Quaresima (C) - 2025



Parola che si fa vita


Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

Con la Domenica di Pasqua 2024 è terminata la pubblicazione dei commenti a cura di Camminare insieme.
Continuo la pubblicazione con i commenti alla Parola di papa Francesco.



"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


1a domenica di Quaresima (C) (9 marzo 2025)
Il Signore, Dio tuo, adorerai (Lc 4,8)

2a domenica di Quaresima (C) (16 marzo 2025)
Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo! ( Lc 9,35)

3a domenica di Quaresima (C) (23 marzo 2025)
Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai (Lc 12,9)

4a domenica di Quaresima (C) (30 marzo 2025)
Era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,32)

5a domenica di Quaresima (C) (6 aprile 2025)
Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11)

Domenica delle Palme (C) (13 aprile 2025)
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23,46)



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1a domenica di Quaresima (C) (9 marzo 2025)
Il Signore, Dio tuo, adorerai (Lc 4,8)

Il Vangelo della liturgia di oggi, prima domenica di Quaresima, ci porta nel deserto, dove Gesù è condotto dallo Spirito Santo, per quaranta giorni, per essere tentato dal diavolo. Anche Gesù è stato tentato dal diavolo, e ci accompagna, ognuno di noi, nelle nostre tentazioni. Il deserto simboleggia la lotta contro le seduzioni del male, per imparare a scegliere la vera libertà. Gesù, infatti, vive l'esperienza del deserto appena prima di iniziare la sua missione pubblica. È proprio attraverso quella lotta spirituale che Egli afferma decisamente quale genere di Messia intende essere.
Il diavolo per due volte si rivolge a Lui dicendogli: «Se sei il Figlio di Dio…». Gli propone, cioè, di sfruttare la sua posizione: dapprima per soddisfare i bisogni materiali che sente - la fame -; poi per accrescere il suo potere; infine per avere da Dio un segno prodigioso. Tre tentazioni. È come se dicesse: "Se sei Figlio di Dio, approfittane!". Quante volte succede a noi, questo: "Ma se tu stai in quella posizione, approfittane! Non lasciar perdere l'opportunità, l'occasione", cioè "pensa al tuo profitto". È una proposta seducente, ma ti porta alla schiavitù del cuore: rende ossessionati dalla brama di avere, riduce tutto al possesso delle cose, del potere, della fama.
Ma Gesù si oppone in modo vincente alle attrattive del male. Come fa? Rispondendo alle tentazioni con la Parola di Dio, che dice di non approfittare, di non usare Dio, gli altri e le cose per sé stessi, di non sfruttare la propria posizione per acquisire privilegi. Perché la felicità e la libertà vera non stanno nel possedere, ma nel condividere; non nell'approfittare degli altri, ma nell'amarli; non nell'ossessione del potere, ma nella gioia del servizio.
Il diavolo, che è astuto, usa sempre l'inganno. Ha voluto far credere a Gesù che le sue proposte fossero utili per dimostrare che era davvero il Figlio di Dio.
E vorrei sottolineare una cosa. Gesù non dialoga con il diavolo: Gesù mai ha dialogato con il diavolo. O lo ha cacciato via, quando guariva gli indemoniati, o in questo caso, dovendo rispondere, lo fa con la Parola di Dio, mai con la sua parola. Mai entrare in dialogo con il diavolo: è più astuto di noi. Mai! Essere aggrappati alla Parola di Dio come Gesù e al massimo rispondere sempre con la Parola di Dio. E per questa strada non sbaglieremo.
Con il male, niente compromessi! Con il diavolo, niente dialogo! Con la tentazione non si deve dialogare, non bisogna cadere in quel sonno della coscienza che fa dire: "Ma, in fondo non è grave, fanno tutti così"! Guardiamo a Gesù, che non cerca accomodamenti, non fa accordi con il male. Al diavolo oppone la Parola di Dio, che è più forte del diavolo, e così vince le tentazioni.
Questo tempo di Quaresima sia anche per noi tempo di deserto. Prendiamoci gli spazi di silenzio e di preghiera; in questi spazi fermiamoci e guardiamo ciò che si agita nel nostro cuore, la nostra verità interiore, quella che noi sappiamo non può essere giustificata. Facciamo chiarezza interiore, mettendoci davanti alla Parola di Dio nella preghiera, perché abbia luogo in noi una benefica lotta contro il male che ci rende schiavi, una lotta per la libertà.

