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Presentazione (Ogni momento è un dono)

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di Enzo Maria Fondi


È difficile trovare un argomento in cui si concentri tanta sapienza umana e spessore soprannaturale. L'attimo presente è un elemento chiave della vita spirituale, sia nel cristianesimo che in altre grandi religioni. Forse perché, di fronte all'inarrestabile flusso del tempo, lo si è scoperto come un argine, una pausa d'arresto, un aiuto o addirittura un toccasana.
Una delle più antiche testimonianze la troviamo nel canone buddista. «Quando gli domandavano perché i suoi discepoli, che conducevano un'esistenza semplice e calma, prendendo un solo pasto al giorno, erano così radiosi: il Buddha rispondeva: "Non si pentono del passato, non si preoccupano del futuro, ma vivono il presente. Ecco perché sono radiosi. Preoccupandosi per il futuro e rammaricandosi per il passato, gli sciocchi inaridiscono, come canne verdi tagliate al sole"»1.
Anche nella tradizione islamica, così fondata sulla sottomissione alla volontà di Dio, ha grande importanza il vivere l'oggi: il presente secondo il volere divino. Dice un «hadith» di Muhammad: «Quando è sera non aspettare il mattino e quando è mattino non aspettare la sera».
Per la grande corrente spirituale del "sufismo" il momento presente aiuta ad essere completamente alla presenza di Dio, nudi e poveri di tutto di fronte a lui. È per questo che i "sufi" sono anche chiamati «i figli del momento presente».
Alla luce della rivelazione cristiana, anche il tempo è visto in una nuova prospettiva. Si moltiplicano nel Vangelo le raccomandazioni a vivere nel presente: «Non preoccupatevi del domani, perché il domani stesso si preoccuperà di sé. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,34); «Non angustiatevi per nulla» (Fil 4,6); «Gettate in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi» (1Pt 5,7).
Alla base di tutto vi è la certezza che c'è un Padre nei cieli che ci ama ed ha cura di noi. Egli sa di cosa abbiamo bisogno e ci segue momento per momento come non potrebbe fare la più affettuosa delle madri.
Così vivere il presente, sicuri dell'amore gratuito di un Padre, è divenuto uno dei cardini della spiritualità cristiana.
La stessa «preghiera del cuore» della spiritualità orientale, e cioè la ripetizione del nome di Gesù, è una maniera per vivere ogni attimo nella lode e nell'amore per Colui che in ogni momento ci colma della sua grazia.
E sono i grandi maestri di vita spirituale, come i mistici e le mistiche di ogni tempo, a scoprire il segreto che si nasconde in questo momento così breve e insignificante della nostra esistenza. Essi sperimentano che l'attimo presente è, per così dire, un sacramento, nel senso che diventa un canale di vita divina. Rujsbroek diceva: «Dio nasce in noi ogni momento», e Francesco di Sales: «In ciascuno dei tuoi momenti, come in un piccolo nocciolo, è racchiuso il bene di tutta l'eternità». La piccola via di Teresa del Bambino Gesù è costellata di illuminazioni sull'attimo presente. «Egli: Gesù - diceva -, mi nutre ogni istante». «Mi sembra che l'Amore mi penetri e mi circondi e che ogni momento quest'Amore misericordioso mi rinnovi». Anche scrittori e pensatori cristiani hanno affrontato l'argomento. C.S. Lewis, nelle sue famose «Lettere di Berlicche», ne dedica una allo spassoso insegnamento di quel diavolo sul come impedire la pratica dell'attimo presente così dannosa ai suoi fini. Per Kierkegaard, l'istante finisce col non avere più una connotazione temporale, ma «costituisce l'accesso all'eternità, la comunione con l'Assoluto, lo sboccio dell'Eterno»2. In una nuova visione filosofica del tempo, ha il suo posto Foresi con la sua «percezione dell'atemporalità del tempo»3. «Soltanto nell'attimo presente - egli scrive - in quanto attimo dell'eterno, posso avere la percezione della realtà e dire così di conoscere atemporalmente», per azione della grazia che fa partecipare, pur nella finitezza e nella temporalità, all'Essere infinito di Dio.
E finalmente arriviamo al nostro testo. Il perché di questa piccola antologia di scritti di Chiara Lubich è presto detto. Non vi è chi, a contatto con la sua spiritualità, non sia stato grandemente aiutato dal vivere il momento presente, così come da lei è stato proposto e illustrato in vari modi. Forte era quindi la richiesta di raccogliere le sue riflessioni e i suoi suggerimenti (come è già stato fatto in edizioni di lingua inglese e tedesca) in un libro di agile consultazione, utile a quanti alle prese con le strettoie e le ambasce della vita, sentissero in qualche modo il bisogno di «fermare il tempo», in una sorta di «time-out» esistenziale, per ritrovare se stessi e il proprio progetto di vita.
Nei pensieri dell'Autrice ritroviamo non solo la tradizione spirituale cristiana, ma anche una nota caratteristica che le aggiunge elementi nuovi e originali. La dimensione atemporale dell'istante vissuto nella volontà di Dio, si staglia forte e precisa. Il suo "carpe diem" non è una tecnica per combattere le ansietà, né soltanto una pratica utile per il progresso spirituale. Non si tratta di strappare un attimo al flusso del tempo, ma di «inchiodarlo nell'eterno», vivendolo nell'amore per Iddio e per i prossimi. Chiara spiega come nel breve trascorrere di un istante si possa raggiungere quella «sazietà di infinito» cui il cuore umano anela: nutrirsi ogni attimo di quel cibo che è la volontà di Dio, fare del tempo, di ogni tempo, «un presente d'Amore».
Come in ogni brano degli scritti di Chiara Lubich, la dimensione comunitaria della spiritualità dà la nota di fondo. E questa è evidente anche in ambiti che sembrano essere appannaggio di una ricerca prevalentemente individuale. Perciò anche in questi scritti troveremo tale aspetto che investe nel profondo la nostra vita spirituale. Chiara propone una vita, nel presente, che abbraccia anche passato e futuro, perché i cristiani - scrive - «amano l'umanità di ieri come quella di oggi e quella di domani», anche se si concentrano nel servizio di quell'unico prossimo che, nell'attimo, è davanti a loro.
Vivere quindi l'attimo presente è, per Chiara, mettere in atto un amore universale ed eterno concentrato nell'oggi. Amare nel singolo l'umanità, fare bene, anzi «con solennità» le piccole cose di ogni giorno (l'«age quod agis» della sapienza latina), perché «tutto è grande per chi è nell'amore», significa avere un cuore libero e pronto ogni momento ad aprirsi verso l'altro.
E quindi, in conclusione, alla scuola dell'attimo presente impariamo anche a fare del tempo un'occasione continua di crescere nell'amore. Perché l'amore, quello vero, concreto, reale, è allergico al passato e al futuro. Lo si può vivere solo qui ed ora, là dove quel dono di Dio, che è ogni attimo di vita, può dilatarsi in dono d'amore per tutta l'umanità.



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1. W. Rahula, L'insegnamento di Buddha, Roma 1996, pp.86-87.
2. S. Kierkegaard, Oeuvres complètes, Paris 1982, t.19, Intr., p.XXIX.
3. P. Foresi, Conversazioni di filosofia, Roma 2001, p. 102.



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A colloquio con i giovani

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



A colloquio con i giovani


Che importa. AmarTi importa!
La voce di Dio
La sola cosa amabile



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Che importa. AmarTi importa!

Il tempo è un lampo e in mano nostra è solo l'attimo fuggente. Radicatelo in Dio e compite, passando, solo opere per il cielo!

Amatelo!
Ascoltate quello che vuole da voi in ogni attimo della vostra vita.
Fate ciò con tutto lo slancio del vostro cuore...
Innamoratevi di Dio, perché innamorarsi di Dio significa innamorarsi della sua volontà.

Se tutta la nostra vita, nell'attimo presente, sarà un Sì alla volontà di Dio ripetuto con eguale intensità, vedremo realmente avverato quello che abbiamo chiesto tanto e tanto desiderato: essere Gesù.

Sono tornata da Trento dove quelle vie, quelle case, quel cielo, ricordavano il grido del nostro cuore di prime Gen3: «Che importa. AmarTi importa!».
Sì, nulla ha valore: né soffrire, né gioire, né lavorare, né conquistare il mondo. Solo l'Amore che mettiamo per Gesù nell'attimo presente della vita, vissuta con solennità, vale.

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3. Gen (Generazione Nuova). Nome col quale si indicano i giovani del Movimento dei Focolari [N.d.E.].


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La voce di Dio

Vuoi imparare ad amare? Ad amare Dio, ad amare i fratelli per Lui?
Non attendere un istante, non pensare troppo, non fermarti a desiderare di amare, ma ama subito nel momento presente. Ed amare significa fare subito, ora, adesso, in questo minuto, la volontà di Dio, non la tua.
La vita non è fatta che di attimi presenti e valgono quelli per chi vuol operare qualcosa.

È il presente che conta, il momento che fugge, che per me, per te, per noi, deve esser colto al volo e vissuto bene, fino in fondo, facendo in quello ciò che Dio vuole da noi: studiare, camminare, dormire, mangiare, soffrire, godere, giocare...
Impara ad ascoltare nel profondo della tua anima la voce di Dio, la voce della coscienza: essa ti dirà ciò che Dio vuole da te in ogni momento.
Te la prendi col tuo prossimo? «Attenzione - ti dice la coscienza -, devi amare tutti, persino i nemici...».
Hai voglia di saltare nell'ora dello studio? «Attenzione - ti dice la coscienza -, giocherai con più gioia dopo, se ora farai perfettamente il tuo dovere». E così via...
Viviamo bene ciò che Dio vuole nel momento presente; e come un punto accanto a un punto fa la retta, momento accanto a momento fa la vita.


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La sola cosa amabile

Esiste una sola cosa bella, amabile, attraente utile, luminosa: ciò che Dio vuole da te nell'attimo presente.

Perdere tutto, tutto, tutto per inabissarci nella volontà di Dio nell'attimo presente. Così avremo Dio solo e Lo ameremo con tutto il cuore. Sì, perché qui in terra è tutto affare di cuore: il cuore ti tradisce, il cuore ti distrae, il cuore ti salva, a seconda di ciò che esso ama.

Dacci d'amarTi, o Dio, non solo ogni giorno di più, perché possono essere troppo pochi i giorni che ci restano; ma dacci d'amarTi in ogni attimo presente con tutto il cuore, l'anima e le forze in quella che è la Tua volontà.



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Vivere il presente

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Vivere il presente


Se viviamo il presente
In Cristo verità
Non il tanto ma il come
Nota di solennità
Lui è la Via
Divina avventura
A ciascun giorno basta la sua pena
La croce quotidiana
Al traguardo finale
Esame
Nelle mani di Dio
Non avere pensieri



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Se viviamo il presente

È vivendo il presente che si possono adempiere bene tutti i nostri doveri.
È vivendo il presente che le croci diventano sopportabili.
È vivendo il presente che si possono cogliere le ispirazioni di Dio, gli impulsi della sua grazia che arrivano nel presente.
È vivendo il presente che possiamo costruire con frutto la nostra santità. Diceva Francesco di Sales: «Ogni attimo viene carico di un ordine e va a sprofondarsi nell'eternità per fissarne ciò che ne abbiamo fatto».
Viviamo, dunque, il presente! Alla perfezione! Ci troveremo alla sera di ogni giorno ed alla sera della vita carichi di opere buone compiute e di 'atti d'amore offerti.


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In Cristo Verità

«Chi è fedele nelle piccole cose lo sarà anche nelle grandi» (Lc 16,10).

Se la Scrittura insegna a far bene le cose piccole, questa è proprio la caratteristica di chi altro non fa, con tutto il cuore, che ciò che Dio gli chiede nel presente.
Se uno vive il presente, Dio vive in lui, e se Dio è in lui, in lui è la carità. Chi vive il presente è paziente, è perseverante, è mite, è povero di tutto, è puro, è misericordioso perché ha l'amore nella sua espressione più alta e genuina; ama veramente Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze; è illuminato interiormente, è guidato dallo Spirito Santo e quindi non giudica, non pensa male, ama il prossimo come se stesso, ha la forza della pazzia evangelica di «porgere l'altra guancia», di «andare per due miglia...» (cf. Mt 5,41).
È nell'occasione spesso di «rendere a Cesare quel che è di Cesare» (cf. Mt 22,21) perché in molti momenti dovrà vivere pienamente la sua vita come cittadino... E così via. Insomma, se chi vive il presente è nella Via e nella Vita, è anche nel Cristo Verità.
E ciò sazia l'anima, che sempre anela a possedere tutto in ogni attimo della sua esistenza.


