Parola che si fa vita
Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)
Con la Domenica di Pasqua 2024 è terminata la pubblicazione dei commenti a cura di Camminare insieme.
Continuo la pubblicazione con i commenti alla Parola di papa Francesco.
"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.
Domenica di Pasqua (A) (5 aprile 2026)
Allora entrò anche l'altro discepolo … e vide e credette (Gv 20,8)
2a domenica di Pasqua (A) (12 aprile 2026)
Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" (Gv 20,19)
3a domenica di Pasqua (A) (19 aprile 2026)
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31)
4a domenica di Pasqua (A) (26 aprile 2026)
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9)
5a domenica di Pasqua (A) (3 maggio 2026)
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio (Gv 14,1)
6a domenica di Pasqua (A) (10 maggio 2026)
Non vi lascerò orfani: verrò da voi (Gv 14,18)
Ascensione del Signore (A) (17 maggio 2026)
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
Pentecoste (A) (24 maggio 2026)
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (Gv 20,21)
(Francesco, dal Massaggio pasquale, 1° aprile 2018)
Domenica di Pasqua (A) (5 aprile 2026)
Allora entrò anche l'altro discepolo … e vide e credette (Gv 20,8)
Gesù è risorto dai morti.
Risuona nella Chiesa in tutto il mondo questo annuncio, insieme con il canto dell'Alleluia: Gesù è il Signore, il Padre lo ha risuscitato ed Egli è vivo per sempre in mezzo a noi.
Gesù stesso aveva preannunciato la sua morte e risurrezione con l'immagine del chicco di grano. Diceva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Ecco, proprio questo è accaduto: Gesù, il chicco di grano seminato da Dio nei solchi della terra, è morto ucciso dal peccato del mondo, è rimasto due giorni nel sepolcro; ma in quella sua morte era contenuta tutta la potenza dell'amore di Dio, che si è sprigionata e si è manifestata il terzo giorno, quello che oggi celebriamo: la Pasqua di Cristo Signore.
Noi cristiani crediamo e sappiamo che la risurrezione di Cristo è la vera speranza del mondo, quella che non delude. È la forza del chicco di grano, quella dell'amore che si abbassa e si dona fino alla fine, e che davvero rinnova il mondo. Questa forza porta frutto anche oggi nei solchi della nostra storia, segnata da tante ingiustizie e violenze. Porta frutti di speranza e di dignità dove ci sono miseria ed esclusione, dove c'è fame e manca il lavoro, in mezzo ai profughi e ai rifugiati - tante volte respinti dall'attuale cultura dello scarto –, alle vittime del narcotraffico, della tratta di persone e delle schiavitù dei nostri tempi.
E noi oggi domandiamo frutti di pace per il mondo intero.. frutti di riconciliazione, frutti di speranza, frutti di dialogo, frutti di consolazione…
Anche a noi, come alle donne accorse al sepolcro, viene rivolta questa parola: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!». La morte, la solitudine e la paura non sono più l'ultima parola. C'è una parola che va oltre e che solo Dio può pronunciare: è la parola della Risurrezione. Con la forza dell'amore di Dio, essa «sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti, dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace» (Preconio Pasquale).
Testimonianza di Parola vissuta
L'occasione per essere costruttore di pace attraverso il rispetto e il dialogo con chi è diverso da noi, dalla nostra cultura o fede, si è presentata ad una riunione dell'azienda dove lavoro. C'era aria tesa, il tono della voce era alto e accusatorio. Come contribuire alla distensione degli animi? Parlare sembrava impossibile e forse controproducente. Ascoltavo chi parlava, o gridava, con animo sereno e cercando di capire le sue ragioni. Non era facile. Era uno sforzo che mi spossava.
All'intervallo, il collega che aveva alzato la voce più di tutti è venuto verso di me chiedendomi scusa per come si era comportato. L'ho abbracciato senza dire niente. E lui, continuando il suo sfogo: «Mia moglie ha saputo ieri di avere un male incurabile. Sono disperato». Gli ho consigliato di rivolgersi a un amico medico e me ne è stato grato. Ho concluso con la promessa che avrei continuato a stargli accanto. Quando siamo rientrati nella sala, l'atmosfera non era più quella di prima. Importante è il momento presente per cogliere l'ispirazione che Dio ci dà per agire.