(Francesco, Angelus, 6 marzo 2022)


Testimonianza di Parola vissuta

Sabato pomeriggio: sto entrando in chiesa e vedo di spalle sedute sui gradini che danno sul piazzale della chiesa due ragazze di cui una extracomunitaria. Vado a salutarle o no? Mi chiederanno dei soldi? Non le conosco, ma voglio "uscire verso le periferie" e scopro che una è una ragazza di qui che conosco e l'altra una amica della sua stessa età, grossa e obesa, che la fa apparire più adulta. Parlo un po' e ci salutiamo. Dopo qualche tempo me le vedo in chiesa e chiedono di confessarsi.
Lo faccio con gioia mia e loro. Alla messa cantano dopo il vangelo: "Amatevi fratelli come io ho amato voi, avrete la mia gioia che nessuno vi toglierà". È vero: ho amato e provo ancora la gioia per la confessione semplice di queste ragazze.

don Guido

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2a domenica di Quaresima (C) (16 marzo 2025)
Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo! ( Lc 9,35)

Il Vangelo della Liturgia di questa seconda Domenica di Quaresima narra la Trasfigurazione di Gesù. Egli, mentre prega su un alto monte, cambia d'aspetto, la sua veste diventa candida e sfolgorante, e nella luce della sua gloria appaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui della Pasqua che lo attende a Gerusalemme, cioè della passione, morte e risurrezione di Lui.
Testimoni di questo straordinario avvenimento sono gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, saliti sul monte con Gesù. Noi li immaginiamo con gli occhi spalancati di fronte a quello spettacolo unico. E certamente sarà stato così. Ma l'evangelista Luca annota che «Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno» e che «quando si svegliarono» videro la gloria di Gesù. Il sonno dei tre discepoli appare come una nota stonata. Gli stessi apostoli, poi, si addormenteranno anche nel Getsemani, durante la preghiera angosciata di Gesù, che aveva chiesto loro di vegliare. Stupisce questa sonnolenza in momenti tanto importanti.
Leggendo però con attenzione, vediamo che Pietro, Giovanni e Giacomo si assopiscono prima che inizi la Trasfigurazione, cioè proprio mentre Gesù è in preghiera. Lo stesso avverrà al Getsemani. Si tratta evidentemente di una preghiera che si protraeva a lungo, nel silenzio e nel raccoglimento. Possiamo pensare che all'inizio anche loro stessero pregando, fino a quando la stanchezza, il sonno, prevalse.
Il tempo forte della Quaresima è un'opportunità in questo senso. È un periodo in cui Dio vuole svegliarci dal letargo interiore, da questa sonnolenza che non lascia esprimere lo Spirito. Perché tenere sveglio il cuore non dipende solo da noi: è una grazia, e va chiesta. Lo dimostrano i tre discepoli del Vangelo: erano bravi, avevano seguito Gesù sul monte, ma con le loro forze non riuscivano a stare svegli. Questo succede anche a noi. Però si svegliano proprio durante la Trasfigurazione. Possiamo pensare che fu la luce di Gesù a ridestarli. Come loro, anche noi abbiamo bisogno della luce di Dio, che ci fa vedere le cose in modo diverso; ci attira, ci risveglia, riaccende il desiderio e la forza di pregare, di guardarci dentro, e di dedicare tempo agli altri. Possiamo superare la stanchezza del corpo con la forza dello Spirito di Dio. E quando noi non riusciamo a superare questo, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo che ci tiri fuori da questa sonnolenza che ci impedisce di pregare.
In questo tempo quaresimale, dopo le fatiche di ogni giornata, ci farà bene non spegnere la luce della stanza senza metterci alla luce di Dio. Pregare un pochino prima di dormire. Diamo al Signore la possibilità di sorprenderci e ridestarci il cuore. Lo possiamo fare, ad esempio, aprendo il Vangelo, lasciandoci stupire dalla Parola di Dio, perché la Scrittura illumina i nostri passi e fa ardere il cuore. Oppure possiamo guardare il Crocifisso e meravigliarci davanti all'amore folle di Dio, che non si stanca mai di noi e ha il potere di trasfigurare le nostre giornate, di dare loro un senso nuovo, una luce diversa, una luce inattesa.