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Non il tanto ma il come

Per il cristiano non vale il tanto che fa, ma il come lo fa.
Nemmeno Gesù storico ha cambiato il mondo. Anzi, a volte, sembrò fallire. L'importante è adempiere quel piano che Dio ha su di noi, e non di più, e certamente però non di meno.
Lavoriamo al nostro posto, adorando la sua volontà che ci obbliga non solo all'attimo presente nel tempo, ma ad un solo particolare dell'opera che dobbiamo compiere nel mondo.
Certo, se fra noi siamo disuniti, come tanti pezzetti staccati, avremo l'impressione di concludere piuttosto poco. Ma se siamo uniti, quello che fa uno lo si vede in funzione di quanto fanno gli altri. E allora ogni azione sembrerà acquistare ampiezza e respiro, non dico universale - è piccolo l'universo di fronte al Cielo -, ma celeste.
Amiamo dunque quel sorriso da donare, quel lavoro da svolgere, quella macchina da guidare, quel pasto da preparare, quell'attività da organizzare, quella lacrima da versare per Cristo nel fratello che soffre, quello strumento da suonare, quell'articolo o lettera da scrivere, quell'avvenimento lieto da condividere festosamente, quel vestito da ripulire...
Tutto, tutto può diventare strumento per dimostrare a Dio e ai fratelli il nostro amore. Tutto è stato consegnato nelle nostre mani e nel nostro cuore, come il crocifisso al missionario, per l'evangelizzazione che dobbiamo operare nel mondo.


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Nota di solennità

Se qualcuno comincia e ricomincia a vivere bene il presente nella sua vita, t'accorgi che col tempo - anche se non vi ha messo un'apposita intenzione - le sue azioni hanno preso la nota della solennità. Per cui osservi che la vita di quel fratello è poggiata su un unico supporto soprannaturale: l'amore verso Dio. Nello stesso tempo, però, questa nota di solennità caratterizza profondamente ogni sua attività sì da rendere quella esistenza fortemente colorita. E ne segue che la sua fisionomia spirituale va a fuoco con crescente precisione.
Di lui tu puoi dire, ad esempio, che è: immerso in Dio nella preghiera; libero e allegro in compagnia; preciso nel suo dovere; esigente con se stesso; fraterno con tutti; intransigente nella disciplina di chi da lui dipende; misericordioso con chi cade; convinto come roccia del suo nulla e dell'onnipotenza di Dio; insoddisfatto spesso del suo operato, sempre pronto però a sperare e ricominciare.
Ed è proprio questo eterno ricominciare, richiesto dalla vita umana traumatizzata dal peccato d'origine, che aiuta l'anima ad ammantarsi di quel qualcosa di continuo, pur nella varietà delle azioni. E ciò profuma di santità; dapprima poco, poi sempre di più.
Perché santo è colui che non vive più in sé, nella propria volontà, ma trasferito in Altra.


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Lui è la Via

Non capiremo mai abbastanza il valore del vivere l'attimo presente.
Il fatto è che, se vivo il presente, con me è Dio nella sua volontà su di me in quel momento e nella sua grazia attuale. Se non lo vivo, Dio non è con me ed io non sono con Lui.
Spesso ci affanniamo a cercare strade per arrivare a Lui, per essere più buoni, per farci santi.
Ma a che cercare strade se la Via è Lui (cf. Gv 14,6) ed Egli sta lì - Eterno Presente - ad attendere che in ogni momento della vita, che ci è data, possa entrare in collaborazione con noi per operare con ed in noi, e farci compiere opere degne di figli di Dio?
Se di prove abbiamo bisogno, se di schianti e di dolori e di mortificazioni e d'agonie sentiamo l'esigenza per rompere con questo quieto e noioso vivere umano, per arginare la corsa nella comune corrente del mondo e risalire alle vette pure del divino, Egli saprà presentarsi nel presente, sotto le dolorose e inevitabili circostanze della vita, sotto le leggi perenni ed immutabili della Chiesa, che ripete con Cristo in mille maniere: «Rinnega te stesso e prendi la tua croce» (cf. Mt 16,24).
Insomma, la vita sarebbe semplice. Siamo noi a complicarla.
Basterebbe incastonarci bene nel presente con tutte le sue gioie, i suoi imprevisti, le sue fatiche, i doverosi impegni: e tutto scorrerebbe da sé come se fossimo portati da un potente razzo verso l'eternità beata.


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Divina avventura

Oggi molti uomini delineano da se stessi il proprio programma di vita, ma esso è sempre piatto e unicamente terreno.
Programmare di adempiere nel corso della vita non la propria, ma la volontà di Dio, è prepararsi a fare della nostra esistenza una meravigliosa divina avventura.
Chi ha fatto questa esperienza, e sono milioni e milioni di persone, sa quali straordinarie sorprese essa riservi. Facendo la sua volontà momento per momento, il Signore risponde al nostro amore con il suo.


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A ciascun giorno basta la sua pena

«Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 34).

Il Signore, che non fa mai economia, quando si tratta di misurare il dolore, dice: «A ciascun giorno basta la sua pena».
E siccome Egli non inganna, adattandoci noi - per far la sua volontà - a pensare solo alle cure di oggi, succederà che le preoccupazioni, che pensavamo di trovare domani, spesso non esisteranno più.


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La croce quotidiana

Si può notare, vivendo il presente, che - se lo si vive bene - è sempre possibile attuare le parole del Cristo: «Prendi la tua croce» (cf. Mt 16,24). Quasi ogni momento ha la sua croce: piccoli, minimi o grandi dolori spirituali o fisici che accompagnano la nostra vita nel presente. Occorre «prenderle» queste croci; non cercare di dimenticarle rifugiandosi in una vita non impegnata.
Ed anche quando tutto fosse salute e gioia, è consigliabile, pur essendo grati a Dio, viverne staccati e non ripiegarsi avidamente sul dono, anziché sul Donatore, rimanendo poi tristi, col vuoto nell'anima.


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Al traguardo finale

Quando si ha un impegno futuro, si è perfettamente tranquilli solo se si è ben preparati.
Ciò farebbe capire che anche il tremendo impegno della partenza finale da questa vita perderebbe la sua gravità se fossimo ad essa preparati.
Come? Quando stiamo vicino a chi sta morendo, l'amore ci spinge sempre a dare questo consiglio: vivi il momento presente. Così facendo ogni cosa sembra possibile e sopportabile, come diceva santa Teresa del Bambin Gesù, e ci si prepara nel miglior modo alla nuova volontà di Dio.
E allora, perché non facciamo così sin d'ora?
Non sarà, forse, questa la migliore preparazione che può annullare in noi ogni timore? Cominciamo, dunque, da adesso e non smettiamo mai di vivere il presente finché ci si imbatterà in quel momento da cui dipende l'eternità.
Con esso, col presente, si vivono uno dopo l'altro tutti gli aspetti della nostra vita cristiana.
Così, abituandoci a vivere il presente, potremo, con la grazia di Dio, uguagliare i nostri fratelli partiti ed essere d'una qualche utilità ai piani di Dio sull'umanità.


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Esame

Vivendo perfettamente l'attimo presente, ogni nostro pur piccolo atto si riveste di solennità e alla sera esso rimane nella memoria come un dolce ricordo di un fatto compiuto perfettamente. Ciò che si avverte invece compiuto imperfettamente, lo si mette nella misericordia di Dio perché lo rettifichi.
Certo che, con questa visione della vita, l'esame di coscienza serale è facilitato in tutti i dettagli. Esso assume un'enorme importanza, come è importante l'esame al tramonto della vita terrena e, sotto un certo aspetto, lo è anche di più. Perché dopo quest'ultimo non ci sarà più rimedio, mentre dopo ogni esame della giornata c'è la possibilità - se Dio ce la dà - di vivere ancora e di ridare l'esame la sera seguente con esito migliore, accettando e sfruttando anche il dolore di tutte le imperfezioni delle giornate passate.


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Nelle mani di Dio

Tante volte molti pensieri ci tormentano considerando ciò che potrà avvenire... Ma «a ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,34): domani si volta pagina per la pena di domani!
E non c'è mai motivo di turbarci, perché tutto è nelle mani di Dio ed Egli non permetterà che si compia nient'altro che la sua volontà, che è sempre per il nostro bene.


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Non avere pensieri

Dobbiamo essere "spensierati" perché figli di Dio. I figli di Dio non hanno pensieri. Solo quando non avremo pensieri (cioè quando siamo distaccati dal nostro modo di pensare), la nostra mente sarà tutta aperta e riceverà costantemente la Luce di Dio, e sarà canale.
Così dobbiamo essere senza volontà (volontà nostra nel senso possessivo della parola) per avere la capacità della volontà di Dio.
E senza memoria per ricordare solo l'attimo presente e vivere "estatici" (fuori di noi).
Senza fantasia per vedere il paradiso anche con la fantasia, ché il paradiso è il Sogno dei sogni



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Ascetica del presente

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Ascetica del presente


Nel treno del tempo
Non pensando a sé
Perché Lui risorga in noi
Essere "amore" nel presente
Saper perdere
Come su un'altalena
Ginnastica meravigliosa
Costruire per l'altra vita



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Nel treno del tempo

Durante i primi tempi del Movimento, la vita poteva mancarci da un momento all'altro, perché non eravamo ben riparate dai bombardamenti. Essendoci allora chieste: quando dobbiamo amare Dio facendo la sua volontà? abbiamo subito capito: ora, adesso, perché non sappiamo se avremo il dopo.
L'unico tempo che avevamo nelle nostre mani era il momento presente. Il passato era già passato, il futuro non sapevamo se ci sarebbe stato. Si diceva: il passato non è più, mettiamolo nella misericordia di Dio. Il futuro non è ancora. Vivendo il presente, si vivrà bene anche il futuro quando diverrà presente.
Com'è sciocco - si commentava - vivere nel passato, che non torna, o in un futuro che forse non sarà mai ed è per ora imprevedibile!
Si faceva l'esempio del treno. Come un viaggiatore per arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro nel treno, ma sta seduto al suo posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da sé.
E presente dopo presente saremmo arrivate al momento dal quale dipende l'eternità.
Amando la volontà di Dio nel presente con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze, avremmo potuto adempiere, per tutta la nostra esistenza, il comando di amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze.


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Non pensando a sé

Far d'ogni ostacolo una pedana di lancio, non "sopportare" la croce, qualsiasi volto essa abbia, ma attenderla ed abbracciarla minuto per minuto come fanno i santi.
Dire quando arriva: «Questa volevo, Signore!».
E, detto di sì al Signore, l'anima deve vivere con pienezza il momento che segue, non pensando a sé, al suo patire, ma a quello degli altri, o alle gioie degli altri che deve condividere, o ai pesi degli altri che deve portare con essi, o all'adempimento dei propri doveri sui quali, per volontà di Dio, onde siano elevati a continua preghiera, va riversata l'attenzione di tutta la mente, l'affetto di tutto il cuore, tutta la vigoria della propria forza.
È questo il piccolo segreto col quale si costruisce, mattone su mattone, la città di Dio in noi e fra noi. E ci inserisce, già dalla terra, nella divina volontà che è Dio, eterno presente.


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Perché Lui risorga in noi

È così la perfezione cristiana: rinuncia e croce. Sono parole dure, ma lo sappiamo che il Santo Viaggio2 è impegnativo. E poi, questo è il cristianesimo: vivere la morte di Gesù perché Lui risorga in noi, momento per momento. Quindi, potare l'uomo vecchio, perché l'albero della nostra vita non rimanga un cespuglione inutile, ma dia frutti saporiti. Non vogliamo attendere soltanto l'ultimo momento per offrire a Dio la nostra morte quando essa sarà ormai inevitabile. L'amore per Lui ci dice di morire, col suo aiuto, giorno per giorno per risorgere giorno per giorno, momento per momento.

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2. Il cammino spirituale verso la perfezione (cf. Sal 83 [84], 6: «Beato l'uomo che pone la sua fiducia in Te e decide nel suo cuore il santo viaggio») [N.d.E].


