Parola che si fa vita
Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)
Con la Domenica di Pasqua 2024 è terminata la pubblicazione dei commenti a cura di Camminare insieme.
Continuo la pubblicazione con i commenti alla Parola di papa Francesco.
"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.
1a domenica di Quaresima (A) (22 febbraio 2026)
Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,14)
2a domenica di Quaresima (A) (1 marzo 2026)
Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4)
3a domenica di Quaresima (A) (8 marzo 2026)
Signore - gli dice la donna - dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete (Gv 4,15)
4a domenica di Quaresima (A) (15 marzo 2026)
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5)
5a domenica di Quaresima (A) (22 marzo 2026)
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,25)
Domenica delle Palme (A) (29 marzo 2026)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46)
(Francesco, Angelus, 1 marzo2020)
1a domenica di Quaresima (A) (22 febbraio 2026)
Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,14)
In questa prima domenica di Quaresima, il Vangelo racconta che Gesù, dopo il battesimo nel fiume del Giordano, «fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». Egli si prepara a cominciare la sua missione di annunciatore del Regno dei cieli e, come già Mosè ed Elia, nell'Antico Testamento, lo fa con un digiuno di quaranta giorni. Entra in "quaresima".
Al termine di questo periodo di digiuno, irrompe il tentatore, il diavolo, che cerca per tre volte di mettere in difficoltà Gesù. La prima tentazione prende spunto dal fatto che Gesù ha fame; il diavolo gli suggerisce: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Una sfida. Ma la risposta di Gesù è netta: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». Egli si richiama a Mosè, quando ricorda al popolo il lungo cammino compiuto nel deserto, in cui ha imparato che la sua vita dipende dalla Parola di Dio.
Poi il diavolo fa un secondo tentativo, si fa più astuto, citando anch'egli la Sacra Scrittura. La strategia è chiara: se tu hai tanta fiducia nella potenza di Dio, allora sperimentala, infatti la Scrittura stessa afferma che sarai soccorso dagli angeli. Ma anche in questo caso Gesù non si lascia confondere, perché chi crede sa che Dio non lo si mette alla prova, ma ci si affida alla sua bontà. Perciò alle parole della Bibbia, strumentalmente interpretate da satana, Gesù risponde con un'altra citazione: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Infine, il terzo tentativo rivela il vero pensiero del diavolo: poiché la venuta del Regno dei cieli segna l'inizio della sua sconfitta, il maligno vorrebbe distogliere Gesù dal portare a compimento la sua missione, offrendogli una prospettiva di messianismo politico. Ma Gesù respinge l'idolatria del potere e della gloria umana e, alla fine, scaccia il tentatore dicendogli: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"». E a questo punto, presso Gesù, fedele alla consegna del Padre, si avvicinarono degli angeli per servirlo.
Questo ci insegna una cosa: Gesù non dialoga con il diavolo. Gesù risponde al diavolo con la Parola di Dio, non con la sua parola. Nella tentazione tante volte noi incominciamo a dialogare con la tentazione, a dialogare con il diavolo: "Sì, ma io posso fare questo…, poi mi confesso, poi questo, quell'altro…". Mai dialogare con il diavolo. Gesù fa due cose con il diavolo: lo scaccia via o, come in questo caso, risponde con la Parola di Dio. State attenti: mai dialogare con la tentazione, mai dialogare con il diavolo.
Anche oggi Satana irrompe nella vita delle persone per tentarle con le sue proposte allettanti; mescola la sua alle tante voci che cercano di addomesticare la coscienza. Da più parti arrivano messaggi che invitano a "lasciarsi tentare" per sperimentare l'ebbrezza della trasgressione. L'esperienza di Gesù ci insegna che la tentazione è il tentativo di percorrere vie alternative a quelle di Dio: "Ma, fai questo, non c'è problema, poi Dio perdona! Ma un giorno di gioia prenditelo…" – "Ma è peccato!" – "No, non è niente". Vie alternative, vie che ci danno la sensazione dell'autosufficienza, del godimento della vita fine a sé stesso. Ma tutto ciò è illusorio: ben presto ci si rende conto che più ci allontaniamo da Dio, più ci sentiamo indifesi e inermi di fronte ai grandi problemi dell'esistenza.