E.J. – Usa
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(Francesco, Regina caeli, 7 aprile 2013)
2a domenica di Pasqua (A) (12 aprile 2026)
Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" (Gv 20,19)
In questa domenica che conclude l'Ottava di Pasqua, rinnovo a tutti l'augurio pasquale con le parole stesse di Gesù Risorto: «Pace a voi!». Non è un saluto, e nemmeno un semplice augurio: è un dono, anzi, il dono prezioso che Cristo offre ai suoi discepoli dopo essere passato attraverso la morte e gli inferi. Dona la pace, come aveva promesso: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». Questa pace è il frutto della vittoria dell'amore di Dio sul male, è il frutto del perdono. Ed è proprio così: la vera pace, quella profonda, viene dal fare esperienza della misericordia di Dio. Oggi è la Domenica della Divina Misericordia, per volontà del beato Giovanni Paolo II, che chiuse gli occhi a questo mondo proprio alla vigilia di questa ricorrenza.
Il Vangelo di Giovanni ci riferisce che Gesù apparve due volte agli Apostoli chiusi nel Cenacolo: la prima, la sera stessa della Risurrezione, e quella volta non c'era Tommaso, il quale disse: se io non vedo e non tocco, non credo. La seconda volta, otto giorni dopo, c'era anche Tommaso. E Gesù si rivolse proprio a lui, lo invitò a guardare le ferite, a toccarle; e Tommaso esclamò: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù allora disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». E chi erano questi che avevano creduto senza vedere? Altri discepoli, altri uomini e donne di Gerusalemme che, pur non avendo incontrato Gesù risorto, credettero sulla testimonianza degli Apostoli e delle donne. Questa è una parola molto importante sulla fede, possiamo chiamarla la beatitudine della fede. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto: questa è la beatitudine della fede!
In ogni tempo e in ogni luogo sono beati coloro che, attraverso la Parola di Dio, proclamata nella Chiesa e testimoniata dai cristiani, credono che Gesù Cristo è l'amore di Dio incarnato, la Misericordia incarnata. E questo vale per ciascuno di noi!
Agli Apostoli Gesù donò, insieme con la sua pace, lo Spirito Santo, perché potessero diffondere nel mondo il perdono dei peccati, quel perdono che solo Dio può dare, e che è costato il Sangue del Figlio. La Chiesa è mandata da Cristo risorto a trasmettere agli uomini la remissione dei peccati, e così far crescere il Regno dell'amore, seminare la pace nei cuori, perché si affermi anche nelle relazioni, nelle società, nelle istituzioni. E lo Spirito di Cristo Risorto scaccia la paura dal cuore degli Apostoli e li spinge ad uscire dal Cenacolo per portare il Vangelo. Abbiamo anche noi più coraggio di testimoniare la fede nel Cristo Risorto! Non dobbiamo avere paura di essere cristiani e di vivere da cristiani! Noi dobbiamo avere questo coraggio, di andare e annunciare Cristo Risorto, perché Lui è la nostra pace, Lui ha fatto la pace, con il suo amore, con il suo perdono, con il suo sangue, con la sua misericordia.
Testimonianza di Parola vissuta
Stavo giocando con un mio amico quando è arrivato un altro ragazzo che senza motivo ha cominciato a picchiarmi sulla testa con una bottiglia di vetro. Per le tante ferite sono stato portato in ospedale. Ritornato a casa, il dolore era così forte che avevo un solo pensiero: quello di vendicarmi. Il giorno dopo, il papà di quel ragazzo, è venuto a casa mia a scusarsi di quanto era accaduto dandomi il permesso di fare a suo figlio ciò che lui aveva fatto a me "forse così capirà quanto si è comportato male!". Proprio mentre lui parlava, mi sono ricordato che noi cristiani dobbiamo amare anche il nemico. Allora ho subito risposto: "Non farò niente contro suo figlio perché l'ho perdonato".