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Essere "amore" nel presente

Nelle varie spiritualità che hanno abbellito la Chiesa attraverso i secoli, molti sono stati i modi suggeriti dallo Spirito Santo per insegnare ai cristiani ad annullarsi: vi sono coloro che s'impegnano costantemente a rinnegare se stessi, a mortificazioni anche grandi, altri che tendono al cosiddetto "nada" (niente), niente di tutti gli appetiti (cioè i desideri), ecc.
Noi, pur tenendo presente il dovere della rinuncia, dobbiamo seguire una via particolare: trovare il nulla di noi pensando a Dio e alla sua volontà, e al prossimo vivendo in noi le sue ansie, le sue pene, i suoi problemi, le sue gioie.
Sì, amando.
Se siamo "amore" sempre, nel presente, noi, senza che ce ne accorgiamo, siamo per noi stessi nulla.
E perché viviamo il nostro nulla affermiamo con la vita la superiorità di Dio, il suo essere Tutto.
Nello stesso tempo però, perché siamo nulla nel presente essendo amore, Dio ci fa subito partecipi di Lui, e allora siamo "niente" per noi stessi e "tutto" a causa di Lui.
E quindi facciamo sempre nostra la volontà di Dio: quella che conosciamo ed abbiamo programmata, e quella imprevista, che si manifesta giorno per giorno, ora per ora.
Così facendo non sarà solo la nostra preghiera a dirGli: «Tu sei tutto, io sono nulla», ma lo griderà la nostra stessa vita.


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Saper perdere

Fare la volontà di Dio, solo quella e non altro. E ciò significa fare bene, per intero, ogni momento, quell'azione che Dio ci chiede. Essere tutti lì in quell'opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni... che riguardano altro. Parlare, telefonare, ascoltare, aiutare, studiare, pregare, mangiare, dormire, senza curarci di nient'altro; fare azioni intere, pulite, con tutto il cuore, la mente e le forze. È questo il modo di amare Dio.


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Come su un'altalena

Bisogna "arrendersi" alla volontà di Dio.
Perché se ci si arrende, senza resistenza, la grazia attuale che abbiamo per vivere l'attimo presente funziona. E funziona sotto forma di ispirazione, di sprone alla volontà, la illumina e la entusiasma. Ho visto come bisogna veramente "arrendersi", nel senso che bisogna staccar l'ultimo filo della nostra volontà e abbandonarsi completamente come avviene su un'altalena, quando, mollato da una parte, uno va tutto dall' altra.


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Ginnastica meravigliosa

Fermiamoci un momento. Osserviamo come il tempo cammina. Mettiamoci bene nel presente e compiamo la volontà di Dio, perdendo decisamente la nostra, sacrificando tutto ciò che abbiamo in cuore o nella mente, ma che non riguarda il presente. Può essere un ricordo anche vivissimo, un'idea, un desiderio, un sentimento anche profondo, una cosa, una persona ... Applichiamo cuore, mente e forze solo alla volontà di Dio. Così amiamo veramente Dio, con tutto il cuore, la mente, le forze: Dio, il nostro Ideale.
È una ginnastica meravigliosa: è un morire ogni volta per sempre rinascere. È la principale penitenza che il Cielo ci domanda oggi.


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Costruire per l'altra vita

Qualche volta, per la stanchezza, non si vede l'ora che finisca una certa cosa. Ma se ci si ricorda che bisogna vivere l'attimo presente, si arriva al fondo tutti sollevati. Perché se ci si concentra sull'attimo presente, si è come portati. E ogni attimo si costruisce, per l'altra vita.



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Voci di grandi cristiani

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Voci di grandi cristiani


Nei suoi scritti sull'attimo presente, Chiara Lubich si riferisce molto spesso a osservazioni ed esperienze di grandi testimoni cristiani di ogni epoca, di cui diamo qui di seguito una piccola scelta di testi.




Ogni giorno un nuovo inizio
L'eterno binario
Rimanere nel presente
Non ho che l'oggi
Una consegna
Il sacramento del presente
Presente e futuro
Solo il presente ci appartiene



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Ogni giorno un nuovo inizio

«Egli stesso non si ricordava del tempo trascorso, ma giorno dopo giorno, come un principiante nell'ascesi, si sforzava maggiormente per progredire, ripetendosi continuamente il detto di san Paolo: "Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta" (Fil 3,13-14). Egli si ricordava anche della parola di Elia: "Vive il Signore, davanti al quale io mi tengo oggi" (1Re 18,15)».
(Atanasio, Vita di Antonio)4


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4. Atanasio, Vita di Antonio, 7, in L. Bouyer, Spiritualità dei Padri, Bologna 1968, pp. 226-227.



L'eterno binario

Diceva santa Caterina: «Non aspettate il tempo a cercare la salute vostra, però ché il tempo non aspetta voi»5. E queste, come altre, sono frasi che non si debbono dimenticare. Amiamo Dio nel momento presente, compiendo con tutto il cuore la sua volontà.

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5. Santa Caterina da Siena, Epistolario, I, cit., p. 522.



Rimanere nel presente

«Adesso quel che è andato è andato, non cercare il passato, ma sta' col presente e guarda sempre avanti per vedere le virtù che devi praticare per divenir santa, presto santa e gran santa»6.
(Francesca Saverio Cabrini)


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6. Lettera 4, in Lettere di santa Francesca Saverio Cabrini, Milano 1968, p. 16.



Non ho che l'oggi

«Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all'attimo che passa. Un attimo è un tesoro...» 7.
«La mia vita è un baleno, un'ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi!» 8.
«Di minuto in minuto si può sopportare molto»9.
«Non ho che la sofferenza del momento. Se pensiamo al passato o all'avvenire, perdiamo il coraggio, e ci disperiamo»10.
«Non è come le persone che soffrono del passato o che soffrono dell'avvenire. Io soffro nell'attimo presente. Perciò non è gran cosa»11.
(Teresa di Lisieux)


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7. Santa Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, Roma 1970, p. 486.
8. Ibid., p. 818.
9. Ibid., p. 325.
10. Ibid., p. 362.
11. Teresa di Lisieux, Pensieri, Roma 1977, pp. 194-195.




Una consegna

«Io devo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, eseguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare bene quell'azione e al buon esito di essa sia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo o al prima»12.
(Giovanni XXIII)


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12. Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, Roma 1965, p. 140.



Il sacramento del presente

«I doveri di ogni istante sotto le loro oscure apparenze nascondono la verità del divino Volere, essi sono come il sacramento del momento presente»13.
(Raïssa Maritain)


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13. Diario di Raïssa, a cura di J. Maritain, Roma 1968, p. 146.



Presente e futuro

«Finora ci era sembrato che fosse un diritto inalienabile della vita umana quello di poter progettare un piano di vita, sia dal punto di vista professionale che individuale. Ma le cose sono cambiate. Dalla potenza delle circostanze siamo stati cacciati in una situazione nella quale dobbiamo rinunciare a "pensare al domani" (Mt 6,34)... La forzata rinuncia a pianificare il futuro significa per i più l'irresponsabile, leggera o rassegnata limitazione al momento... Ci rimane soltanto lo stretto sentiero, spesso ancora da scoprire, di prendere ogni giornata come fosse l'ultima e di vivere con fede e senso di responsabilità, come se ci attendesse ancora un grande futuro»14.
(Dietrich Bonhöffer)


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14. D. Bonhöffer, Resistenza e resa, Milano 1969, pp. 71-72.



Solo il presente ci appartiene

«Non ci atteniamo mai al presente. Anticipiamo l'avvenire come troppo lento a giungere, quasi per affrettare il suo corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo fugace; siamo così imprudenti che vaghiamo nei tempi che non sono nostri e non pensiamo al solo che realmente ci appartiene»15.
(Pascal)


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15. Cf. Ch. Lubich, Santità di popolo, Roma 2001, pp. 100-101.





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Pagine di diario

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Pagine di diario


SEMPRE IN FESTA

9 novembre 1965
22 febbraio 1969
12 aprile 1970
22 maggio 1972
3 febbraio 1981
4 marzo 1981
24 maggio 1981


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(9 novembre 1965)

Ricominciare. Ecco la parola che deve dominare la mia giornata: ricominciare.
E non è quando tutto scorre bene che vanno bene le cose, ma quando - tristi o gioiosi, in salute o in malattia - offriamo ogni cosa al Signore, cercando di esser un altro Lui.
La frase paolina: Non faccio altro che dimenticare quello che ho dietro alle spalle e slanciarmi sempre in avanti per avvicinarmi alla meta (Fil 3,13), è meravigliosa: ogni parola va profondamente gustata.
C'è infatti chi dimentica il passato, ma non si slancia, ed alla meta nemmeno pensa.
C'è chi dimentica il passato e ricomincia sempre ... Ma chi dimentica, si slancia allo scopo di avvicinarsi alla meta, è solo il santo, come san Paolo, nel cui animo si sente un inconsueto carisma.
Tentiamo anche noi di fare così.


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(22 febbraio 1969)

«Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e portar a compimento l'Opera Sua».
Così Gesù ai discepoli dopo aver parlato alla samaritana.
È proprio un cibo il far la volontà di Dio. Se vogliamo che Gesù sia in noi Vita, dobbiamo ogni attimo nutrirci di questo cibo. La Vita esige cibo come ogni vita.


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(12 aprile 1970)

Rimanete in me ed io rimarrò in voi (cf. Gv 15,4). Questo è ciò che succede all'anima se essa rimane inchiodata nella volontà di Dio nell'attimo presente.
Dio non ci chiede di correre, ma di "rimanere". E ciò è divino, è stupendo, è un essere come Dio: eterno moto ed eterna quiete (se si possono usare così povere parole per lui), perché è l'Amore.
Se invece rimarrete in me e le mie parole rimangono in voi, quello che chiedete vi sarà fatto (cf. Gv 15,7). Ecco un altro enorme guadagno del rimanere in Gesù: ottenere.
Quante volte il cuore è pieno di preoccupazioni e ti senti pesare tutto sulle tue piccole spalle.
E allora? Ecco la soluzione, ogni soluzione: chiedere e ottenere. Ma si ottiene se si rimane in Lui nel presente.
E si ottiene tutto, infinite cose mentre noi ci dedichiamo ad una sola.
Dice ancora Gesù: Senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).
È questo che dobbiamo metterei bene in mente: fuori dell'attimo presente, il nostro correre è vano; è tutto ciò che dice san Paolo di quello che si può fare, anche apparentemente, di bene e di eroico, ma senza la carità: cembalo risonante.


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(22 maggio 1972)

«Dio infonde nell'anima la sua grazia e il suo amore in proporzione alla volontà e all'amore di essa» (Giovanni della Croce).
Se è così, Signore, dammi una fortissima volontà ed un ardentissimo amore.
Mi ritorna da qualche tempo nell'anima il tuo suggerimento: vivere il presente con solennità. Era stato, in un periodo, come l'apice della vita spirituale.
Ora torna e, se sei tu che me la ispiri, perché non devo tenerne conto?
Se vivo con solennità il presente, allora, l'ho capito stamane, ci sarà sempre in me quel senso del sacro che deve accompagnare la mia persona e che - partendo dal cuore mio innamorato del mio Sposo - deve informare tutto il mio essere. E tutto sarà "raccoglimento", appunto come si pensa Maria, ché, diversamente, non è più lei.
Perciò: un solenne amore per Gesù abbandonato nel presente, nell'ascoltare il prossimo, nel parlare con esso, nel lavorare, nel pregare... tutto con la massima semplicità.


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(3 febbraio 1981)

Mi tiene occupata in questi giorni un grande desiderio: esser la gloria di Dio, esser la sua gioia. E so che lo posso: basta che faccia - attimo dopo attimo - la sua volontà.
Sì, Gesù deve avere in terra la sua gloria, la sua gioia. E l'avrà in noi che - anche se non lo sappiamo - facciamo la sua volontà.
Sì, perché, per dar gloria a Dio e dirGli che Egli è tutto, occorre essere niente, annientandoci, facendo non la nostra, ma la sua volontà.
Poter dar gloria a Dio ogni attimo! È stupendo! E lo posso.
Poter essere la sua gioia ogni attimo! Meraviglioso, e lo possiamo!


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(4 marzo 1981)

È uno spreco quello che faccio della mia esistenza se non la centellino vivendo il presente. Ho ancora la vita e quindi la possibilità d'amarLo. Che faccia con perfezione la sua volontà e tutto sarà fatto.
Questo, dunque, oggi: centellinare con perfezione.