(Francesco, Angelus, 13 marzo 2022)


Testimonianza di Parola vissuta

A quasi 70 anni la mia vita ebbe una svolta: mio figlio Hermann mi mostrò una vita di fede che non conoscevo e che non ritenevo neanche possibile. Mi ricordo quanto ero confuso quando venne da me con i suoi nuovi amici e insieme mi parlarono di come il dolore sia per il cristiano un modo per poter amare meglio degli altri. Ci pensai a lungo, dopo. E il mio ordine di valori si rovesciò. Cominciai a dare a Dio il posto giusto nella mia vita, il primo. Un nuovo mondo irruppe in me, ebbi l'impressione di aver cominciato una nuova vita: per questo conto gli anni da quel momento in poi. Ero un pessimista, e non senza ragione: la mia vita è stata molto dura. Ora sono diventato ottimista, perché con l'amore ho trovato un "prisma" attraverso cui posso vedere tutto in modo diverso. Credo che il valore del dolore consista nell'aprirci gli occhi all'essenziale; le cose di scarsa importanza passano in seconda linea e Dio è l'unico che può aiutarci. Anche se non porta via il dolore, sa però darci la forza di conservare la speranza e il coraggio.

Paul – Belgio

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3a domenica di Quaresima (C) (23 marzo 2025)
Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai (Lc 12,9)

Il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci parla della misericordia di Dio e della nostra conversione. Gesù racconta la parabola del fico sterile. Un uomo ha piantato un fico nella propria vigna, e con tanta fiducia ogni estate va a cercare i suoi frutti ma non ne trova, perché quell'albero è sterile. Spinto da quella delusione ripetu-tasi per ben tre anni, pensa dunque di tagliare il fico, per piantarne un altro. Chiama allora il contadino che sta nella vigna e gli esprime la sua insoddisfazione, inti-mandogli di tagliare l'albero, così che non sfrutti inutilmente il terreno. Ma il vignaiolo chiede al padrone di avere pazienza e gli domanda una proroga di un anno, durante il quale egli stesso si preoccuperà di riservare una cura più attenta e delicata al fico, per stimolare la sua produttività.
Cosa rappresentano i personaggi di questa parabola? Il padrone raffigura Dio Padre e il vignaiolo è immagine di Gesù, mentre il fico è simbolo dell'umanità indifferente e arida. Gesù intercede presso il Padre in favore dell'umanità e lo prega di attendere e di concederle ancora del tempo, perché in essa possano germogliare i frutti dell'amore e della giustizia. Il fico che il padrone della parabola vuole estirpare rappresenta una esistenza sterile, incapace di donare, incapace di fare il bene. È simbolo di colui che vive per sé stesso, sazio e tranquillo, adagiato nelle proprie comodità, incapace di volgere lo sguardo e il cuore a quanti sono accanto a lui e si trovano in condizione di sofferenza, di povertà, di disagio. A questo atteggiamento di egoismo e di sterilità spirituale, si contrappone il grande amore del vignaiolo nei confronti del fico: fa aspettare il padrone, promette al padrone di prendersi particolare cura di quell'albero infelice.
E questa similitudine del vignaiolo manifesta la misericordia di Dio, che lascia a noi un tempo per la conversione. Tutti noi abbiamo bisogno di convertirci, di fare un passo avanti, e la pazienza di Dio, la misericordia, ci accompagna in questo. Nonostante la sterilità, che a volte segna la nostra esistenza, Dio ha pazienza e ci offre la possibilità di cambiare e di fare progressi sulla strada del bene. Ma la dilazione implorata e concessa in attesa che l'albero finalmente fruttifichi, indica anche l'urgenza della conversione. Il vignaiolo dice al padrone: «Lascialo ancora quest'anno». La possibilità della conversione non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito; altrimenti essa sarebbe perduta per sempre. Pensiamo oggi, ognuno di noi: cosa devo fare davanti a questa misericordia di Dio che mi aspetta e che sempre perdona? Noi possiamo fare grande affidamento sulla misericordia di Dio, ma senza abusarne. Non dobbiamo giustificare la pigrizia spirituale, ma accrescere il nostro impegno a corrispondere prontamente a questa misericordia con sincerità di cuore.
Nel tempo di Quaresima, il Signore ci invita alla conversione. Ognuno di noi deve sentirsi interpellato da questa chiamata, correggendo qualcosa nella propria vita. Dio è Padre, e non spegne la debole fiamma, ma accompagna e cura chi è debole perché si rafforzi e porti il suo contributo di amore alla comunità.