Lui non si aspettava questa mia risposta che sconvolgeva le sue abitudini, e felicissimo ha chiamato il figlio, anche lui molto sorpreso. Ci siamo perdonati a vicenda.
Dionisio, Africa
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(Francesco, Regina caeli, 4 maggio 2014)
3a domenica di Pasqua (A) (19 aprile 2026)
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31)
Il Vangelo di questa domenica, che è la terza domenica di Pasqua, è quello dei discepoli di Emmaus. Questi erano due discepoli di Gesù, i quali, dopo la sua morte e passato il sabato, lasciano Gerusalemme e ritornano, tristi e abbattuti, verso il loro villaggio, chiamato appunto Emmaus. Lungo la strada Gesù risorto si affiancò ad essi, ma loro non lo riconobbero. Vedendoli così tristi, Egli dapprima li aiutò a capire che la passione e la morte del Messia erano previste nel disegno di Dio e preannunciate nelle Sacre Scritture; e così riaccese un fuoco di speranza nei loro cuori.
A quel punto, i due discepoli avvertirono una straordinaria attrazione verso quell'uomo misterioso, e lo invitarono a restare con loro quella sera. Gesù accettò ed entrò con loro in casa. E quando, stando a mensa, benedisse il pane e lo spezzò, essi lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista, lasciandoli pieni di stupore. Dopo essere stati illuminati dalla Parola, avevano riconosciuto Gesù risorto nello spezzare il pane, nuovo segno della sua presenza. E subito sentirono il bisogno di ritornare a Gerusalemme, per riferire agli altri discepoli questa loro esperienza, che avevano incontrato Gesù vivo e lo avevano riconosciuto in quel gesto della frazione del pane.
La strada di Emmaus diventa così simbolo del nostro cammino di fede: le Scritture e l'Eucaristia sono gli elementi indispensabili per l'incontro con il Signore. Anche noi arriviamo spesso alla Messa domenicale con le nostre preoccupazioni, le nostre difficoltà e delusioni… La vita a volte ci ferisce e noi ce ne andiamo tristi, verso la nostra "Emmaus", voltando le spalle al disegno di Dio. Ci allontaniamo da Dio. Ma ci accoglie la Liturgia della Parola: Gesù ci spiega le Scritture e riaccende nei nostri cuori il calore della fede e della speranza, e nella Comunione ci dà forza. Parola di Dio, Eucaristia. Leggere ogni giorno un brano del Vangelo. Ricordatelo bene: leggere ogni giorno un brano del Vangelo, e le domeniche andare a fare la Comunione, a ricevere Gesù. Così è accaduto con i discepoli di Emmaus: hanno accolto la Parola; hanno condiviso la frazione del pane e da tristi e sconfitti che si sentivano, sono diventati gioiosi. Sempre la Parola di Dio e l'Eucaristia ci riempiono di gioia. Ricordatelo bene! Quando tu sei triste, prendi la Parola di Dio. Quando tu sei giù, prendi la Parola di Dio e va' alla Messa della domenica a fare la Comunione, a partecipare del mistero di Gesù. Parola di Dio, Eucaristia: ci riempiono di gioia.
Testimonianza di Parola vissuta
Nella nostra parrocchia - scrive un parroco -: l'azione pastorale degli animatori della comunità non si limita al piccolo gruppo dei praticanti ma è rivolta a tutti.
Avvicinano ogni persona che incontrano con un atteggiamento d'amore, sapendo che è un incontro con Gesù, e tanti ne sono conquistati e coinvolti. A loro comunicano la loro scoperta: Dio è amore e vuole che anche noi ci amiamo.
Basta vivere le sue Parole, che, se vissute, cambiano poco a poco la mentalità, promuovono lo spirito di comunione, suscitano il clima di famiglia.
Ben presto tanti ne fanno l'esperienza. Iniziano gli incontri della Parola da vivere che poi si moltiplicano, si fanno nei caseggiati, coinvolgono sempre più persone. Si forma una vera comunità, aperta e accogliente, con uno stile di vita evangelico.