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(24 maggio 1981)

Vivendo un po' il proposito di esser sempre in festa perché faccio la volontà di Dio, ho compreso che questa festa ha un prezzo: esser la volontà di Dio del presente potando, tagliando radicalmente tutto ciò che non è volontà di Dio in quell'attimo. Voltar decisamente pagina; far l'attuale volontà di Dio senza nemmeno il ricordo della precedente. Esser tutta lì nella volontà di Dio. Sì, perché, così facendo, è una potatura continua con un gettito di vita continuo che nel soprannaturale si manifesta come gettito di gioia. Gioia zampillante per me e per quanti incontro.



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Il tempo e l'eternità

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Il tempo e l'eternità


C'è una dimensione del presente, sconosciuta e misteriosa ma ugualmente reale per chi come Chiara, guarda alle "cose di lassù" per attuarle sulla terra.
È la dimensione verticale che aggancia il tempo all'eternità e ne fa cosa preziosa.
Ma v'è anche la dimensione escatologica in cui si può cogliere il valore del tempo nella prospettiva dell'eternità, e cioè di quei "cieli nuovi e terre nuove" in cui nulla si perde della creazione, ma tutto è trasfigurato dal "lumen gloriae".
Ed è precisamente con due pensieri inediti che si conclude questa raccolta, due pensieri che danno più di ogni altro la chiave di lettura (e di vita) dell'attimo presente nella sua dimensione verticale ed escatologica. E ci fanno intuire quale ricchezza spirituale si può attingere e quali orizzonti si intravvedano in quel baleno di luce che può essere un breve momento della nostra vita.




Guardando alle cose di lassù


Se si vive l'attimo presente e s'esprime in Amore, il presente risulta Amore: atto d'Amore. Siamo atto d'Amore vivo come è Dio. Noi dunque Amore. L'attimo vissuto Amore, che parte da noi e va a Dio. Dio Amore. Tre, Uno. Trinità fra terra e Cielo. Terra legata al Cielo dal nostro atto d'Amore. Un sol tempo: un presente d'Amore.


Anche nell'Eternità avremo un passato, un presente ed un futuro, ma saranno in unità. Tutto concentrato nel presente nel quale, oltre la beatitudine di esso, si avrà il ricordo (= do nuovamente al cuore) del passato, il quale non sarà ricordo ma rinnovazione; ed il sogno del futuro che non sarà sogno ma realtà. Per cui l'Eternità non terminerà mai perché trinitaria e sarà un attimo perché unitaria: Eterno Presente.



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In dialogo

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



In dialogo


Guardando a Maria
Vivere per la Chiesa
Per raggiungere l'unione con Dio
In vista dell'incontro finale
Saggezza cristiana



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Guardando a Maria

In Maria, la Madre di Gesù, vediamo un modello di obbedienza. Come imitarla nel fare la volontà di Dio?

L'obbedienza è soprattutto lasciar fare a Lui, accettare momento per momento quello che viene dalla sua volontà. Quindi, non farci un programma ma abbandonarci completamente a Lui per realizzare il suo progetto d'amore su ciascuno di noi.
La Madonna si è abbandonata all'avventura divina e per il suo "sì" Dio è venuto nel mondo e si è aperto per noi il Paradiso.


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Vivere per la Chiesa

Come possiamo noi, che ogni giorno abbiamo i nostri piccoli problemi da risolvere, vivere per la Chiesa?

Si vive per la Chiesa facendo la volontà di Dio là dove Lui ci mette.
Anche la Madonna, nelle faccende quotidiane faceva la volontà di Dio, al servizio di Gesù e perciò della Chiesa che sarebbe nata.
Immersi nella volontà di Dio, attimo per attimo, siamo immersi in Dio. E per chi è in Dio, nella carità, ogni lavoro, ogni mossa è grande, dagli orizzonti vasti. Tutto è grande per chi è nell' amore. Tutto è piccolo per chi è fuori dell' amore.


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Per raggiungere l'unione con Dio

Soffro perché credo di non aver mai raggiunto l'unione con Dio.

Per arrivare ad un'unione con Dio, "sentita", almeno con i sensi dell'anima, occorre imparare a fare bene la divina volontà nel momento presente.
Se siamo generosi con Dio, la sua luce entra man mano nella nostra mente, il suo amore nel nostro cuore, e noi riusciamo a "sentire" la sua soave, pacifica e piena presenza, fino ad arrivare al punto da avvertirla quasi costantemente in noi.
Devi impegnarti bene su questo punto: essere sempre la volontà di Dio viva nell'attimo presente.


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In vista dell'incontro finale

Come far sì che, nel mio incontro finale con Gesù, io sia quello che Lui ha pensato?

Il modo migliore sarebbe quello di immergersi nell'attimo presente, vivere il presente intensamente con quella solennità che significa far le cose senza fretta, con perfezione. Far tutto per Gesù, e dirgli «Per Te», offrendogli sempre, quell'azione, quel dolore, quella gioia di vivere bene, momento per momento. Questa, secondo me, sarebbe la ricetta per prepararsi all'incontro finale con Lui.


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Saggezza cristiana

Quale il criterio per vivere bene la volontà di Dio?

La volontà di Dio va vissuta nel momento presente della vita: è nel presente che dobbiamo rimanere nel raggio di quella volontà, diverso per Ciascuno.
All'inizio, durante i primi mesi e i primi anni, sarà facile uscire dal raggio e ritornare nel buio della nostra volontà. Ma non è il caso di meravigliarsi.
Saggio è non perder altro tempo nell'avvilimento e nella contemplazione delle proprie debolezze, e ritornare sempre, subito nel raggio di sole. È un'ascetica questa, e ha bisogno d'allenamento.
La volontà di Dio sarà sempre varia. Alle volte sarà espressa dai doveri del proprio stato, .altre dalle circostanze gioiose indifferenti o dolorose nella vita nostra o dei fratelli, altre ancora da un comando o consiglio evangelico, altre dall'insegnamento della Chiesa, altre dalle umili cose che dobbiamo fare ogni giorno per sostentarci, vestirci, tener bene la casa o l'ufficio e così via. Altre volte sarà espressa ancora dalle ispirazioni.
Sforzandoci di vivere sempre la volontà di Dio nel presente, la voce di Dio, che ogni cuore custodisce, si farà sentire sempre più forte e sarà più facile percepirla e sapere quindi quello che dobbiamo fare.


E se non riuscissimo a vedere chiaramente cosa fare?

Se qualche momento fossimo in dubbio su qual è la volontà di Dio su di noi, fra due azioni indifferenti (le cattive Dio non le vuole mai) dobbiamo senza indugio sceglierne una, dicendo al Signore nel cuore: se sbaglio rimettimi sulla strada giusta. Ed Egli, che è amore, lo farà.
Così camminiamo per anni, per quanti anni o mesi o giorni Dio ci dona, sostenuti dalla grazia santificante e da quella attuale che aiuta proprio l'azione del momento presente. Cristo vivrà in ciascuno di noi per spazi sempre più lunghi, finché coprirà con la sua vita l'intera nostra giornata. Allora si potrà arrivare a dire: non son più io che vivo, è Cristo che vive in me. E questa è la santità.
Quante volte molti desiderano farsi santi, ma non sanno come imbroccare la strada.
Ecco una via alla santità buona per tutti.
La volontà di Dio nel presente.



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Ancorati all'eterno

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Ancorati all'eterno


Come farsi santi?
Solidali con tutti
Opere che durano
Il vero senso del tempo
Dove più mai può tramontare il sole
Coi piedi per terra
La casa che si edifica di qua
Come fosse l'ultima



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Come farsi santi?

Accade spesso che le anime siano attratte dall'idea della santità. E forse è proprio la grazia di Dio che le lavora, suscitando un simile desiderio.
La considerazione della preziosità d'un santo, l'influenza della sua personalità nel suo secolo, la rivoluzione ampia e continua che egli apporta nel mondo, sono spesso combustibili primi alla fiamma di questo anelito.
Ma alle volte l'anima, che ne è così dolcemente tormentata, si trova di fronte ai santi come di fronte ad un valico insuperabile o ad un muro impossibile a sfondarsi.
«Come si fa a farsi santi?» - ci si domanda. «Quale la misura, il sistema, le pratiche, la via?».
«S'io sapessi che basta la penitenza, mi flagellerei da mane a sera. Se conoscessi che occorre l'orazione, pregherei notte e giorno. Se fosse sufficiente la predicazione, vorrei percorrere città e paesi, senza darmi tregua, per dir a tutti la parola di Dio... ma io non so, non conosco la strada».
Ogni santo ha una sua fisionomia, ed essi si distinguono l'un dall'altro come i più vari fiori d'un giardino…

Ma forse una via c'è: buona per tutti.
Forse non occorre cercare la propria strada, non tracciarsi un disegno, non sognare programmi, ma inabissarci nel momento che passa e adempiere in quell'attimo la volontà di Colui che s'è detto «Via» per eccellenza. Il momento passato non è più; quello futuro forse non sarà mai in nostro possesso. Sicuramente Dio lo possiamo amare nel presente che ci è dato. La santità si costruisce nel tempo.
Nessuno conosce la propria, né spesso quella altrui, finché è in vita. Solo quando l'anima ha fatto il suo corso, ha dato la sua prova, essa rivela al mondo il disegno che Dio aveva su di lei.
A noi non resta che costruirla attimo per attimo, corrispondendo con tutto il cuore, l'anima, le forze, all'amore che Dio ci porta, personale, come Padre nostro celeste, pieno, come la larghezza della carità d'un Dio.


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Solidali con tutti

Si ha l'impressione a volte - e di ciò noi cristiani siamo spesso accusati - che, vivendo la nostra fede con coerenza e cioè in vista della Vita che verrà e in attesa della morte che le sarà porta, si conduca un'esistenza un po' disimpegnata dalla terra, dagli interessi di questo mondo, che significano molto spesso il bene dell'umanità.
La realtà è che, se si vive sempre nella profonda consapevolezza di non sapere «né il giorno, né l'ora», ci si concentra più facilmente nell'oggi che ci è dato, nell'affanno del giorno, nel presente che la Provvidenza ci offre da vivere. E in quello si accolgono e si vivono, con tutto il nostro essere, gioie e dolori, fatiche e risultati.
Ecco che in tal modo la vita di questa terra è veramente vissuta. Mentre, al contrario, senza la prospettiva che da qui prima o poi ce ne dobbiamo andare, si mena sovente un'esistenza superficiale, con sottofondo di illusioni, di sogni, di qualcosa a cui si tende sempre e che mai forse si realizzerà.
Questo vivere il presente inoltre non è che faccia dimenticare il futuro terreno o tarpi le ali nel far progetti per il bene nostro e degli altri: dei figli, della famiglia, della comunità in cui siamo inseriti, dell'umanità.
Questo vivere il presente non è nemmeno che faccia obliare il passato col suo patrimonio di pensiero, di eroismi, di conquiste.
I cristiani infatti, se sono tali, non possono non aver in cuore l'amore verso tutti gli uomini. Questa è la loro natura, la loro prerogativa; sublimati a figli di Dio, possiedono l'amore per eccellenza, lo stesso amore che Cristo ha per il Padre: la carità.
Per essa i cristiani si sentono inseriti in tutta l'umanità come piccole pietre in un meraviglioso mosaico, in parte già composto in parte no.
Amano l'umanità di ieri come quella di oggi e quella di domani.
S'accostano a ciò che essa ha tramandato con il rispetto di chi sa di avvicinare qualcuno e qualcosa che gli appartiene, con l'umiltà di chi è convinto di dover imparare, con la coscienza di doverlo trasmettere, arricchito dal proprio personale impegno, alle generazioni future.
Se poi, nel momento presente della loro vita, i cristiani capiscono che Dio vuole che essi pensino al domani, lo fanno con tutto l'impegno, non per se stessi, ma per amore di chi verrà dopo - conosciuto o anonimo che sia -.

Questo sentirsi uno con l'umanità passata, presente e futura, questo amare gli altri come sé, è per il cristiano la potente molla che lo rende atto e valido a costruire oggi e pianificare per il futuro una vita migliore.
Insomma, è proprio la prospettiva dell'altra Vita e l'osservanza delle regole per arrivarvi concentrate nel comando dell'amore verso tutti che realizzano non solo cristiani perfetti, ma uomini autentici, come li desiderano l'epoca moderna e le istanze della società di oggi, come soprattutto li vuole Dio in questo secolo.