Testimonianza di Parola vissuta
Un prestito dopo l'altro. Un giorno, ho notato che a casa non c'era nulla da mangiare ed erano finiti anche i soldi. Anche se avevo fame, però, potevo continuare ad amare, e quando poco dopo una compagna di scuola ha bussato alla porta per chiedere un po' di sale, gliel'ho dato e così ho fatto con una vicina. Mia sorella però non era proprio d'accordo: «Non è possibile! Noi non abbiamo da mangiare e tu continui a dare». Le ho spiegato che amavo Gesù in ognuno che bussava alla porta, ma non è servito.
Poco dopo un'altra vicina ci ha chiesto del kerosene. Mia sorella è rimasta in silenzio aspettando la mia reazione.
Sentivo che Gesù nel cuore mi diceva: «Se veramente vivi il Vangelo, ama e dai anche a questo prossimo». E così ho fatto. Dopo qualche ora, un amico di famiglia ci ha portato una busta che mio padre, lontano da casa, ci mandava. Era piena di soldi.
C.V. - Haiti
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(Francesco, Angelus, 5 marzo 2023)
2a domenica di Quaresima (A) (1 marzo 2026)
Signore, è bello per noi essere qui! (Mt 17,4)
In questa seconda Domenica di Quaresima viene proclamato il Vangelo della Trasfigurazione: Gesù porta con sé, sul monte, Pietro, Giacomo e Giovanni, e si rivela a loro in tutta la sua bellezza di Figlio di Dio.
Fermiamoci un momento su questa scena e chiediamoci: in che cosa consiste questa bellezza? Cosa vedono i discepoli? Un effetto spettacolare? No, non è questo. Vedono la luce della santità di Dio risplendere nel volto e nelle vesti di Gesù, immagine perfetta del Padre. Si rivela la maestà di Dio, la bellezza di Dio. Ma Dio è Amore, e dunque i discepoli hanno visto con i loro occhi la bellezza e lo splendore dell'Amore divino incarnato in Cristo. Hanno avuto un anticipo del paradiso! Che sorpresa per i discepoli! Avevano avuto sotto gli occhi per tanto tempo il volto dell'Amore, e non si erano mai accorti di quanto fosse bello! Solo adesso se ne rendono conto e con tanta gioia, con immensa gioia.
Gesù, in realtà, con questa esperienza li sta formando, li sta preparando a un passo ancora più importante. Di lì a poco, infatti, dovranno saper riconoscere in Lui la stessa bellezza, quando salirà sulla croce e il suo volto sarà sfigurato. Pietro fatica a capire: vorrebbe fermare il tempo, mettere la scena in "pausa", stare lì e prolungare questa esperienza meravigliosa; ma Gesù non lo permette. La sua luce, infatti, non si può ridurre a un "momento magico"! Così diventerebbe una cosa finta, artificiale, che si dissolve nella nebbia dei sentimenti passeggeri. Al contrario, Cristo è la luce che orienta il cammino, come la colonna di fuoco per il popolo nel deserto. La bellezza di Gesù non aliena i discepoli dalla realtà della vita, ma dà loro la forza di seguire Lui fino a Gerusalemme, fino alla croce. La bellezza di Cristo non è alienante, ti porta sempre avanti, non ti fa nascondere: vai avanti!