(Francesco, Angelus, 24 marzo 2019)


Testimonianza di Parola vissuta

Dopo una discussione con un vecchio amico, lui, sentendosi offeso, rompe il rapporto con me. Gli scrivo una lettera di scuse: forse ho usato senza volerlo parole poco adatte alla sua sensibilità. Non ottengo risposta. Attraverso amici comuni, vengo a sapere che lui è irremovibile: si è ormai alzato fra noi un muro. Comincio ad avere un certo timore a incontrarlo, e talvolta per strada cambio direzione se lo intravedo da lontano. Finché arriva un sabato sera. Mia moglie ed io decidiamo di cenare al ristorante. Abbiamo già ordinato, quando dalla porta vedo entrare proprio quella persona insieme alla moglie. Appena anche lui si accorge di me, esita, come volesse andar via. Mia moglie ed io ci guardiamo un attimo: ci capiamo al volo. Con un sorriso andiamo incontro alla coppia per invitarla al nostro tavolo. Lui accetta, all'inizio perplesso, ma poi visibilmente contento dell'invito. La serata trascorre serena. È bastato poco perché il rapporto tra noi ritornasse quello di prima, come se nulla fosse mai accaduto.

Renato

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4a domenica di Quaresima (CB) (30 marzo 2025)
Era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15,32)

All'interno dell'itinerario quaresimale, il Vangelo ci presenta la parabola del padre misericordioso, che ha come protagonista un padre con i suoi due figli. Il racconto ci fa cogliere alcuni tratti di questo padre: è un uomo sempre pronto a perdonare e che spera contro ogni speranza. Colpisce anzitutto la sua tolleranza dinanzi alla decisione del figlio più giovane di andarsene di casa: avrebbe potuto opporsi, sapendolo ancora immaturo, un giovane ragazzo. Invece gli permette di partire, pur prevedendo i possibili rischi. Così agisce Dio con noi: ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché creandoci ci ha fatto il grande dono della libertà. Sta a noi farne un buon uso. Questo dono della libertà che Dio ci dà mi stupisce sempre! Ma il distacco da quel figlio è solo fisico; il padre lo porta sempre nel cuore; attende fiducioso il suo ritorno; scruta la strada nella speranza di vederlo. E un giorno lo vede comparire in lontananza. Allora si commuove nel vederlo, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia. Questo figlio le aveva fatte grosse! Ma il padre lo accoglie così.
Lo stesso atteggiamento il padre riserva anche al figlio maggiore, che è sempre rimasto a casa, e ora è indignato e protesta perché non capisce e non condivide tutta quella bontà verso il fratello che aveva sbagliato. Il padre esce incontro anche a questo figlio e gli ricorda che loro sono stati sempre insieme, hanno tutto in comune, ma bisogna accogliere con gioia il fratello che finalmente è tornato a casa. E questo mi fa pensare ad una cosa: quando uno si sente peccatore, si sente davvero poca cosa, o come ho sentito dire da qualcuno - tanti -: "Padre, io sono una sporcizia!", allora è il momento di andare dal Padre. Invece quando uno si sente giusto - "Io ho fatto sempre le cose bene...", ugualmente il Padre viene a cercarci, perché quell'atteggiamento di sentirsi giusto è un atteggiamento cattivo: è la superbia! Viene dal diavolo. Il Padre aspetta quelli che si riconoscono peccatori e va a cercare quelli che si sentono giusti. Questo è il nostro Padre!
La figura del padre della parabola svela il cuore di Dio. Egli è il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura, aspetta sempre la nostra conversione ogni volta che sbagliamo; attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo da Lui pensando di poterne fare a meno; è sempre pronto ad aprirci le sue braccia qualunque cosa sia successa. Come il padre del Vangelo, anche Dio continua a considerarci suoi figli quando ci siamo smarriti, e ci viene incontro con tenerezza quando ritorniamo a Lui. E ci parla con tanta bontà quando noi crediamo di essere giusti. Gli errori che commettiamo, anche se grandi, non scalfiscono la fedeltà del suo amore. Nel sacramento della Riconciliazione possiamo sempre di nuovo ripartire: Egli ci accoglie, ci restituisce la dignità di figli suoi e ci dice: "Vai avanti! Sii in pace! Alzati, vai avanti!".
In questo tratto di Quaresima che ancora ci separa dalla Pasqua, siamo chiamati ad intensificare il cammino interiore di conversione. Lasciamoci raggiungere dallo sguardo pieno d'amore del nostro Padre, e ritorniamo a Lui con tutto il cuore, rigettando ogni compromesso col peccato.