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Opere che durano

Se vivi il presente, ma lo vivi bene, fai opere che durano anche se parli ad una sola persona, anche se prepari un discorso per un pubblico di una sola categoria. Sì, in una persona è tutta l'umanità, e anche in un gruppo particolare, così come tutta la volontà di Dio è in una sola volontà sua. Sperimentando ciò, sei sazio perché abbracci l'infinito.
Far bene ciò che Dio vuole nel presente e farlo come Dio lo vuole, secondo il suo sistema, la sua dialettica, è preparare, ad esempio, quanto si deve dire con tutto l'aiuto dello Spirito Santo che è in te, e metterlo poi al fuoco dell'amore scambievole con i fratelli perché muoia e marcisca e rinasca dall'unità (e ciò richiede e saper «perdere» e umiltà); è sottoporlo infine al giudizio dell'autorità perché lo poti. Allora quel discorso rimane e si moltiplica, e ciò che poteva fare un certo bene ad una sola persona e poi perdersi, fa del bene a molti e continuerà a fare del bene.
Questa attività nel presente dà senso di pienezza, perché è vita di Gesù che vive in noi.
E se Gesù vive in noi, fa opere che restano.
Se poi disgraziatamente hai fatto le cose non bene, o a metà, «perdile» nel Cuore di Gesù con confidenza estrema, con la coscienza di chi sa che ogni momento della vita è buono per morire (e forse si può morire con le cose fatte imperfettamente), ma anche con la confidenza di chi sa che il Cuore di Cristo è desideroso solo di amarti a fatti e perciò di colmare i vuoti, di nascondere agli altri e scusare le tue malefatte, perché se così farebbe una madre, quanto più, quindi, quel Cuore!
Anche qui allora la sazietà: tutto è fatto, tutto è compiuto.


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Il vero senso del tempo

Ci sono dei periodi nella vita in cui il tempo si vive centellinato. Si segue con trepidazione sacra, ad esempio, ogni mossa, ogni verbo, ogni sguardo, ogni anelito di una persona amata, prossima all'eternità. Si valorizza quell'ultimo brano di vita perché siamo dinanzi alla morte; è l'eternità infatti che dà il senso vero al tempo.
Forse converrebbe centellinare così tutti gli istanti della nostra vita e, afferrando il momento che fugge, viverlo nell'amore per Dio e inchiodarlo nell'eterno.


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Dove più mai può tramontare il sole

Ogni giorno passa e qui è subito sera. Signore, accetta la mia vita, tutti i momenti che ho ancora di fronte a me prima che arrivi l'ora.
Non so cosa sia, ma un senso d'insoddisfazione amareggia a volte il mio istante. Forse perché dovrei esser tutta strappata da Te fin all'ultima radice che mi tiene legata non so ancora a cosa, ma che non è perduta completamente in Te.
Questo vivere che è un viaggiare, questo sedersi illusorio nell'ordine che la vita un momento promette e a cui inavvertitamente si tende e che appena raggiunto già minaccia di annoiare, forse è la vita.
Anche Tu fino ai trent'anni, pur nell'esercizio perfetto dei tuoi doveri d'ogni giorno, guardavi più in là alla missione che t'attendeva. E quando uscisti, furono una corsa quei tre brevissimi anni.
E li hai passati sulle strade a radunar discepoli, a soccorrere ammalati, a seminare la parola, ad incantare la gente. Era il moto accelerato della Sapienza che crescendo in età edificava con celerità crescente il Regno di Dio.
E sei arrivato al patibolo quasi senza accorgerti. Ed hai passato il valico in poche ore rendendo a Dio, per noi, il corpo e l'anima.
Forse questa incapacità di prendere il presente che fugge e ritrovarci sempre a sera è una goccia della tua vita in noi qui sulla terra. Grazie Gesù del vivere, preparaci a morire e fissaci con te dove più mai può tramontare il sole.


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Coi piedi per terra

(Mt 25,13)
«Vegliate dunque!
Perché non sapete né il giorno né l'ora».


A volte «Qualcuno» ci spinge a vivere costantemente nel soprannaturale, e cioè nell'incertezza assoluta di una qualsiasi situazione umana (programmi, viaggi, salute, domani), per vivere nella certezza della realtà, che è vivere l'attimo presente divinamente, sapendo e volendo quello che Dio vuole che si sappia e voglia nell'attimo presente. Di qui l'imperativo all'anima di «vigilare», come Gesù ha raccomandato, perché non si sa il giorno né l'ora della sua venuta, e si può aggiungere: di ogni sua venuta.
E Lui viene sempre, ogni attimo, nella sua volontà che può apparire triste o bella all'uomo, ma in realtà è Lui, è il suo Amore.
Questo stato d'animo ci mette l'anima - per così dire - coi piedi per terra (la terra promessa del Regno dei Cieli, che si può vivere e si deve vivere già da quaggiù) e non c'è pericolo di cadere. Di cadere né nel peccato, né nell'illusione, né nella delusione o nel turbamento.


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La casa che si edifica di qua

È un passaggio importante la vita: è qui la prova! Anzi quanto di Gesù avrò lasciato costruire in me, tanto rimarrà fissato eternamente nell'aldilà. Ogni atto mio, ogni momento, ogni mio respiro avranno una proiezione nell'eterno! Ogni minuto della mia vita quaggiù condiziona la Vita! «Il Paradiso è una casa che si edifica di qua e si abita di là».


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Come fosse l'ultima

Sì, Gesù,
fammi parlare sempre
come fosse l'ultima
parola che dico.
Fammi agire sempre
come fosse l'ultima
azione che faccio.
Fammi soffrire sempre
come fosse l'ultima
sofferenza che ho da offrirti.
Fammi pregare sempre
come fosse l'ultima
possibilità,
che ho qui in terra,
di colloquiare con Te.



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Nell'attimo presente


È spesa con intelligenza soltanto la vita di chi porta in cuore il Vangelo tutti i giorni della sua esistenza. E trova il suo supremo ideale nell'incarnare le Parole del Cielo.


Vivendo la Parola di vita nella volontà di Dio, attimo per attimo, sono la Parola viva, la viva espressione d'amore.


Varrà della nostra giornata quanto di Parola di Dio avremo nel corso di essa "assimilato".


Se abbiamo scelto Dio come Ideale - e questa è la nostra identità -, se l'abbiamo messo al primo posto, ciò richiede praticamente che mettiamo al primo posto nel nostro cuore la sua Parola, la sua volontà. Essa deve venire a galla su tutto il resto. Di fronte ad essa, ogni altra cosa deve diventare in certo modo indifferente, di quella santa indifferenza di cui parlano alcuni santi. Non deve avere tanto importanza nella nostra vita, ad esempio, essere sani o ammalati, studiare o servire, dormire o pregare, vivere o morire. Importante è vivere la Parola, essere Parola viva.


E cos'è quella "molla" che dovrebbe correggere la nostra vita sempre troppo "fuori" anche in opere per Dio? È la Parola di Dio che ha da illuminare i nostri atti e ci radica sempre in Dio e ci offre il modo di vivere quaggiù.


Vivendo il momento presente, vivo tutto il Vangelo.
Se la Scrittura insegna a far bene le piccole cose, questa è proprio la caratteristica di chi altro non fa, con tutto il cuore, che ciò che Dio gli chiede nel presente.
Se uno vive nel presente Dio vive in lui e se Dio è in lui, in lui è la carità. Chi vive il presente è paziente, è perseverante, è mite, è povero di tutto, è puro, è misericordioso perché ha l'amore nella sua espressione più alta e genuina; ama veramente Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze; è illuminato interiormente, è guidato dallo Spirito Santo e quindi non giudica, non pensa male, ama il prossimo come se stesso, ha la forza della pazzia evangelica di porgere l'altra guancia, di andare per due miglia ...
È nell' occasione spesso di dare a Cesare quel che è di Cesare perché in molti attimi presenti dovrà vivere pienamente la sua vita come cittadino ... e così via.
Chi vive il presente è nel Cristo Verità.
E ciò sazia, sazia l'anima che sempre anela a possedere tutto in ogni attimo della sua vita.



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Sia fatta la tua volontà

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da Ogni momento è un dono
riflessioni sul vivere nel presente

di Chiara Lubich



Sia fatta la tua volontà


La carta d'accesso
Dov'è la felicità
Lavoro a due
Vigilanza
Tempo che rimane
Radicarsi in Dio
La tua volontà sia fatta
Fare della terra un cielo
Il pane quotidiano



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La carta d'accesso

Vivere la volontà di Dio nel presente con perfezione è trovare la via della propria santificazione.
Non tutti, infatti, possono consacrarsi a Dio, non tutti possono praticare pesanti penitenze, digiuni, veglie, non tutti possono dedicare ore e ore alla preghiera.
Tutti, invece, possono fare la volontà di Dio.
Il fare la volontà di Dio è la carta d'accesso delle folle alla santità.


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Dov'è la felicità

Il fare la volontà di Dio è l'atto più intelligente e fruttuoso che l'uomo possa fare.
L'uomo realizza se stesso nella comunione con Dio, dicendo di sì a lui in ogni momento della sua vita, rispondendo al sì che Dio ha detto creandolo, per amore.

L'uomo trova se stesso in questo rapporto con Dio. Qui è tutta la sua felicità.


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Lavoro a due

È grande sapienza trascorrere il tempo che abbiamo vivendo perfettamente la volontà di Dio nel momento presente.
A volte, però, ci assalgono pensieri così assillanti, sia riguardo al passato o al futuro, sia riguardo al presente, ma concernenti luoghi o circostanze o persone, cui noi non possiamo direttamente dedicarci, che costa grandissima fatica maneggiare il timone della barca della nostra vita, mantenendo la rotta in ciò che Dio vuole da noi in quel momento presente.
Allora, per vivere perfettamente bene, occorre una volontà, una decisione, ma soprattutto, una confidenza in Dio che può raggiungere l'eroismo. «Io non posso far nulla in quel caso, per quella persona cara in pericolo o ammalata, per quella circostanza intricata...
Ebbene io farò ciò che Dio vuole da me in quest'attimo: studiare bene, spazzare bene, pregare bene, accudire bene i miei bambini...
E Dio penserà a sbrogliare quella matassa, a confortare chi soffre, a risolvere quell'imprevisto».

È un lavoro a due in perfetta comunione, che richiede da noi grande fede nell'amore di Dio per i suoi figli.
Questa reciproca confidenza opera miracoli. Si vedrà che, dove noi non siamo arrivati, è veramente arrivato un Altro, che ha fatto immensamente meglio di noi.
L'atto eroico di confidenza sarà premiato; la nostra vita, limitata ad un solo campo, acquisterà una nuova dimensione; ci sentiremo a contatto con l'infinito, cui aneliamo, e la fede, prendendo nuovo vigore, rafforzerà la carità in noi, l'amore.
Non ricorderemo più che significhi la solitudine. Balzerà più evidente, anche perché sperimentata, la realtà che siamo veramente figli di un Dio Padre che tutto può.


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Vigilanza

Per amare Dio occorre fare la sua volontà. Ma la sua volontà si presenta momento per momento. E può essere espressa da circostanze esterne, dai propri doveri, dal consiglio di persone sagge o che ci rappresentano Dio. O anche da un imprevisto doloroso, o gioioso, o noioso, o indifferente.
Chi la comprende è lo spirito attento, l'anima vigile. Non per nulla il Vangelo parla spesso di vigilanza.
Ed è proprio il Vangelo che concentra l'uomo sul presente quando, non volendo che si preoccupi del futuro, fa chiedere il pane al Padre solo per «oggi» e invita a portar la croce di «oggi» e ricorda che basta l'affanno di «ogni giorno». È ancora il Vangelo che ammonisce: «Nessuno che ha messo mano all' aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,62).
Noi cristiani, per abituarci a vivere bene il presente, dobbiamo saper dimenticare il passato e non preoccuparci del futuro.
E ciò è sapienza elementare: giacché il passato non esiste più ed il futuro sarà quando diverrà presente. Diceva Caterina: «La fatica che è passata, noi non l'abbiamo, però ch'è fuggito il tempo; quella ch'è a venire, non l'abbiamo, però che non siamo sicuri di avere il tempo»1.
I grandi e i santi conoscono questa norma. S'abituano a discernere tra le varie intime voci quella di Dio. E in questo continuo esercizio il discernimento si fa sempre più facile, perché la voce s'irrobustisce, s'amplifica.
All'inizio forse non è del tutto semplice. Allora occorre, con perfetto abbandono in Dio, credere al suo amore e compiere con decisione quella che si pensa la sua volontà, con la fiducia che, se non lo è, Egli ci rimetterà sul giusto binario. E anche qualora la volontà di Dio apparisse chiara, come quando essa chiama ad un lavoro da compiere per intere ore, c'è sempre una tentazione da vincere, uno scrupolo da cacciare, una preoccupazione da gettare nel cuore di Dio, pensieri peregrini da allontanare, desideri vari cui rinunciare.
Vivere il presente è un'idea e una prassi straordinariamente ricca. Vivere il presente innesta la nostra vita terrena, già sin d'ora, nel corso della vita eterna.