Questo Vangelo traccia anche per noi una strada: ci insegna quanto è importante stare con Gesù, anche quando non è facile capire tutto quello che dice e che fa per noi. È stando con Lui, infatti, che impariamo a riconoscere sul suo volto la bellezza luminosa dell'amore che si dona, anche quando porta i segni della croce. Ed è alla sua scuola che impariamo a cogliere la stessa bellezza nei volti delle persone che ogni giorno camminano accanto a noi: i familiari, gli amici, i colleghi, chi nei modi più vari si prende cura di noi. Quanti volti luminosi, quanti sorrisi, quante rughe, quante lacrime e cicatrici parlano d'amore attorno a noi! Impariamo a riconoscerli e a riempircene il cuore. E poi partiamo, per portare anche agli altri la luce che abbiamo ricevuto, con le opere concrete dell'amore, tuffandoci con più generosità nelle occupazioni quotidiane, amando, servendo e perdonando con più slancio e disponibilità. La contemplazione delle meraviglie di Dio, la contemplazione del volto di Dio, della faccia del Signore, ci deve spingere al servizio degli altri.
Possiamo chiederci: sappiamo riconoscere la luce dell'amore di Dio nella nostra vita? La riconosciamo con gioia e gratitudine nei volti delle persone che ci vogliono bene? Cerchiamo attorno a noi i segni di questa luce, che ci riempie il cuore e lo apre all'amore e al servizio? Oppure preferiamo i fuochi di paglia degli idoli, che ci alienano e ci chiudono in noi stessi? La grande luce del Signore e la luce finta, artificiale degli idoli. Cosa preferisco io?
Testimonianza di Parola vissuta
«Nella clinica dove presto servizio in una delle zone più povere di Manila, per evitare infezioni causate dalle mosche, avevamo necessità di schermare le finestre con delle zanzariere. Inoltre ci servivano diversi apparecchi diagnostici, per una spesa complessiva di circa 1000 pesos. Eravamo in cinque e, ricordandoci la promessa di Gesù: "Dove due o tre sono uniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro", chiedemmo con fede aiuto a lui. Cinque minuti dopo una donna ci venne incontro: "Abbiamo organizzato una raccolta di fondi – disse –, e abbiamo dei soldi in più: questi 1000 pesos sono per le necessità della vostra clinica"».
S.G. - Filippine
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(Francesco, Angelus, 19 marzo 2017)
3a domenica di Quaresima (A) (8 marzo 2026)
Signore - gli dice la donna - dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete (Gv 4,15)
Il Vangelo di questa domenica, terza di Quaresima, ci presenta il dialogo di Gesù con la Samaritana. L'incontro avvenne mentre Gesù attraversava la Samaria, regione tra la Giudea e la Galilea, abitata da gente che i Giudei disprezzavano, ritenendola scismatica ed eretica. Ma proprio questa popolazione sarà una delle prime ad aderire alla predicazione cristiana degli Apostoli. Mentre i discepoli vanno nel villaggio a procurarsi da mangiare, Gesù rimane presso un pozzo e chiede da bere a una donna, venuta lì ad attingere l'acqua. E da questa richiesta comincia un dialogo. "Come mai un giudeo si degna di chiedere qualcosa a una samaritana?". Gesù risponde: se tu sapessi chi sono io, e il dono che ho per te, saresti tu a chiedere e io ti darei "acqua viva", un'acqua che sazia ogni sete e diventa sorgente inesauribile nel cuore di chi la beve.
Andare al pozzo ad attingere acqua è faticoso e noioso; sarebbe bello avere a disposizione una sorgente zampillante! Ma Gesù parla di un'acqua diversa. Quando la donna si accorge che l'uomo con cui sta parlando è un profeta, gli confida la propria vita e gli pone questioni religiose. La sua sete di affetto e di vita piena non è stata appagata dai cinque mariti che ha avuto, anzi, ha sperimentato delusioni e inganni. Perciò la donna rimane colpita dal grande rispetto che Gesù ha per lei e quando Lui le parla addirittura della vera fede, come relazione con Dio Padre "in spirito e verità", allora intuisce che quell'uomo potrebbe essere il Messia, e Gesù - cosa rarissima - lo conferma: «Sono io, che parlo con te». Lui dice di essere il Messia ad una donna che aveva una vita così disordinata.
