un titolo cristologico. Il rabbi Gesù si fa escluso con gli esclusi, perché lì è venuto nel mondo.
Perché il Natale sia Vangelo dobbiamo convincerci che per arrivare a conoscere il Dio di Gesù dobbiamo non solo ascoltare ma interiorizzare questo «e i suoi non lo hanno accolto», vale a dire che ciò che nella mia conoscenza, ricerca e idea naturale di Dio escludo di lui, proprio lì lui ha posto la sua tenda, e solo lì lo posso incontrare. Il Vangelo del Natale ridesti in noi il bisogno viscerale di confrontarci con tutto ciò che è lontano da noi, emarginato, e lì conoscere, accogliere e adorare Dio.


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