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1. Santa Caterina da Siena, Epistolario, II, Alba 1966, p.97.


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Tempo che rimane

«Come passa presto il tempo!...», diciamo perplessi dalla velocità delle giornate. «Come rimane il tempo!», dovrebbe dir la mia anima se fosse consapevole che ogni ora, ogni attimo è speso tutto nell'adempimento della Tua volontà.


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Radicarsi in Dio

Noi spesso non viviamo la vita, noi sorvoliamo la vita.
Dacci, Signore, di radicarci in Te, ogni attimo, radicandoci nella divina tua volontà di ogni momento. Posseduti da quella, siamo posseduti da Te: e questo vale.


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La tua volontà sia fatta

Chi ama poco Dio, ma in certo modo lo teme, dà alla frase: «Sia fatta la volontà di Dio», solo il timbro della rassegnazione. Chi ama invece veramente e sinceramente Dio, comprende che altro di meglio e di più eccelso non potrebbe compiere. Che può esserci infatti di più grande che seguire un simile Padre che momento per momento ci conduce, parlando attraverso mille voci: le circostanze, gli insegnamenti, i doveri, le ispirazioni, i dolori, gli avvenimenti e i precetti, tutte note d'una melodia composta in cielo e fatta suonare sull' arpa docile dell' anima amante di Dio?
Dio, che ama ciascuno e tutti d'un infinito amore, ha preparato per ognuno una divina avventura varia e variopinta di sacro e di profano, di tragico e nostalgico, di festa e di lutto: quadro stupendo che conosceremo meglio di là quando gli occhi nostri si apriranno nel «lumen gloriae».


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Fare della terra un cielo

Un'esperienza che aiuta moltissimo è quella di "calarsi" nella volontà di Dio del momento presente per fare quella sola.
In tempi così vorticosi dove non ci sono che rumori, che macchine, che tecnologia, l'importante è, per essere veramente in Dio, pur in mezzo a tante cose, calarsi nella sua volontà.
Vedremmo il mondo cambiarsi. Tutti tenderebbero alla santità. I problemi si risolverebbero uno dopo l'altro, in tutti i campi umani. Regnerebbero la pace, la felicità, la salute anche fisica, la terra sarebbe un cielo.


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Il pane quotidiano

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano» (Mt 6,11).

Oggi. Tu vuoi proprio che viviamo a modo tuo, Signore!
Ma chi, al mondo, vive l'oggi e solo per l'oggi, abbandonato al futuro come gli uccelletti liberi per i quali Tu procuri di che mangiare e vestire?
Vivere per l'oggi semplifica, ma anche terrorizza il nostro essere umano, che vorrebbe abbandonarsi ad un sicuro domani. Eppure il domani potrebbe non esserci... e Tu, Signore, ci vuoi vigilanti, perché ci chiamerai a Te in un'ora e in un giorno a noi sconosciuti, e non puoi contraddirti.
Dacci la grazia allora di vivere bene, per la vita che ci rimane, ogni giorno da te stabilito.



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Donati a Dio, in ascolto di Lui

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da Come il Padre ha amato me...
365 pensieri per l'anno sacerdotale
1. estate: l'essere


Agosto
19 - Professionisti del sacro?
20 - Perdersi in Dio
21 - Per amarti non ho che oggi
22 - È così bella Maria
23 - Realizzarsi nel "sì"
24 - Due poli d'unità
25 - Al di sopra di tutto e di tutti
26 - Dio e non le opere di Dio
27 - Nel campo gravitazionale di Gesù
28 - Perché raccontare la mia esperienza?
29 - La propria casa dovunque
30 - Non solo per i monaci
31 - Celibato, dono d'amore

Settembre
1° - Il "vuoto colmato"
2 - Solitudine, non vuoto
3 - Verginità: libertà
4 - Come madre e sorella
5 - Dammi il tuo cuore
6 - Nella famiglia "totale"
7 - La nuova "famiglia" dei preti
8 - Maria, tutta Parola di Dio
9 - Verginità ricca di opere
10 - Nella corrente della missione
11 - La novità del Mistero
12 - Santità nella propria condizione
13 - Unificare la vita
14 - Dio fa bene quello che fa
15 - Prendere con sé Maria
16 - Mettere ordine nel lavoro
17 - Cambia tutto in oro
18 - Ti dono la mia anima



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19 agosto - Professionisti del sacro?

Nessuno è così vicino al suo signore come il servo che ha accesso alla dimensione più privata della sua vita. In questo senso "servire" significa vicinanza, richiede familiarità. Questa familiarità comporta anche un pericolo: quello che il sacro da noi continuamente incontrato divenga per noi abitudine. Si spegne così il timor riverenziale. Condizionati da tutte le abitudini, non percepiamo più il fatto grande, nuovo, sorprendente, che Egli stesso sia presente, ci parli, si doni a noi.
Contro questa assuefazione alla realtà straordinaria, contro l'indifferenza del cuore dobbiamo lottare senza tregua, riconoscendo sempre di nuovo la nostra insufficienza e la grazia che vi è nel fatto che Egli si consegni così nelle nostre mani.

Benedetto XVI
Missa Chrismalis, 20 marzo 2008

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20 agosto - Perdersi in Dio

La misura di amare Dio è amarlo senza misura. Questo amore casto e senza misura porta l'uomo alla più intima comunione con Dio, all'incontro e all'abbraccio tra la libera volontà umana e la carità, dono di Dio. Quando si potrà fare esperienza di quest'impulso in base al quale lo spirito, inebriato d'amore per Dio, dimentico di sé, (...) si slanci tutto verso Dio e unendosi con Dio diventi un solo spirito con lui e dica: «La mia carne e il mio cuore sono svaniti; Dio è per l'eternità parte del mio cuore, Dio è parte di me stesso»?
Non esiterò a proclamare beato e santo colui al quale sarà stata concessa una simile esperienza in questa vita mortale magari di rado o anche una volta sola, e questo stesso addirittura di sfuggita, appena nello spazio di un solo istante. Ché perdere in certo modo te stesso, come se non esistessi, e non avere più affatto la sensazione di te stesso e svuotarti di te e quasi annullarti, è già un risiedere nel cielo.

San Bernardo di Chiaravalle
De diligendo Deo, nn. 16.27

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21 agosto - Per amarti non ho che oggi

Tutti i santi e i grandi testimoni concordano sull'importanza del presente. Essi vivono uniti a Gesù ciascun momento della loro vita, secondo il proprio ideale incarnato nel loro essere. Per Ignazio di Loyola è Ad maiorem Dei gloriam, per Elisabetta della Trinità In laudem gloriae, per Giovanni Bosco Da mihi animas, per Madre Teresa è Misericordia. Per Raul Follereau è Gesù nei lebbrosi, per Jean Vanier Gesù negli handicappati mentali...
Impersonando, nell'attimo presente, il loro ideale, i santi vivono una vita che si realizza nella sua essenza. Scrive san Paolo della Croce: «Fortunata l'anima che riposa in sinu Dei, senza pensare al futuro, ma procura di vivere momento per momento in Dio, senz'altra sollecitudine che di far bene la sua volontà in ogni evento».
E Teresa di Lisieux afferma: «La mia vita è un baleno, un'ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi».

Card. François-Xavier Van Thuan
Testimoni della speranza, Città Nuova, Roma 2008[10], p. 75

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22 agosto - È così bella Maria

È così bella Maria nel perenne raccoglimento in cui il Vangelo ce la mostra: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore». Quel silenzio pieno ha un fascino per l'anima che ama.
Come potrei vivere io Maria nel suo mistico silenzio quando la nostra vocazione è a volte parlare per evangelizzare, sempre allo sbaraglio in tutti i luoghi ricchi e poveri, dalle cantine alle strade, alle scuole, ovunque?
Anche Maria ha parlato. E ha dato Gesù. Nessuno mai al mondo fu apostolo più grande. Nessuno ebbe mai parola come Lei che diede alla luce il Verbo incarnato. Maria è veramente e meritatamente Regina degli Apostoli.
E Lei tacque. Tacque perché in due non potevano parlare. Sempre la parola ha da poggiare su un silenzio, come un dipinto sullo sfondo. Tacque perché creatura. Perché il nulla non parla. Ma su quel nulla parlò Gesù e disse: Se stesso. Iddio, Creatore e Tutto, parlò sul nulla della creatura. Come allora vivere Maria, come profumare la mia vita del suo fascino? Facendo tacere la creatura in me, e su questo silenzio lasciando parlare lo Spirito del Signore.
Così vivo Maria e vivo Gesù. Vivo Gesù su Maria. Vivo Gesù vivendo Maria.

Chiara Lubich
Scritti spirituali/1, Città Nuova, Roma 1991[3], pp. 31-32

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23 agosto - Realizzarsi nel "sì"

L'unirsi a Cristo suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà; che non desideriamo diventare questo o quest'altro, ma ci abbandoniamo a Lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi. (...)
Nel "sì" dell'ordinazione sacerdotale, abbiamo fatto questa rinuncia fondamentale a voler essere autonomi, alla "autorealizzazione". Ma bisogna giorno per giorno adempire questo grande "sì" nei molti piccoli "sì" e nelle piccole rinunce. Questo "sì" dei piccoli passi che insieme costituiscono il grande "sì", potrà realizzarsi senza amarezza e senza auto commiserazione soltanto se Cristo è veramente il centro della nostra vita, se entriamo in una vera familiarità con Lui. Allora, infatti, sperimentiamo in mezzo alle rinunce, che in un primo tempo possono causare dolore, la gioia crescente dell'amicizia con Lui, tutti i piccoli e a volte anche grandi segni del suo amore, che ci dona continuamente. «Chi perde se stesso, si trova». Se osiamo perdere noi stessi per il Signore, sperimentiamo quanto sia vera la sua parola.

Benedetto XVI
Missa Chrismalis, 9 aprile 2009

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24 agosto - Due poli d'unità


È necessario, con l'aiuto divino, realizzare l'unità nella propria vita. Lottare ogni giorno per salvarla, approfondirla o ricomporla.
Un cristiano deve scegliere due principali e decisivi poli di unità interiore:
- unire la propria vita alla Vita divina della Santissima Trinità che abita in noi;
- essere una cosa sola con Cristo, nel cui Corpo Mistico siamo inseriti fin dal battesimo.
I due poli, successivamente o congiuntamente, possono aiutarci immensamente a salvarci dalla dispersione che nel corso della giornata è solita agire in noi (…).
L'esperienza ci insegna che, malgrado le migliori intenzioni e i più incisivi appelli all'unità, possiamo terminare la nostra giornata da squartati, lasciando qua e là i nostri pezzi col passar delle ore. Senza perdere la serenità e la pace, riconosciamo come naturale che la creatura è creatura e l'argilla è argilla, e proviamo a salvare l'unità prima di addormentarci. Se non ci riusciamo, addormentiamoci tranquilli e fiduciosi nel fatto che, per reincontrarci con la Trinità e soprattutto con Gesù Cristo, sfrutteremo la Santa Messa del mattino dopo.

Dom Helder Camara
Roma, due del mattino. Lettere dal Concilio Vaticano II, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008, p. 134

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25 agosto - Al di sopra di tutto e di tutti

Al di fuori del buon Dio... niente è stabile, niente, niente! Se è la vita, passa; se è la fortuna, crolla; se è la salute, è distrutta; se è la riputazione, è intaccata. Passiamo come il vento... Tutto se ne va a grande andatura, tutto si precipita. Ah, mio Dio, mio Dio!, quanto sono da compatire coloro che mettono i loro affetti in ogni cosa!... Ve li mettono perché amano troppo se stessi; ma non si amano di un amore ragionevole; si amano con l'amore di se stessi e del mondo, ricercando se stessi, cercando le creature più di Dio. Per questo non sono mai soddisfatti, mai tranquilli; sono sempre inquieti, sempre tormentati, sempre sconvolti.

