Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 11/2025)
ANNO A – 8 dicembre 2025
Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
(Visualizza i brani delle Letture)
Immacolata Concezione della B. V. Maria
Genesi 3,9-15.20 • Salmo 97 • Efesini 1,3-6.11-12 • Luca 1,26-38
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LA PAROLA E IL FIGLIO
L'annuncio a Maria è una storia di turbamento e ascolto, spavento e fede, paura e gioia... ma è anche una storia di novità radicale, di apertura, di inizi. Quando l'angelo Gabriele le annuncia che concepirà un figlio che sarà il figlio dell'Altissimo, Maria esita, ha paura, dubita, è assalita dall'angoscia e medita, ne cerca il senso: «Si domandava che senso avesse un tale saluto». Maria vuole capire, per questo la sua obbedienza non è automatica e tanto meno scontata, ma è un sì pienamente libero, esito dell'ascolto della parola e dell'interiorizzazione del senso.
«Ascolta o figlia, guarda e porgi l'orecchio» (Salmo 45,11); quando l'angelo "entra da lei", dice il testo, sorprende Maria in ascolto, e allora può parlare le sante Scritture, farle risuonare in lei, fa prendere senso alle Scritture, così la Parola comincia a prendere corpo. Così, prima di acconsentire, Maria liberamente si consegna all'ascolto della parola. Un ascolto fatto di riflessione, di interrogativi rivolti all'angelo, in una conversazione tanto interiore quanto profonda. Solo dopo accetta di fare la volontà di Dio: «Eccomi, sono la serva del Signore». La libertà di Maria è il dono di sé, della sua vita, del suo corpo. Non ci si dona integralmente finché non si dona il proprio corpo. Nell'obbedienza alla parola Maria anticipa le parole del Figlio: «Questo è il mio corpo per voi». Cosa c'è di più corporale che il concepimento di un figlio?
Maria accetta questo evento straordinario: non solo portare un bambino nel suo grembo, ma c'è anche una gioia più misteriosa, più profonda, la gioia di portare nel profondo del suo cuore una parola, quella dell'angelo che l'ha visitata. In lei convivono la parola e il Figlio fino a essere una cosa sola. È la parola che porta nel profondo del cuore che le permette di portare il suo bambino nel grembo, con una grazia, una gioia incomparabile. L'angelo non le ha detto soltanto «non temere», ma anche «rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te». Alla gioia di dare la vita si mescola la gioia di sentire il Signore presente nella sua esistenza.
Questa è la storia di Maria in una particolarità irriducibile e, allo stesso tempo, la storia di ognuno di noi, che ha ascoltato la parola di Dio in mezzo al turbamento, alla paura, alla lotta, all'insicurezza e al dubbio, e ha ascoltato le parole: «Il Signore è con te». Ed è un'opportunità per ognuno ascoltare, di entrare in quel rischio, in quella libertà e dire "sì" alla parola di Dio. E questa opportunità ci è donata perché la storia riguarda tanto, se non di più, l'apertura di Dio a noi quanto l'apertura di Maria al piano di Dio e alla salvezza.
Maria si apre e accoglie Dio-tra-noi, l'Emmanuele, ma Dio in Cristo si apre e accoglie anche la vita e l'esperienza umana. Alla radice dell'Annunciazione c'è la nuova, radicale, concreta manifestazione di «Il Signore è con te». Il Dio dell'universo si apre interamente a noi, alla debolezza e alla bellezza dell'umanità. Non c'è accoglienza più grande, non c'è apertura più ampia, non c'è invito più gioioso di questo.
Fare memoria e pregare la Vergine Madre significa anche ricordarsi la domanda di Silesio: «Che mi giova, Gabriele, il tuo salve a Maria, se non hai uguale messaggio per me?». Maria, infatti, più che oggetto di culto è figura esemplare: ognuno generi liberamente la Parola in sé stesso.
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