(Francesco, Angelus, 6 marzo 2016)


Testimonianza di Parola vissuta

Con mia moglie e i nostri due figli, sentivamo forte l'esigenza di fare qualcosa per il nostro piccolo paese, schiacciato da tanti problemi: coppie smembrate, ragazze madri, immigrati, povertà e miseria morale. E così il nostro grazioso appartamentino è diventato un centro d'ascolto. In paese sono stati felici di questa iniziativa; anche i parenti e tanti altri sono stati coinvolti nel volontariato. Così sono nate tante possibilità per aiutare alcune persone in difficoltà: l'accoglienza di Sonia, una ragazza madre slava, sostenuta prima e dopo la nascita del piccolo Piero, le cene per le donne ucraine che lavorano nel territorio, una mini-scuola per genitori e la collaborazione con vari giovani per la realizzazione di alcuni progetti in Africa. È piccolo l'appartamento dove abitiamo, ma ormai ospita un piccolo seme di "mondo unito".

T.P – Italia

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5a domenica di Quaresima (C) (6 aprile 2025)
Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11)
Il Vangelo di questa Quinta Domenica di Quaresima presenta l'episodio della donna adultera, mettendo in luce il tema della misericordia di Dio, che non vuole mai la morte del peccatore, ma che si converta e viva. La scena si svolge nella spianata del tempio. Gesù sta insegnando alla gente, ed ecco arrivare alcuni scribi e farisei che trascinano davanti a Lui una donna sorpresa in adulterio. Quella donna si trova così in mezzo tra Gesù e la folla, tra la misericordia del Figlio di Dio e la violenza, la rabbia dei suoi accusatori. In realtà, essi non sono venuti dal Maestro per chiedere il suo parere, ma per tendergli un tranello.
Questa cattiva intenzione si nasconde sotto la domanda che pongono a Gesù: «Tu che ne dici?». Gesù non risponde, tace e compie un gesto misterioso: «Si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra». Forse faceva disegni, alcuni dicono che scriveva i peccati dei farisei… comunque, scriveva, era come da un'altra parte. In questo modo invita tutti alla calma, a non agire sull'onda dell'impulsività, e a cercare la giustizia di Dio. Ma quelli, cattivi, insistono e aspettano da Lui una risposta. Sembrava che avessero sete di sangue. Allora Gesù alza lo sguardo e dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Questa risposta spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola: tutti deposero le "armi", cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù. E mentre il Signore continua a scrivere per terra, gli accusatori se ne vanno uno dopo l'altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato.
Rimasero lì solo la donna e Gesù: la miseria e la misericordia, una di fronte all'altra. E questo, quante volte accade a noi quando ci fermiamo davanti al confessionale, con vergogna, per far vedere la nostra miseria e chiedere il perdono! «Donna, dove sono?», le dice Gesù. E basta questa constatazione, e il suo sguardo pieno di misericordia, pieno di amore, per far sentire a quella persona che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, lei ha una dignità di persona; che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova.
Quella donna rappresenta tutti noi, che siamo peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte. Lui ha scritto nella terra, nella polvere di cui è fatto ogni essere umano, la sentenza di Dio: "Non voglio che tu muoia, ma che tu viva". Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome, e Dio non identifica questo nome con il peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile con la sua grazia.

