II Domenica di Pasqua (B)


ANNO B - 12 aprile 2015
II Domenica di Pasqua

At 4,32-35
1Gv 5,1-6
Gv 20,19,-31
(Visualizza i brani delle Letture)


CHI CREDE IN GESÙ
AMA DIO E I FRATELLI

La lettura degli Atti è costituita da un sommario, cioè da una sintesi che contiene l'essenziale della vita della comunità descritta da Luca. Queste righe vanno lette con attenzione, fuori dalla categoria dell'ideale. Luca non si riferisce a una comunità concreta, non detta delle regole come è chiaro nell'episodio di Anania e Saffira; non immagina una comunità di tipo monastico o, più coerentemente con il suo tempo, come quella di Qumran. Luca dice che una comunità di cristiani si caratterizza per il pensiero costante del bene comune, che sfugge a chi si attacca a sé stesso e alle sue cose come a degli assoluti. Si fa riferimento a una prassi di comunione e di condivisione che è il segno caratteristico della testimonianza cristiana. È da notare il collegamento fra questa prassi di condivisione e la testimonianza della risurrezione del Signore. Tutto appare normale conseguenza della fede nella risurrezione.
Come si testimonia il Risorto?
Questa è una domanda ricorrente. La risposta di Luca è chiara: se credo che Cristo è risorto, cerco di rendere migliore la vita degli altri. La trappola è, constatato che quella di Luca è una comunità ideale, sentirsi liberi da questo tipo di testimonianza. Se è ideale la misura sognata da Luca, è però necessaria la testimonianza della condivisione, con l'umiltà di chi si rende conto di quanto è difficile lasciare qualcosa di proprio per soccorrere i bisogni di un altro e anche di quanto sia differente una comunità di persone che si sforzano di farlo, da una composta da gente che nemmeno ci pensa. Tutti i temi che oggi ci agitano, la povertà, la crisi, l'accoglienza, ecc. sono banchi di prova per la nostra fede nel Risorto, perché ci fanno chiedere se siamo fra quelli che, pur non capaci di mettere in discussione tutto, ci provano oppure fra quelli che nemmeno ci pensano, come faranno, subito dopo queste righe, Anania e Saffira.

Una bella luce di coraggio viene dalle parole che si leggono nella Prima lettera di Giovanni, che pone un collegamento fra fede e amore, che è verso Cristo, verso colui che lo ha generato, il Padre, e chi da lui è stato generato, qui si può pensare ai battezzati. Si stabilisce un circolo d'amore e di obbedienza, che conferma !'immagine della comunità degli Atti; la fede in Gesù Cristo è amore verso Dio e verso i fratelli. Non è solo un dovere morale, che potrebbe schiacciarci e farci sentire inadeguati. Giovanni incoraggia affermando che non ci si trova di fronte a una missione impossibile, chi crede in Gesù Cristo ha vinto il mondo. Lo Spirito di Dio è qui un alleato nel cammino che aiuta la fiducia. Credere che Cristo è risorto è pensare che ha vinto il mondo, il pensiero fondato su tanti fallimenti e delusioni che la morte è l'ultima parola dell'esistenza e che il destino di ogni cosa, progetto, pensiero, sentimento sia quello di naufragare nel nulla. Cristo ha vinto la morte, il mondo è una notizia che libera le energie della speranza e della vita, spesso sepolte anche nel cuore dei credenti. L'energia della risurrezione si trasmette da Cristo al cuore del credente e da quello a Dio e agli altri; il circolo della fiducia e dell'amore intercetta e distrugge quello della delusione e del rancore. Basta entrarci, questa è la speranza che trasmette questa lettera, che basta entrarci; senza dare spazio alla tristezza di chi pensa di non poter vincere e di far parte di un esercito perennemente in rotta. Non è così, perché Cristo è risorto. Tommaso è uno dei personaggi più citati dalla letteratura e dalla sapienza popolare, uno che colpisce perché nell'immaginario rappresenta la fede difficile.

Il brano di Giovanni racconta di come nasce e si trasmette la fede nella resurrezione. Cristo si presenta agli apostoli e mostra le mani e il fianco, cioè che è lo stesso che hanno visto sulla croce. Le parole di Gesù sono la sintesi della sua missione e il senso della sua risurrezione: il male ha smesso di essere il padrone del mondo, non solo lo ha sconfitto il Risorto, ma sono ormai capaci di sconfiggerlo anche i suoi discepoli. Sulla loro parola e testimonianza la notizia della risurrezione si spargerà nel mondo. Non solo identità fra il Cristo della croce e quello risorto, ma anche fra Cristo risorto e la sua comunità. Questa identità è rivelata a Tommaso, che ha bisogno di ripetere l'esperienza degli altri, ma arriva ugualmente a una fede piena, diventando il capostipite di quelli che non sono stati testimoni diretti, ma credono nella testimonianza e vedono l'identità fra il corpo risorto di Cristo e la comunità, la Chiesa. Nostro capostipite. Il tempo dell'esperienza di Tommaso, otto giorni dopo la sera della Pasqua, fa riferimento alla celebrazione delle prime comunità. Il dono dello Spirito è riferimento chiaro alla Chiesa che nasce. Le reazioni alla risurrezione sono la gioia e la fede.
Questa seconda domenica di Pasqua, per la chiave di lettura usata in questi commenti, indica con insistenza come il luogo dell' esperienza della risurrezione sia la comunità. In questo senso la difficoltà di Tommaso è quella di tanti che non vedono nella Chiesa la trasparenza del Risorto, e nello stesso tempo è un avviso alla comunità di non essere opaca, di non ostacolare l'esperienza del Risorto. Le caratteristiche della trasparenza sono: la fede nella risurrezione; la gioia; il dono dello Spirito che si manifesta nel perdono accolto e donato; lo stupore di scoprire la vita attraverso le ferite.

VITA PASTORALE N. 3/2015
(commento di Luigi Vari, biblista)

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