La diaconia gentile delle donne



Il diaconato in Italia n° 176/177
(settembre/dicembre 2012)

RIQUADRI


La diaconia gentile delle donne
di Maria Pina Rizzi

Leggendo il celebre sonetto di Dante "Tanto gentile e tanto onesta pare", affiorano queste impressioni...
Se è vero che la donna nella Chiesa non ha mai rivestito un ruolo ministeriale specifico e rilevante che la candidasse al diaconato, è altrettanto vero che, nel mondo contemporaneo, intriso di brutture e malvagità, la prima diaconia, il primo servizio che la donna può offrire è quello di rendere verità e onore alla sua innaturale grazia e dignità, alla sua nobiltà d'animo e cortesia. Per lunghi secoli il ruolo del servizio nella donna, è stato inteso come mera sottomissione, fatta di silenzi e cieche obbedienze, di forme umili o meglio umilianti. Anche la figura di Maria di Nazareth, proposta spesso alle donne come modello da imitare, è stata ridotta a questa semplicistica interpretazione. Oggi alla donna spetta un ruolo che le appartiene in modo del tutto singolare: riportare l'Umanità a riconoscere ed apprezzare nuovamente la Bellezza. È necessario che si passi ancora dal caos al cosmos, dal disordine alla bellezza originaria.
Alla donna compete la diaconia della Bellezza intesa come ritorno a quanto il Creatore le ha affidato. In principio maschio e femmina li creò. La donna stessa, per prima, ha bisogno di riappropriarsi di tale immagine di se stessa. L'accanita lotta per conquistare la parità dei diritti, il femminismo portato all'esasperazione hanno svuotato la donna di quanto le appartiene sin dalle origini dell'Universo, o meglio, la donna stessa si è lasciata svuotare, prestandosi ad uno stile troppo grossolano e spesso inadeguato alla originalità della grazia che le è propria. La donna vive una sua diaconia, non ministeriale, ma quotidiana che la rende pienamente donna, pienamente realizzata. È molto difficile credere e pensare tutto questo mentre sono altre le immagini che ogni giorno si è costretti a sopportare intrise di violenza, soprusi, sfruttamento, schiavitù di ogni genere. Servire la gioia, l'amore, la vita e saperlo fare con dignità, senza sentirsi secondi ad alcuno, anzi assaporando e gustando questo ruolo fatto anche di consolazione donata, di tenerezza, di dolcezza.
Quanto bisogno ha il mondo di questa diaconia! Ovunque la donna è chiamata ad essere così, sia che il suo ambito rimanga quello della propria casa, sia che si tratti di un impegno nel sociale, nella politica, nel lavoro. Non si tratta di qualcosa che viene dall'esterno, ma nel senso proprio dell'educere, di tirar fuori quanto è iscritto nel suo intimo più profondo. Maria ha raggiunto l'apice del suo essere serva collaborando all'opera della salvezza, accettando di essere la Madre del Salvatore del mondo, del Servo per eccellenza. Nell'eccomi, sono la serva del Signore, Maria è pienamente donna perché porta l'Umanità alla pienezza dei tempi, come ricorda Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem. La donna è chiamata a custodire e ad essere testimone nello stesso tempo perché si ritorni alla Bellezza originaria.

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