(Francesco, Angelus, 13 marzo 2016)


Testimonianza di Parola vissuta

Un mio collega aveva commesso un errore che poteva avere delle conseguenze su altri. Un funzionario lo ha rimproverato così violentemente da strattonarlo e buttarlo a terra. Il giorno seguente sono andato a dirgli: «Non ti sembra d'aver esagerato con il collega? Chi non sbaglia nella vita?». Lui, con gli occhi abbassati: «Come si fa a perdonare chi sbaglia? Vorrebbe dire avallare il male». Ho preso dalla tasca il mio piccolo Vangelo e gli ho letto la parabola del padre misericordioso. Lui ha reagito dicendo che, secondo lui, il padre era stato ingiusto: accogliendo il figlio che aveva sperperato tutta la sua parte di eredità, dimostrava di non avere in sé il senso della giustizia. A quel punto gli ho chiesto: «E tu cosa faresti al posto di quel padre?». È rimasto in silenzio a pensarci su. Dopo, accennando con la testa: «Pascal dice che "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" e io come padre agirei secondo il cuore. Cosa sarebbe la società se ci fosse più cuore?». Qualche tempo dopo ho saputo che i due colleghi si sono riconciliati.

J.V.B.

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Domenica delle Palme (C) (13 aprile 2025)
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23,46)

La Liturgia di oggi ci insegna che il Signore non ci ha salvati con un ingresso trionfale o mediante potenti miracoli. L'apostolo Paolo, nella seconda Lettura, sintetizza con due verbi il percorso della redenzione: «svuotò» e «umiliò» sé stesso (Fil 2,7.8). Questi due verbi ci dicono fino a quale estremo è giunto l'amore di Dio per noi. Gesù svuotò sé stesso: rinunciò alla gloria di Figlio di Dio e divenne Figlio dell'uomo, per essere in tutto solidale con noi peccatori, Lui che è senza peccato. Non solo: ha vissuto tra noi in una «condizione di servo»: non di re, né di principe, ma di servo. Quindi si è umiliato, e l'abisso della sua umiliazione, che la Settimana Santa ci mostra, sembra non avere fondo.
Il primo gesto di questo amore «sino alla fine» è la lavanda dei piedi. «Il Signore e il Maestro» si abbassa fino ai piedi dei discepoli, come solo i servi facevano. Ci ha mostrato con l'esempio che noi abbiamo bisogno di essere raggiunti dal suo amore, che si china su di noi; non possiamo farne a meno, non possiamo amare senza farci prima amare da Lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza e senza accettare che l'amore vero consiste nel servizio concreto.
Ma questo è solo l'inizio. L'umiliazione che Gesù subisce si fa estrema nella Passione nella morte di croce, quella più dolorosa e infamante, riservata ai traditori, agli schiavi, ai peggiori criminali. La solitudine, la diffamazione e il dolore non sono ancora il culmine della sua spogliazione. Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell'abbandono, però, prega e si affida: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Appeso al patibolo, oltre alla derisione, affronta l'ultima tentazione: la provocazione a scendere dalla croce, a vincere il male con la forza e a mostrare il volto di un dio potente e invincibile. Gesù invece, proprio qui, all'apice dell'annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell'Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell'odio.
Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi. Egli viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, è la "cattedra di Dio" per imparare l'amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all'egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada. Rivolgiamo lo sguardo a Lui, chiediamo la grazia di capire almeno qualcosa di questo mistero del suo annientamento per noi; e così, in silenzio, contempliamo il mistero di questa Settimana.

(Francesco, Omelia, 20 marzo 2016)


Testimonianza di Parola vissuta

Rimasta vedova, mia figlia si era trasferita da me che ero sola. Dipendevo da lei in tutto: la conduzione della casa, la cura degli altri figli, nipoti e pronipoti che venivano a trovarci… Arrivata alla mia bella età, nonostante i dolori della vita tutto proseguiva serenamente. Finché la morte improvvisa di mia figlia aveva messo a dura prova la mia fede. Sotto lo strazio della perdita, quando alla messa funebre il sacerdote è venuto da me per darmi l'Eucaristia, gli ho detto che non mi sentivo nelle condizioni di riceverla perché ero disperata. Lui mi ha accarezzato, mi ha benedetto e mi ha comunicato ugualmente. Sto vivendo in uno stato di totale incredulità, sono in un mare di domande sul senso di tutto. Non è naturale per un genitore seppellire i propri figli! Contemporaneamente si è svegliato attorno a me l'amore degli altri parenti. A turno mi fanno compagnia e cercano di riempire il vuoto lasciato da mia figlia. Il mio impegno a vivere per loro, ad essere fonte di amore nonostante tutto, mi sostiene e rende meno cruda la ferita che brucia dentro di me.

Elena S. – Italia

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