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(Francesco, Regina caeli, 7 maggio 2017)
4a domenica di Pasqua (A) (26 aprile 2026)
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9)
Nel Vangelo di questa domenica, detta "la domenica del buon pastore", Gesù si presenta con due immagini che si completano a vicenda. L'immagine del pastore e l'immagine della porta dell'ovile. Il gregge, che siamo tutti noi, ha come abitazione un ovile che serve da rifugio, dove le pecore dimorano e riposano dopo le fatiche del cammino. E l'ovile ha un recinto con una porta, dove sta un guardiano. Al gregge si avvicinano diverse persone: c'è chi entra nel recinto passando dalla porta e chi «vi sale da un'altra parte». Il primo è il pastore, il secondo un estraneo, che non ama le pecore, vuole entrare per altri interessi. Gesù si identifica col primo e manifesta un rapporto di familiarità con le pecore, espresso attraverso la voce, con cui le chiama e che esse riconoscono e seguono. Lui le chiama per condurle fuori, ai pascoli erbosi dove trovano buon nutrimento.
La seconda immagine con cui Gesù si presenta è quella della «porta delle pecore». Infatti dice: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato», cioè avrà la vita e l'avrà in abbondanza. Cristo, Buon Pastore, è diventato la porta della salvezza dell'umanità, perché ha offerto la vita per le sue pecore.
Gesù, pastore buono e porta delle pecore, è un capo la cui autorità si esprime nel servizio, un capo che per comandare dona la vita e non chiede ad altri di sacrificarla. Di un capo così ci si può fidare, come le pecore che ascoltano la voce del loro pastore perché sanno che con lui si va a pascoli buoni e abbondanti. Basta un segnale, un richiamo ed esse seguono, obbediscono, si incamminano guidate dalla voce di colui che sentono come presenza amica, forte e dolce insieme, che indirizza, protegge, consola e medica.
Così è Cristo per noi. C'è una dimensione dell'esperienza cristiana che forse lasciamo un po' in ombra: la dimensione spirituale e affettiva. Il sentirci legati da un vincolo speciale al Signore come le pecore al loro pastore. A volte razionalizziamo troppo la fede e rischiamo di perdere la percezione del timbro di quella voce, della voce di Gesù buon pastore, che stimola e affascina. Come è capitato ai due discepoli di Emmaus, cui ardeva il cuore mentre il Risorto parlava lungo la via. È la meravigliosa esperienza di sentirsi amati da Gesù. Fatevi la domanda: "Io mi sento amato da Gesù? Io mi sento amata da Gesù?". Per Lui non siamo mai degli estranei, ma amici e fratelli. Eppure non è sempre facile distinguere la voce del pastore buono. State attenti. C'è sempre il rischio di essere distratti dal frastuono di tante altre voci. Oggi siamo invitati a non lasciarci distogliere dalle false sapienze di questo mondo, ma a seguire Gesù, il Risorto, come unica guida sicura che dà senso alla nostra vita.
Testimonianza di Parola vissuta
Stavo portando i giornali in giro a bicicletta e c'era nebbia fitta quella mattina. Avevo appena iniziato il percorso quando mi accorgo di un uomo che gesticolava, in preda al panico E' straniero. Mi fermo e chiedo: "Dove deve andare?" L'uomo tira fuori dalla tasca un libretto dove c'era scritto l'indirizzo. Era nella zona industriale dall'altra parte del mio paese: normalmente sarebbe già difficile arrivarci, ma ora con la nebbia era davvero impossibile. Immaginavo come mi sarei sentito, se avessi dovuto presentarmi ad un nuovo lavoro rischiando di arrivare in ritardo già il primo giorno. Allora gli dico : Seguimi. Invece di tante spiegazioni, gli ho fatto strada fino alla zona industriale. Quel signore era molto grato, te lo puoi immaginare!
Poi di corsa ritorno al mio giro, perché i giornali debbono essere consegnati alle sette. In me una GIOIA mai sperimentata.
Peter - Olanda
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