San Giovanni Maria Vianney
Primavera nell'anima. 100 pagine del Curato d'Ars, Città Nuova, Roma 2006, p. 34

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26 agosto - Dio e non le opere di Dio

Durante la mia lunga tribolazione di nove anni di isolamento, in una cella senza finestre, a volte sotto la luce elettrica per molti giorni, a volte nell'oscurità, mi sentivo soffocare per il caldo e l'umidità, al limite della pazzia. (...) Non riuscivo a dormire, ero tormentato al pensiero di dover abbandonare la diocesi, di lasciar andare in rovina tante opere che avevo avviato per Dio. (...)
Una notte, dal profondo del cuore una voce mi disse: «Perché ti tormenti così? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio. Tutto ciò che hai compiuto e desideri continuare a fare: visite pastorali, formazione dei seminaristi, religiosi, religiose, laici, giovani, costruzioni di scuole, di foyers per studenti, missioni per l'evangelizzazione dei non cristiani... tutto questo è un' opera eccellente, sono opere di Dio, ma non sono Dio! Dio (...) affiderà le sue opere ad altri che sono molto più capaci di te. Tu hai scelto Dio solo, non le sue opere!». Questa luce mi ha portato una pace nuova...

Card. François-Xavier Van Thuan
Testimoni di speranza, Città Nuova, Roma 2008[10], pp. 61-62

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27 agosto - Nel campo gravitazionale di Gesù

La sequela di Gesù Cristo significa che noi dobbiamo e possiamo intraprendere un cammino diretto contro la forza di gravità naturale, contro la forza di gravità dell'egoismo, della ricerca del materiale e del massimo appagamento del piacere, che viene confuso con la fortuna.
La sequela è un cammino attraverso le acque agitate e tempestose e noi lo possiamo percorrere solo se ci troviamo nel campo gravitazionale dell'amore di Gesù Cristo, con lo sguardo rivolto a lui e sorretti dalla nuova forza di gravità della grazia. Questa ci rende possibile il cammino verso la verità e verso Dio, che noi con le nostre forze non potremmo percorrere.

Card. Joseph Ratzinger
Servitori della vostra gioia, Ancora, Milano 2002, p. 81

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28 agosto - Perché raccontare la mia esperienza?

I buoni godono all'udire i mali passati di chi ormai se ne è liberato; godono non già per i mali, ma perché sono passati e non sono più. (...)
Ma quale frutto si ripromettono da questo desiderio [di conoscere la mia storia]? Aspirano a unirsi al mio ringraziamento, dopo aver udito quanto mi avvicina a Te il tuo dono, e a pregare per me, dopo aver udito quanto mi rallenti il mio peso? Se è così, a loro mi mostrerò.
Non è piccolo il frutto, Signore Dio mio, quando molti Ti ringraziano per noi, e molti Ti pregano per noi. Possa il loro animo fraterno amare in me ciò che Tu insegni ad amare, deplorare in me ciò che Tu insegni a deplorare. Il loro animo fraterno lo potrà fare; non così un animo estraneo, dei figli di un altro, la cui bocca ha detto vanità, la cui mano è mano iniqua.
Un animo fraterno, quando mi approva, gode per me; quando invece mi disapprova, si contrista per me, poiché, nell'approvazione come nella disapprovazione, sempre mi ama. Se è così, a loro mi mostrerò.

Sant'Agostino
Le Confessioni, Libro X, 4.5

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29 agosto - La propria casa dovunque

Chi segue Gesù, non lo segue per andare a vivere in un'abitazione (in una canonica per esempio), o al riparo di un recinto: chi segue Gesù segue Dio - e non ha, allora, un posto se non Dio stesso.
Se questo fatto, da un lato, lo si può vedere negativamente, come rinuncia a tutto, dall' altro lo si può vedere anche e soprattutto positivamente; tutti i luoghi del mondo, tutte le case del mondo, diventano nostri perché il Figlio dell'uomo è il padrone dell'universo e la sua casa non può essere una piccola casa di una piccola città. Chi segue Gesù trova la sua casa dovunque, trova la sua città dovunque, e così dovunque trova la sua famiglia e la sua patria.
Questo è un aspetto grandioso della vocazione: noi non seguiamo Gesù per un luogo determinato, per un'abitazione particolare, seguiamo Gesù per essere con lui figli suoi e fratelli suoi in tutto l'universo.

Pasquale Foresi
Problematica d'oggi nella Chiesa, Città Nuova, Roma 1970, pp. 94-95

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30 agosto - Non solo per i monaci

È un fatto che per troppo tempo noi cristiani abbiamo considerato i consigli evangelici come privato appannaggio della vita religiosa consacrata. Si diceva: «Belli, i consigli evangelici, ma per i religiosi; per noi cristiani - o sacerdoti diocesani - che viviamo nel mondo, ci vuole un altro stile, un'altra spiritualità».
Ora, i consigli evangelici non sono affatto una pia pratica o un'invenzione ascetica riservata a qualcuno, bensì punti di passaggio obbligatori e vitali per autenticare con la vita l'invito ad essere, come cristiani, seguaci di Gesù.
Per Gesù non è mai stata una questione teoretica questa. Diceva: «Chi vuol venire dietro a me e non lascia padre, madre, fratelli, sorelle, moglie, figli, campi...; chi non rinunzia a se stesso, alla propria vita, non può essere mio discepolo». (...) È la condizione base che pone per iniziare l'avventura della sua sequela. Se vogliamo essere veri discepoli di Gesù, non possiamo percorrere un cammino che ignori i consigli evangelici.

Silvano Cola
Scritti e testimonianze, Gen's, Grottaferrata 2007, p. 73

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31 agosto – Celibato, dono d'amore

Il celibato sacerdotale è il dono che prepara alla vita nei cieli. Il dono più grande che una persona può offrire a Gesù il giorno in cui diventa sacerdote è un cuore verginale, un corpo verginale. Noi lo chiamiamo celibato sacerdotale. È come l'amore verginale di Cristo per la sua Chiesa, che i sacerdoti rappresentano. La Chiesa è il corpo di Cristo, è la sposa di Cristo.
Il celibato non è soltanto la nostra capacità di dare, ma ancor più la nostra capacità di accogliere il dono di Dio, la scelta di Dio. Meditate devotamente sul fatto che Lui, il Creatore dell'Universo, ha tempo per voi, sue piccole creature.
Il celibato sacerdotale crea un vuoto che ci permette di ricevere l'altro dono meraviglioso che soltanto Gesù può offrire e regalare, il dono dell'amore divino. In primo luogo Gesù offre il prezioso dono di se stesso per un'amicizia con lui personale e fedele che dura tutta la vita, nella tenerezza e nell'amore. Nulla farà venir meno la sua fedeltà. Lui rimane fedele.

Beata Teresa di Calcutta
Solo per amore, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1993, p. 202

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1° settembre – Il "vuoto colmato"

Cari collaboratori di Cristo, voi avete detto "Sì" a Gesù e Lui vi ha presi in parola. La Parola di Dio è divenuta Gesù, il povero. Il vostro celibato sacerdotale è il terribile vuoto che sperimentate. Dio non può riempire ciò che è pieno. Può colmare soltanto il vuoto (…). Non si tratta tanto di quanto affermativamente "abbiamo" da dare, ma di quanto siamo vuoti, in modo da poter ricevere pienamente nella nostra vita e di far sì che Lui viva la sua vita in noi.
Oggi lui vuole rivivere in noi la sua completa sottomissione al Padre; consentitegli di farlo. Non importa quello che provate, ma ciò che egli sente in voi. Distogliete lo sguardo da voi stessi e rallegratevi di non avere nulla, di non esser nulla, di non poter far nulla. Ogni volta questa vostra nullità vi spaventa, fate un gran sorriso a Gesù. (…) Voi e io dobbiamo far sì che lui viva in noi e, attraverso di noi, nel mondo. Stringetevi alla Nostra Signora, perché anche lei, prima di diventare piena di grazia, piena di Gesù, ha dovuto attraversare questo buio. «Come è possibile?», ha chiesto. Ma nel momento in cui ha detto "Sì" ha sentito il bisogno di affrettarsi e di portare Gesù a Giovanni e alla sua famiglia.

Beata Teresa di Calcutta
Solo per amore, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1993, p. 202-203

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2 settembre - Solitudine, non vuoto

È vero: il sacerdote, per il suo celibato, è un uomo solo; ma la sua solitudine non è il vuoto, perché è riempita da Dio e dall'esuberante ricchezza del suo regno. Inoltre, a questa solitudine, che dev'essere pienezza interiore ed esteriore di carità, egli si è preparato, se l'ha scelta consapevolmente e non per l'orgoglio di essere differente dagli altri, non per estraniarsi dai suoi fratelli o per disistima del mondo. Segregato dal mondo, il sacerdote non è separato dal popolo di Dio, perché è costituito a vantaggio degli uomini, consacrato interamente alla carità e all'opera per la quale lo ha assunto il Signore.
A volte la solitudine peserà dolorosamente sul sacerdote, ma non per questo egli si pentirà di averla generosamente scelta. Anche Cristo, nelle ore più tragiche della sua vita, restò solo, abbandonato da quelli stessi che Egli aveva scelti a testimoni e compagni della sua vita e che aveva amati fino alla fine, ma dichiarò: lo non sono solo, perché il Padre è con me.

Paolo VI
Sacerdotalis caelibatus 58-59

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3 settembre - Verginità: libertà

Ci sono due aspetti riguardanti la verginità: l'integrità del corpo e dello spirito, e la libertà che ne deriva e l'accompagna. Com'è evidente, non si tratta soltanto di valori spirituali: esse hanno una in discutibile rilevanza antropologica e psicologica.
Se si pensa all'integrità come "totale presenza a se stessi", nel senso ciceroniano, e "padronanza di sé" nel senso di libertà da condizionamenti dei sensi sia interiori che esteriori, non rimossi bensì coscienti, è facile capire che con esse si raggiunge la piena maturità della persona umana, ossia lo sviluppo nella sua totalità; con esse non si recupera soltanto la visione di Dio, ma si ha una lucidità psichica che fa vedere persone, avvenimenti e cose dall'Uno, perché l'uno si è raggiunto in se stessi e, con l'integrità dell'uno, si acquisisce uno stato di coscienza superiore grazie all'armonizzazione di tutte le facoltà.

Silvano Cola
Scritti e testimonianze, Gen's, Grottaferrata 2007, p. 83

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4 settembre - Come madre e sorella

Per vivere nel celibato in modo maturo e sereno, sembra essere particolarmente importante che il sacerdote sviluppi profondamente in sé l'immagine della donna come sorella (...).
Senza dubbio "la sorella" rappresenta una specifica manifestazione della bellezza spirituale della donna; ma essa è, al tempo stesso, rivelazione di una sua "intangibilità".
Se il sacerdote, con l'aiuto della grazia divina e sotto la speciale protezione di Maria Vergine e Madre, matura in questo senso il suo atteggiamento verso la donna, vedrà il suo ministero accompagnato da un sentimento di grande fiducia proprio da parte delle donne, guardate da lui, nelle diverse età e situazioni di vita, come sorelle e madri (...).
Così, dunque, quelle di madre e di sorella sono le due fondamentali dimensioni del rapporto tra donna e sacerdote. Se questo rapporto è elaborato in modo sereno e maturo, la donna non troverà particolari difficoltà nei suoi contatti con il sacerdote.

Giovanni Paolo II
Lettera ai sacerdoti, Giovedì Santo 1995, nn. 4-5

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5 settembre - Dammi il tuo cuore

Ti sei convinto che la castità è una virtù e che, come tale, deve crescere e perfezionarsi? Non basta, ripeto, essere continenti ciascuno secondo il suo stato: dobbiamo vivere castamente, con virtù eroica. Tale atteggiamento richiede un atto positivo, con cui accettiamo di buon grado la richiesta divina: Praebe, fili mi; cor tuum mihi et oculi tui vias meas custodiant, figlio mio, dammi il tuo cuore, e piacciano ai tuoi occhi le mie vie.
Ti chiedo ora: come affronti questa lotta? Sai bene che, se sostieni la lotta dall'inizio, sei già vittorioso. Allontanati immediatamente dal pericolo, appena avverti i primi segni della passione, e anche prima. Parla subito con chi ti dirige; meglio, parla prima, se è possibile, perché, se apri il cuore spalancandolo bene, non sarai sconfitto.

San ]osemaría Escrivá De Balaguer
Amici di Dio. Omelie, Ares, Milano 1992, pp. 212-213

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6 settembre - Nella famiglia "totale"

L'uomo che è ordinato prete, (...) lascia la casa, e gli diviene casa il mondo: suo padre, sua madre, i fratelli non son più soltanto, o non sono tanto quelli con cui ha comune il sangue, ma quelli con cui ha meno comune la condizione (...): diseredati, ignoti, miseri che nessuno scorge. Si scioglie dalla famiglia particolare per divenire il ministro della famiglia totale.

