Domenica di Pasqua (B)


ANNO B - 5 aprile 2015
Domenica di Pasqua

At 10,34a.37-43
Col 3,1-4 [1Cor 5,6-8]
Gv 20,1-9

TESTIMONIARE
CRISTO RISORTO

La lettura degli Atti riporta il discorso di Pietro in casa di Cornelio; la domanda è da dove arriva all'uomo la salvezza; la liberazione da un destino segnato dalla fragilità e dalla morte. La risposta era chiara nella teologia dell'Alleanza, è Dio che salva e la Legge è il racconto dell'amore di Dio verso il suo popolo. Una lenta evoluzione aveva prodotto il pensiero che fossero le regole della Legge a produrre la salvezza; rispettare le regole è salvarsi. Nei suoi primi passi la Chiesa deve rispondere a questa domanda, se per entrare nel popolo di Dio, bisogna imparare le regole della Legge, abbracciare l'ebraismo oppure no.
Pietro, dopo l'esperienza nella casa di Cornelio, scopre e dichiara che è Cristo a salvare. Racconta tutta la vita di Cristo, la sua morte e risurrezione e, unendo notizie che tutti conoscono con verità, comprese nella comunione con il Risorto, traccia l'identikit del testimone della risurrezione: prescelto, in comunione, credente, perdonato. Legare, come fa Pietro, la fede nella risurrezione a tutte le vicende della vita di Cristo, compresa la croce, non cedendo alla tentazione di ridurla a un effetto speciale, è per noi cristiani, testimoni della risurrezione, un'indicazione a cercare i segni della risurrezione non fuori dalla vita e dalle sue croci, ma proprio lì. Nessuna regola può salvare dalla morte, nessuna appartenenza può farlo; Cristo risorto sì.

San Paolo nella lettera ai Colossesi si riferisce alla condizione del cristiano di cui aveva parlato nei primi capitoli della lettera; dunque, se siete risorti con Cristo, allora... L'esortazione di Paolo è di orientarsi verso l'alto, cioè di mettere Cristo risorto come faro della propria vita. Guardare in alto e non in basso non significa per Paolo disinteressarsi della vita di ogni giorno, ma di non viverla lasciandosi appesantire fino a perdere la speranza. La vita nascosta di cui Paolo parla è la vita della fede, della comunione; che siamo risorti con Cristo non è un'evidenza sensoriale, che la vita abbia sconfitto la morte si testimonia credendo.
Come testimoniare la risurrezione? Paolo non pensa che si debba farlo come se essa fosse un'evidenza alla quale tutti devono arrendersi; fare come se la morte non ci fosse e le sofferenze non contassero nulla non è rispettare i tempi di Dio. La vita risorta si nasconde nella vita quotidiana e si manifesta orientandosi verso l'alto, lasciandosi affascinare dal pensiero della risurrezione piuttosto che attrarre, come capita spesso, dal fascino della morte. Torna il pensiero che la risurrezione non si impone, ma si crede e si spera; e che il tempo della vita è quello di segni nascosti da scoprire più che di evidenze, perché l'evidenza è di Dio.

Giovanni introduce il lettore nel mattino di Pasqua e racconta la scoperta del sepolcro vuoto; un segno che ognuno può interpretare come vuole e, di fatto, è interpretato nel modo sbagliato. La corda di Pietro e di Giovanni non è quella di chi ha già capito tutto, ma quella, forse, di chi immagina che !'inimicizia abbia compiuto anche un ultimo sfregio. Prima di tutto Giovanni si rende conto di qualcosa di diverso, perché non c'è la confusione di un furto; attende Pietro, e su questa attesa sono state scritte molte bellissime cose.
Finalmente arriva Pietro che fa una rassegna di tutto; una rassegna accurata, anch'essa, in sé, non decisiva, anche se sufficiente a eliminare l'ipotesi del furto; lo raggiunge Giovanni, così che il lettore si trova di fronte a una testimonianza valida. La conclusione è: vide e credette. Non si dice nulla di Pietro, e si può immaginario pensoso, certo non incredulo e subito coinvolto dalla fede di Giovanni. Un'osservazione finale quasi li giustifica, più Pietro che Giovanni, infatti, dice il racconto, non avevano ancora compreso la Scrittura. Il salto della fede è repentino, inatteso. I segni sono molto poveri e discutibili. Sono sufficienti solo al discepolo amico di Gesù, a chi non aveva dimenticato nessuna delle sue parole e, anche se stravolto dall' esperienza della croce, continua a coltivare la fiducia.

Ci sono nel racconto due strade che i discepoli percorrono per arrivare alla fede nel Risorto; la strada del discepolo amato, che si lascia convincere dall'assenza del corpo di Cristo nel sepolcro. Credere nella presenza attraverso l'assenza è una strada particolarmente impegnativa, perché è quella dell'amore. L'amore tiene conto di ogni parola, ricorda ogni gesto e interpreta ogni segno, non si mette a fare tutte le ipotesi, quando si ricorda della persona amata. Giovanni, amico di Gesù, vede e crede, perché ha l'evidenza dell'amore a illuminarlo e si può immaginare mentre scuote Pietro stupito e gli ripete quello che Pietro aveva visto per primo.
L'altra strada suggerita per interpretare i segni è quella delle Scritture; l'osservazione finale del brano richiama anche il racconto di Emmaus nel vangelo di Luca, e offre una chiave sufficiente a ogni cristiano per scoprire che Cristo è vivo. Per noi quella delle Scritture è una strada sicura per chi si ritrova, nelle diverse vicende, più nei panni di Pietro e dei due di Emmaus che in quelli di Giovanni. Le Scritture sono la luce che illumina il passo: aiutano a cogliere tutti i segni e aiutano a unirsi al coro con la meravigliosa sequenza di Pasqua: la morte e la vita si sono scontrate in un prodigioso duello.

VITA PASTORALE N. 3/2015
(commento di Luigi Vari, biblista)

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