XXIII Domenica del Tempo ordinario (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 8/2026)


ANNO A – 6 settembre 2026
XXIII Domenica del Tempo ordinario

Ezechiele 33,1.7-9 • Salmo 94 • Romani 13,8-10 • Matteo 18,15-20
(Visualizza i brani delle Letture)


TENDERE VERSO IL SIGNORE

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». È questa una promessa del Signore ricolma di amicizia, familiarità, certezza. Quasi una forma di preludio alle sue ultime e definitive parole con le quali si conclude il Vangelo secondo Matteo: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). «Io sono in mezzo... io sono con voi», promessa che indica il luogo dell'incontro, che è "in mezzo", promessa che indica la durata della sua presenza, che è "tutti i giorni". Per chi crede in Gesù Cristo, lo spazio e il tempo sono colmi della sua presenza.
Non si tratta per i credenti di stare semplicemente gli uni accanto agli altri in modo anonimo, ma di stare l'uno rivolto verso il volto dell'altro e tutti rivolti verso il Nome: «Riuniti verso il mio Nome». I "due o tre" non sono seduti insieme, ma sono persone in piedi e in cammino, le cui vite convergono verso un unico centro che è il Nome di Cristo.
La comunità cristiana si costituisce nell'atto stesso di tendere verso il Signore. Per convergere verso lo stesso centro, il Nome, i credenti devono necessariamente guardarsi, accogliersi e misurarsi con la presenza del fratello. Non c'è convergenza verso Cristo che possa scavalcare il volto del fratello. Lo sguardo di ciascuno attraversa il volto del fratello per orientarsi verso il Nome del Signore, che fa da orizzonte e da custode della nostra comunione.
È questo orizzonte, questo orientamento condiviso che trasforma un gruppo di persone in Ecclesia. Solo quando la tensione profonda di ciascuno è rivolta al Nome, si genera lo spazio teologale in cui Cristo si fa presente, «lì sono io in mezzo a loro». Rivolgendo lo sguardo al fratello noi orientiamo i nostri sguardi verso il Cristo, e questo genera la sua presenza in mezzo a noi.
«Dove sono due o tre», almeno una volta prendiamo Gesù alla lettera. Gesù era in mezzo a due a Betlemme e a Nazaret tra Giuseppe e Maria; tra Mosè ed Elia sul monte della trasfigurazione; tra sua madre e il discepolo che egli amava sul calvario; sul cammino di Emmaus tra Cleopa e l'altro discepolo. Tutte queste persone erano riunite nel suo Nome. Gesù era in mezzo a tre quando era in mezzo a Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor; era in mezzo a Maria, Marta e Lazzaro nella casa di Betania, anche loro erano riuniti nel suo nome.
Anche quando siamo numerosi a essere riuniti nel Nome del Signore non perdiamo mai di vista questo modesto "due o tre". Il Signore Gesù ha mostrato di preferire le relazioni umane fondamentali, a misura d'uomo, quelle della fraternità, dell'amicizia, dell'amore, relazioni che non sopportano i grandi numeri.
Custodiamo le relazioni a misura d'uomo, quelle della fraternità autentica, dell'amicizia che pesa e non si conta, dell'amore che abita il quotidiano. Lì, dove due o tre accettano di mettersi in cammino, di accogliersi e di tendere insieme verso l'unico centro, accade l'Ecclesia. Non una struttura, non un'istituzione, ma una presenza viva. Nello sguardo di due o tre volti rivolti verso il Nome, il Risorto mantiene la sua parola. Lì il Signore si fa spazio, lì colui che riempie i secoli, si rende visibile in mezzo a noi.


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