Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 2/2026)
ANNO A – 22 febbraio 2026
I Domenica di Quaresima
Genesi 2,7-9;3,1-7 • Salmo 50 • Romani 5,12-19 • Matteo 4,1-11
(Visualizza i brani delle Letture)
I Domenica di Quaresima
Genesi 2,7-9;3,1-7 • Salmo 50 • Romani 5,12-19 • Matteo 4,1-11
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LA SCELTA DI CRISTO
Al diavolo che gli propone di cambiare le pietre in pane, Gesù gli risponde che vuole restare un affamato. Al diavolo che lo invita a dimostrare la sua divinità gettandosi dal punto più alto del tempio, Gesù risponde di non dover dimostrare niente a nessuno. Al diavolo che gli offre il potere su tutti i regni del mondo, Gesù decide di restare un uomo senza alcun potere. Rispondendo alle tentazioni Gesù decide ciò che vuole essere e ciò che non vuole essere. E scegliendo di restare figlio del Padre mostra che un'umanità diversa è possibile. Così Gesù sceglie di essere l'Adam, l'uomo secondo Dio.
Gesù sceglie di non avere, di non essere e di non potere. La forza della tentazione sta proprio nel sussurrarci all'orecchio che è più importante ciò che ancora non siamo, ciò che ancora non abbiamo. Restando affamato Gesù accetta di aver fame. E la fame è l'esperienza più acuta del vuoto che ci portiamo dentro. Gesù non cede alla tentazione di riempirlo in qualunque modo, ma il vuoto lo mantiene. Ciascuno giunge alla maturità umana e spirituale solo quando, da adulto, sceglie ciò che non ha e ciò che non è. Ogni scelta di vita genera una mancanza, crea un vuoto, un'assenza. Scegliendo di restare affamato Gesù sceglie ciò che non ha, decide di mantenere quel vuoto dentro di lui. Non basta riconoscere e assumere questo vuoto, ma è necessario coltivare il vuoto, ossia prendersene cura nella certezza che è terra fertile, e dunque feconda di frutti.
Ma scegliere di restare affamati e coltivare il vuoto significa anche non compiere oggi, tardivamente, scelte che abbiamo assai opportunamente evitato di fare in passato, resistendo alla "tentazione" di cercare oggi un calcolo tardivo, una convenienza che nasce dal rimpianto per scelte che ci avrebbero sfamato di più, ci avrebbero saziato o appagato fino in fondo.
Poi Gesù respinge la tentazione di dover dimostrare a qualcuno di essere il figlio di Dio. Non ha sentito la necessità del riconoscimento da parte degli altri; ha scelto di restare non riconosciuto perché a lui bastava il riconoscimento del Padre. Gli bastava custodire quella voce nel quale è stato battezzato: «Questi è il Figlio mio, l'amato». Una parola d'amore del Padre che per Gesù è un'intima certezza che non ha bisogno di nessuna dimostrazione e prova: «Non metterai alla prova il Signore tuo Dio».
Infine, respinge il potere sui regni del mondo offertogli dal diavolo. Gesù il potere non l'aveva e quando gli è stato offerto l'ha apertamente rifiutato. Se non ha esercitato il potere non è per pigrizia o per disinteresse, infatti ne ha conosciuto la tentazione, ma perché dal maligno, al quale appartiene ogni forma di potere nel mondo, Gesù non si è lasciato convincere a credere nel potere. E per questo Satana non è riuscito a trasformare Gesù in un adoratore del potere: «Il Signore tuo Dio adorerai: e a lui solo renderai culto». Gesù ha scelto di non vivere una vita in ginocchio davanti ai potenti per mendicare una briciola di potere, ma l'unica volta che si è inginocchiato l'ha fatto davanti ai suoi amici per lavare, come un servo, i loro piedi. Gesù ha scelto di vivere affamato, non riconosciuto e senza potere: questa è stata la sua vittoria. Una vittoria che dice una cosa sola: se davvero lo vogliamo, niente e nessuno ci può impedire di vivere il Vangelo.
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