L'acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo; allora Dio ci ha trasformati e riempiti della sua grazia. Ma può darsi che questo grande dono lo abbiamo dimenticato, o ridotto a un mero dato anagrafico; e forse andiamo in cerca di "pozzi" le cui acque non ci dissetano. Quando dimentichiamo la vera acqua, andiamo in cerca di pozzi che non hanno acque pulite. Allora questo Vangelo è proprio per noi! Non solo per la samaritana, per noi. Gesù ci parla come alla Samaritana. Certo, noi già lo conosciamo, ma forse non lo abbiamo ancora incontrato personalmente. Sappiamo chi è Gesù, ma forse non l'abbiamo incontrato personalmente, parlando con Lui, e non lo abbiamo ancora riconosciuto come il nostro Salvatore. Questo tempo di Quaresima è l'occasione buona per avvicinarci a Lui, incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore, parlare con Lui, ascoltare Lui; è l'occasione buona per vedere il suo volto anche nel volto di un fratello o di una sorella sofferente. In questo modo possiamo rinnovare in noi la grazia del Battesimo, dissetarci alla fonte della Parola di Dio e del suo Santo Spirito; e così scoprire anche la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana.
Testimonianza di Parola vissuta
A scuola, quel giorno, il nostro insegnante ci aveva assegnato un'interrogazione scritta.
A una domanda che era stata fatta io non ero sicura di saper rispondere e ho improvvisato una certa risposta. Frattanto ho notato che la mia compagna di destra stava rispondendo con facilità, molto sicura di sé, a tutte le domande. A un certo punto, senza che lei se ne accorgesse, ho spostato il suo foglio sotto i miei occhi e ho potuto copiare quello che lei aveva scritto.
Alla fine dell'ora stavo andando dall'insegnante per consegnare il mio compito, ma dentro di me sentivo che, se lo avessi dato così come lo avevo scritto, non mi sarei sentita in pace: era la voce della coscienza e mi stava dicendo che non era giusto "rubare".
Allora ho cancellato tutta la parte che avevo copiato dalla compagna e ho scritto soltanto la soluzione che io avevo pensato.
Quando qualche giorno dopo abbiamo ricevuto i risultati, mi sono accorta che la mia risposta era quella giusta.
Lea
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(Francesco, Angelus, 26 marzo 2017)
4a domenica di Quaresima (A) (15 marzo 2026)
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5)
Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita. Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell'uomo va, si lava, e riacquista la vista. Era un cieco dalla nascita. Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito. «Lo hai visto: è colui che parla con te». «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.
Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa "venire alla luce", mediante la rinascita dall'acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell'acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati "illuminati" da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un'altra scala di valori, che viene da Dio. Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Se adesso vi chiedessi: "Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?" Cosa rispondereste? Ognuno risponda nel suo cuore.
Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre. Un'altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell'interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l'interesse personale, camminiamo nelle ombre.
Testimonianza di Parola vissuta
«Eravamo in campagna. Accanto a noi abita Tino, un bambino che vive in un ambiente difficile; forse per questo è così violento anche col nostro Andrea, suo coetaneo.
Un pomeriggio, trovo la nuova bici di Andrea rotta.
Spazientita, voglio assolutamente sapere chi è stato.
Poco dopo arriva Andrea mogio mogio. "Mamma, ho rotto io la bicicletta". Sorpresa, ho dovuto sgridarlo prima di perdonarlo.
Il giorno dopo, in un momento di intimità, il bambino mi confessa: "Sai mamma, a rompere la bici è stato Tino. Ma eri così arrabbiata che ho avuto paura per lui. A casa lo sgridano sempre…"».
M.C.
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(Francesco, Angelus, 29 marzo 2020)
5a domenica di Quaresima (A) (22 marzo 2026)
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,25)
Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima è quello della risurrezione di Lazzaro. Lazzaro era fratello di Marta e Maria; erano molto amici di Gesù. Quando Lui arriva a Betania, Lazzaro è morto già da quattro giorni; Marta corre incontro al Maestro e gli dice: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù le risponde: «Tuo fratello risorgerà»; e aggiunge: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà». Gesù si fa vedere come il Signore della vita, Colui che è capace di dare la vita anche ai morti. Poi arrivano Maria e altre persone, tutti in lacrime, e allora Gesù - dice il Vangelo - «si commosse profon-damente e […] scoppiò in pianto». Con questo turbamento nel cuore, va alla tomba, ringrazia il Padre che sempre lo ascolta, fa aprire il sepolcro e grida forte: «Lazzaro, vieni fuori!». E Lazzaro esce con «i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario».
