Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 4/2026)
ANNO A – 5 aprile 2026
Domenica di Pasqua
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)
Domenica di Pasqua
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
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LA TOMBA APERTA È PER I VIVI
«Vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro» (Gv 20,1), è questo quello che Maria di Magdala vede nel mattino pasquale. Ma non solo una tomba spalancata, ma anche una tomba vuota, perché il corpo non c'è più: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro», dice Maria correndo da Pietro e dal discepolo amato. È significativo che il racconto sia dominato dal correre: Maria corre dai discepoli e i discepoli corrono al sepolcro. La corsa di Maria, di Pietro,del discepolo amato dice l'urgenza umana di verificare l'incredibile, di dare un senso a un vuoto che fa paura.
La tomba vuota non è la risurrezione di Cristo, ma ne è il segno necessario che chiede d'essere interpretato. La tomba vuota non è solo un dato di fatto, ma è un potente simbolo del ribaltamento della condizione umana. È quel luogo dove ogni essere umano giunge alla fine della vita. Se la tomba è per eccellenza il luogo del limite, della fine dei desideri, il sepolcro vuoto attestato in tutti i racconti evangelici del mattino pasquale indica che la morte è un passaggio, una Pasqua che ogni uomo attraversa.
Umanamente siamo abituati a pensare che la morte sia l'ultima parola. La tomba spalancata e vuota rompe questo schema, perché è lo spazio dell'inedito. Indica che la vita non è più confinata in un luogo fisico o in un destino biologico inevitabili. È il simbolo di una speranza inimmaginabile che riconsegna l'uomo alla sua capacità di essere per la vita. Sì, la pietra rimossa è il segno che il limite umano è stato forzato, scardinato. Non è più un muro, ma una porta aperta su una dimensione di vita che non teme più la corruzione. La pietra tolta suggerisce che non esiste situazione che non possa essere riaperta. Significa che alla luce della Pasqua l'ultima parola sulla nostra vita non appartiene al limite, ma a ciò che lo oltrepassa.
Sì, la tomba aperta è per i vivi. La pietra non è stata tolta per far uscire Gesù, ma per far entrare i discepoli. Pietro e il discepolo amato sono i primi e gli unici a entrare nel sepolcro vuoto. Vi entrano perché nel mattino di Pasqua Dio non chiede una fede cieca basata sul sentito dire, ma invita i discepoli a toccare con mano l'assenza e a trasformarla in presenza interiore.
Pietro "osserva" i dettagli, nota la posizione dei «teli posati là» e il sudario «non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte». L'ordine rivela che la morte è stata vinta con una calma sovrana di chi è il Signore della vita. Deponendo i teli e piegando il sudario è come se Gesù avesse deposto gli abiti del dolore e della morte. Il Risorto non porta con sé nulla del mondo dei morti.
Il discepolo amato "vede": per lui si usa un verbo che indica la visione profonda; è l'occhio penetrante di chi ama. Giovanni non ha bisogno di altre spiegazioni: «vide e credette», anche se «non avevano ancora compreso la Scrittura». Lui, l'amato da Gesù, conosce l'amore e lo riconosce in quel segno di ordine e di vita.
La tomba vuota è la porta aperta che permette alla ragione umana di affacciarsi sull'abisso della risurrezione senza esserne annientata. La risurrezione di Cristo, come la vita, non ci dà certezze assolute ma segni. Cercare oggi il senso significa avere l'occhio del discepolo amato. Il caos della morte non ha l'ultima parola.
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