Igino Giordani
Cattolicità, Morcelliana, Brescia 1938, pp. 215-216

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7 settembre - La nuova "famiglia" dei preti

Come si può esigere dal sacerdote che lasci tutto: padre, madre, fratelli, campi... se non gli si offre una nuova famiglia, la vita di comunione fra i sacerdoti? Gesù non ha agito così!
Sì, ha chiesto ai suoi di lasciare tutto per seguirlo... ma contemporaneamente ha offerto e assicurato loro una vita a corpo, una nuova famiglia che arrivava fino alla comunione dei beni e che si attuava nella convivenza quotidiana con Lui. (...)
Urge far crescere questa comunione fraterna tra i sacerdoti, e in senso tanto concreto: dai soldi alla salute, dalla vita spirituale allo studio, avendo tra loro legami più forti, più vitali e concreti di quelli di una famiglia naturale. Sacerdoti, in altre parole, che vivano con Gesù in mezzo (cf Mt 18,20). (...)
Venendo a contatto con tanti sacerdoti, sentivo un'esigenza fortissima di aiutarli a trovare una casa, un posto dove vivere in famiglia. Mi sembra infatti che, se uno non ha una casa, un posto dove trovarsi in famiglia con altri, necessariamente va incontro a tanti problemi.

Toni Weber
L'ansia di Toni Weber. "Far casa ai sacerdoti", Città Nuova, Roma 1994, pp. 39-40

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8 settembre - Maria, tutta Parola di Dio

Maria, incastonata come rara ed unica creatura nella Santissima Trinità, era tutta Parola di Dio, era tutta rivestita della Parola di Dio (cf Lc 2, 19.51). E se il Verbo, la Parola, è lo splendore del Padre, Maria, sostanziata di Parola di Dio, era pur essa d'una bellezza incomparabile. (...)
Del resto, che la Madonna sia tutta Parola di Dio lo dice, ad esempio, il Magnificat (cf Lc 1,46-55), la cui originalità sta appunto nel fatto di essere una successione di frasi della Scrittura. (...)
Dice san Massimo di Torino: «L'arca conservava nel suo interno la Legge, Maria portava in sé il Vangelo... dall'arca si sprigionava la voce di Dio, Maria recava in sé il Verbo, la Parola vera fatta carne».
L'originalità di Maria era - pur nella sua perfezione unica - quella che dovrebbe essere di ogni cristiano: ripetere Cristo, la Verità, la Parola, con la personalità che Dio ha dato a ciascuno.
Come le foglie di un albero sono tutte uguali eppure ciascuna è diversa dall'altra, così è dei cristiani - come, del resto, di tutti gli uomini -: sono tutti uguali eppure tutti diversi. Ciascuno, infatti, riassume in sé l'intera creazione. Perciò, essendo ciascuno "una creazione", è uguale agli altri e, al tempo stesso, diverso.

Chiara Lubich
Maria trasparenza di Dio, Città Nuova, Roma 2003, pp. 22-23

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9 settemhre - Verginità ricca di opere

I vergini dell'uno e dell'altro sesso offrono un esempio mirabile di virtù ai fedeli presenti e futuri. Tuttavia il solo nome di vergine, se mancano le buone opere, non fa entrare nel regno dei cieli, perché può salvarsi colui che è veramente fedele, mentre non lo può affatto chi è fedele soltanto di nome, mentre in realtà, sulla testimonianza delle sue opere, è infedele.
Dunque nessuno vi seduca con discorsi sciocchi (Ef 5,6): l'uomo o la donna che porta il nome di vergine, non per questo ha messo in sicuro la propria salvezza, se non mostra opere piene di frutti, fulgide e conformi alla verginità. Nel Vangelo, infatti, il Signore chiama stolta una simile verginità che, priva di olio e di luce, resta fuori, esclusa dal regno dei cieli, allontanata dalla gioia dello Sposo e annoverata tra i suoi nemici. Perciò, chiunque ha professato davanti al Signore di conservare la castità, deve cingersi di ogni virtù santa, divina.

Pseudo-Clemente
Lettera ai vergini 2-3, La teologia dei Padri/3, Città Nuova, Roma 1975, p. 398

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10 settembre - Nella corrente della missione

Vediamo se il versetto, che a suo tempo valeva per l'apostolo Paolo, ha validità anche a me: "Ed io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome" (At 9,16). Essere coinvolti nella corrente della missione significa senz'altro anche per noi essere coinvolti nella passione di Cristo.
Essere coinvolti nella corrente della missione significa anche essere coinvolti nell'ampia corrente di lavoro. Leggano nella Sacra Scrittura quanto questa missione sia stata impegnativa per gli apostoli. Non sono potuti restare con le mani in mano. Dovevano lavorare!
Già le diverse espressioni, le diverse formulazioni per il ministero apostolico e per quello missionario indicano vigorosamente questo: cavalieri di Cristo, soldati di Cristo (2Tm 2,3), lavoratori nella vigna del Signore (Mt 20,1-16), pescatori di uomini (Mt 4,19; Mc 1,17)... Se siamo inviati dobbiamo dunque compiere un serio lavoro, lavoro alle anime, anche se noi stessi dobbiamo lasciarci la pelle. Non è lecito cercare noi stessi.

Josef Kentenich
P. Wolf, Berufen - geweiht - gesandt, Ed. di Schönstatt, Vallendar- Schönstatt 2009, pp. 33-34

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11 settembre - La novità del Mistero

«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». Non stimate gli schemi della cultura dominante: bisogna stimare la sete e il grido della ricerca dell'uomo, non lo schema della sua cultura, in cui egli pretende di definire, ritenendosi "arrivato", le cose che lo pungolano. Non accettate gli schemi di questo secolo, ma trasformatevi in una metamorfosi continua, dove la categoria che domina è la novità, cioè l'avvenimento, un avvenimento continuo.
Trasformatevi rinnovando il vostro modo di misurare le cose, la vostra mente, il vostro modo di valutare, la vostra coscienza, onde discernere la volontà di Dio, onde percepire l'input che il Mistero dà al vostro istante, la spinta alla schiena, alle reni, la commozione del cuore che, nell'istante, il Mistero che opera attraverso lo Spirito, vi dà, onde, perciò, presentire e aderire a ciò che è veramente buono, gradito all'Essere, perfetto, fatto nella sua figura vera.

Luigi Giussani
Parole ai preti, SEI, Torino 1996, p. 64

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12 settembre - Santità nella propria condizione

I laici ritengono che la santità consista in ferventi preghiere, nel fare prediche o nel ritirarsi dal mondo: essi si ispirano alle figure di preti o di religiosi dei tempi passati. I preti e i religiosi concepiscono la santità in termini di attività sociale o politica: vorrebbero competere con i laici. Eccoci piombati nel regno del caos!
Il mondo non si rinnova quando le persone concepiscono la santità come qualcosa di diverso dal compiere i doveri del proprio stato.
L'operaio si santificherà sul posto di lavoro, il soldato diventerà santo nell'esercito; il paziente si santificherà nell'ospedale, lo studente attraverso lo studio, l'agricoltore nella fattoria, il sacerdote attraverso il suo ministero, il funzionario nel proprio ufficio. Ogni passo in più sulla strada della santità è un passo nel sacrificio del compimento del proprio dovere.

Card. François-Xavier Van Thuan
Spera in Dio!, Città Nuova, Roma 2008, p. 25

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13 settembre - Unificare la vita

Anche i presbiteri, immersi e agitati da un gran numero di impegni derivanti dalla loro missione, possono domandarsi con vera angoscia come fare ad armonizzare la vita interiore con le esigenze dell'azione esterna. Ed effettivamente, per ottenere questa unità di vita non bastano né l'organizzazione puramente esteriore delle attività pastorali né la sola pratica degli esercizi di pietà, quantunque siano di grande utilità. L'unità di vita può essere raggiunta invece dai presbiteri seguendo nello svolgimento del loro ministero l'esempio di Cristo Signore, il cui cibo era il compimento della volontà di colui che lo aveva inviato a realizzare la sua opera (...). E per poter anche concretizzare nella pratica l'unità di vita, considerino ogni loro iniziativa alla luce della volontà di Dio.

Concilio ecumenico Vaticano II
Presbyterorum ordinis 14

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14 settembre - Dio fa bene quello che fa

Non spaventatevi del vostro fardello; Nostro Signore lo porta con voi. Il buon Dio fa bene quello che fa e, quando ad una giovane madre dà molti figli, vuol dire che la giudica degna di educarli. È un segno di fiducia da parte sua. Fate in modo che i vostri figli si ricordino un giorno molto più di ciò che vi hanno visto fare che non di quello che avete detto loro.
Gesù, unisco i miei dolori ai tuoi, le mie sofferenze alle tue. Fammi la grazia di trovarmi sempre contento nella situazione nella quale mi hai posto. Benedirò il tuo santo nome e tutto quello che mi accadrà.

San Giovanni Maria Vianney
Scritti scelti, Città Nuova, Roma 1975, p. 99

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15 settembre - Prendere con sé Maria

Gesù morente si era rivolto a sua madre e, indicando Giovanni, le aveva detto: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19,26). Poi, guardando Giovanni, aveva aggiunto: «Ecco la tua madre» (Gv 19,27).
Lo sappiamo: in Giovanni, Gesù affidava in quel momento a Maria tutti noi cristiani; ma non si può negare che Giovanni era sacerdote. Dunque i sacerdoti hanno avuto da Gesù, in quel giorno, nella persona di Giovanni, un indirizzo, un invito, un comando: vedere in Maria la loro madre, prenderla con loro. (...)
Maria è di casa per i sacerdoti. I sacerdoti lo devono ricordare; ma anche se tristemente essi dimenticassero di prendere Maria con loro, la madre di Gesù non dimenticherà mai, per tutti i secoli, d'assolvere questo desiderio del Figlio suo morente. Maria è il validissimo aiuto che Gesù ha donato ai sacerdoti per il loro servizio alla Chiesa.

Chiara Lubich
Il sacerdote oggi, il religioso oggi, Gen's 12 (1982/6) p. 6

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16 settembre - Mettere ordine nel lavoro

È vero che ci sono momenti e situazioni che esigono interventi urgenti e ritmi sostenuti. Ma ci sono anche altre circostanze e molte, erroneamente giudicate imprescindibili, nelle quali si perde tempo a scapito della vita spirituale e interiore. (...)
Molte anime sacerdotali si lasciano trascinare dalla corrente dell'attivismo, con il pretesto di ritenere doveri quelli che a volte non lo sono, che altre volte si potrebbero tralasciare o differire o, per lo meno, diminuire. Nella vita attiva è molto facile cadere in estremismi che si devono evitare ad ogni costo. È necessario che i sacerdoti non omettano la preghiera nella quale troveranno sempre luce e dalla quale attingeranno il rimedio per molti mali. Devono mettere Me al primo posto; ma per questo devono mettere ordine nella vita di lavoro. (...)
È bello, sì, donarsi agli altri senza misura, ma dopo aver rafforzato l'anima con l'azione dello Spirito Santo e aver ricevuto da Lui la sua purezza, la sua forza, la sua luce e il suo amore.

Conchita Cabrera De Armida
Sacerdoti di Cristo, Città Nuova, Roma 2008, pp. 310-311

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17 settembre - Cambia tutto in oro

Uno che guarda un vetro,
può soffermarsi coi suoi occhi su di esso,
o, se vuole, può guardare oltre
e così scrutare il cielo.

Tutto può partecipare di Te:
niente può essere talmente misero
che con questo tocco: "Per Te"
non diventi luminoso e nuovo.

Un servo con questo spirito
rende divino il lavoro faticoso:
chi spazza la casa per fare ciò che vuoi Tu
rende sublime sia l'azione che la casa.

Questa è la famosa pietra
che muta tutto in oro:
poiché ciò che Dio tocca e gli appartiene
non può essere considerato da meno.

George Herbert
The TempIe. Classics of Western Spirituality, Paulist Press, New York-Ramsey-Toronto 1981, p. 311

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18 settembre - Ti dono la mia anima

Padre mio,
io mi abbandono a te:
fa' di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa
tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un'esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
perché tu sei il Padre mio.

Charles de Foucauld
Preghiera di abbandono


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