Qui tocchiamo con mano che Dio è vita e dona vita, ma si fa carico del dramma della morte. Gesù avrebbe potuto evitare la morte dell'amico Lazzaro, ma ha voluto fare suo il nostro dolore per la morte delle persone care, e soprattutto ha voluto mostrare il dominio di Dio sulla morte. In questo passo del Vangelo vediamo che la fede dell'uomo e l'onnipotenza di Dio, dell'amore di Dio si cercano e infine si incontrano. È come una doppia strada: la fede dell'uomo e l'onnipotenza dell'amore di Dio che si cercano e alla fine si incontrano. Lo vediamo nel grido di Marta e Maria e di tutti noi con loro: "Se tu fossi stato qui!...". E la risposta di Dio non è un discorso, no, la risposta di Dio al problema della morte è Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita… Abbiate fede! In mezzo al pianto continuate ad avere fede, anche se la morte sembra aver vinto. Togliete la pietra dal vostro cuore! Lasciate che la Parola di Dio riporti la vita dove c'è morte".
Anche oggi Gesù ci ripete: "Togliete la pietra". Dio non ci ha creati per la tomba, ci ha creati per la vita, bella, buona, gioiosa. Ma «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo», dice il Libro della Sapienza, e Gesù Cristo è venuto a liberarci dai suoi lacci.
Dunque, siamo chiamati a togliere le pietre di tutto ciò che sa di morte: ad esempio, l'ipocrisia con cui si vive la fede, è morte; la critica distruttiva verso gli altri, è morte; l'offesa, la calunnia, è morte; l'emarginazione del povero, è morte. Il Signore ci chiede di togliere queste pietre dal cuore, e la vita allora fiorirà ancora intorno a noi. Cristo vive, e chi lo accoglie e aderisce a Lui entra in contatto con la vita. Senza Cristo, o al di fuori di Cristo, non solo non è presente la vita, ma si ricade nella morte.
La risurrezione di Lazzaro è segno anche della rigenerazione che si attua nel credente mediante il Battesimo, con il pieno inserimento nel Mistero Pasquale di Cristo. Per l'azione e la forza dello Spirito Santo, il cristiano è una persona che cammina nella vita come una nuova creatura: una creatura per la vita e che va verso la vita.
Testimonianza di Parola vissuta
Sia perché al lavoro le cose non andavano bene, sia per una certa stanchezza, quando tornavo a casa l'unico mio bisogno era di riposare. Non mi accorgevo delle tante incombenze cadute sulle spalle di mia moglie. Una sera, mentre lei era impegnata a mettere a letto i bambini e io me ne stavo in poltrona a guardare la tv, con la coda dell'occhio m'accorsi della tristezza sul suo volto. Dopo un momento di smarrimento, dentro di me riecheggiò una frase ascoltata durante il periodo pasquale. Il sacerdote aveva detto che la risurrezione di Gesù non è un evento isolato: si ripete ogni qualvolta riusciamo a vincere noi stessi. Mi alzai per andare da lei, l'abbracciai mentre stava sistemando i vestiti dei bambini e le dissi che ero grato e fiero di avere una moglie così forte e così unica. Lei, stupita, scoppiò in lacrime. Una volta messi a letto i bambini, spegnemmo la tv e ci sedemmo a parlare. Le confidai le grane sul lavoro, la mia forza venuta da ciò che avevo sentito sulla risurrezione… E lei, con dolcezza meravigliosa: «Dammi una mano a vivere da risorti».
P.P. – Canada
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(Francesco, Omelia, 5 aprile 2020)
Domenica delle Palme (A) (29 marzo 2026)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46)
Gesù «svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo». Dio ci ha salvato servendoci. In genere pensiamo di essere noi a servire Dio. No, è Lui che ci ha serviti gratuitamente, perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati. Ed è ancora più difficile servire se non ci lasciamo servire da Dio.
Il Signore ci ha serviti fino a provare le situazioni più dolorose per chi ama: il tradimento e l'abbandono.
Il tradimento. Gesù ha subito il tradimento del discepolo che l'ha venduto e del discepolo che l'ha rinnegato. È stato tradito dalla gente che lo osan-nava e poi ha gridato: «Sia crocifisso!». È stato tradito dall'istituzione religiosa che l'ha con-dannato ingiustamente e dall'istituzione politica che si è lavata le mani. Pensiamo ai piccoli o grandi tradi-menti che abbiamo subito nella vita. È terribile quando si scopre che la fiducia ben riposta viene ingannata. Nasce in fondo al cuore una delusione tale, per cui la vita sembra non avere più senso. Questo succede perché siamo nati per essere amati e per amare, e la cosa più dolorosa è venire traditi da chi ha promesso di esserci leale e vicino. Non possiamo nemmeno immaginare come sia stato doloroso per Dio, che è amore.
L'abbandono. Sulla croce, nel Vangelo odierno, Gesù dice una frase, una sola: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È una frase forte. Gesù aveva sofferto l'abbandono dei suoi, che erano fuggiti. Ma gli rimaneva il Padre. Ora, nell'abisso della solitudine, per la prima volta lo chiama col nome generico di "Dio". E gli grida «a gran voce» il "perché?", il "perché?" più lacerante: "Perché anche Tu mi hai abbandonato?". Sono in realtà le parole di un Salmo 22: ci dicono che Gesù ha portato in preghiera anche la desolazione estrema. Ma resta il fatto che l'ha provata: ha provato l'abbandono più grande, che i Vangeli testimoniano riportando le sue parole originali.
Perché tutto questo? Ancora una volta per noi, per servirci. Perché quando ci sentiamo con le spalle al muro, quando ci troviamo in un vicolo cieco, senza luce e via di uscita, quando sembra che perfino Dio non risponda, ci ricordiamo di non essere soli. Gesù ha provato l'abbandono totale, la situazione a Lui più estranea, per essere in tutto solidale con noi. L'ha fatto per me, per te, per tutti noi, lo ha fatto per dirci: "Non temere, non sei solo. Ho provato tutta la tua desolazione per essere sempre al tuo fianco". Ecco fin dove ci ha serviti Gesù, calandosi nell'abisso delle nostre sofferenze più atroci, fino al tradimento e all'abbandono.
Che cosa possiamo fare dinanzi a Dio che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l'abbandono? Possiamo non tradire quello per cui siamo stati creati, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull'amore. Allora, in questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso, misura dell'amore di Dio per noi. Davanti a Dio che ci serve fino a dare la vita, chiediamo, guardando il Crocifisso, la grazia di vivere per servire.
Testimonianza di Parola vissuta
Dirigo un'agenzia di banca. Una sera, uscendo dall'ufficio, portavo il peso di un grosso problema irrisolto: riguardava un cliente che si era comportato male con il suo conto corrente. Intravedevo solo due soluzioni che mi davano sofferenza: danneggiare gravemente il cliente, avviando le pratiche legali, o rischiare di venire meno ai doveri. Avevo un appuntamento con mia moglie, per tornare insieme a casa. Di solito cercavo di liberarmi dai pensieri, ma quella sera non ci riuscii. Lei capì subito e mi disse: «Giornata pesante oggi vero?». Cominciai a confidarmi. Mary non era dentro i problemi di banca, ma ascoltava attentamente, in silenzio. Dopo averle detto tutto, mi sentii come sollevato e più fiducioso. Il problema rimaneva, ma ora non era più soltanto mio. L'indomani cominciai ad intravedere una terza soluzione che consentiva, nel rispetto dei miei compiti, di non danneggiare il cliente.
G. K. – Inghilterra
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