Assunzione della Beata Vergine Maria




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 8/2026)


ANNO A – 15 agosto 2026
Assunzione della Beata Vergine Maria

Apocalisse 11,19; 12,1-6a.10ab • Salmo 44 • 1Corinzi 15,20-27a • Luca 1,39-56
(Visualizza i brani delle Letture)


ASSUNZIONE DI MARIA

C'è un rischio sottile che corriamo ogni volta che celebriamo Maria: quello di proiettare su di lei l'immagine di donna e di madre che secoli di cultura hanno impresso in noi. Il rischio di fare di Maria una figura passiva che ha semplicemente detto di sì a un destino smisurato, essere la madre del Messia, quasi schiacciata da una grazia troppo grande per lei. In realtà, il Vangelo contraddice questa narrazione. Nel Magnificat, Maria non parla come una spettatrice sorpresa e disorientata, ma come una donna che possiede le chiavi di lettura della storia. La storia del popolo alla quale appartiene, Israele, e la storia della sua giovane vita. Ciò che accade in lei non è un evento che la attraversa come l'acqua percorre un canale, ma è l'opera stessa della sua intelligenza credente. Maria non è madre perché ha prestato un utero; è madre perché per opera dello Spirito di Dio ha concepito il Figlio di Dio con la sua fede. È l'ascolto della Parola a permettere che la Parola si faccia carne, non il contrario. L'obbedienza della fede non è sempre e comunque contraddizione alla nostra volontà, ma può essere anche illuminazione, liberazione, consapevolezza. L'incontro con Elisabetta mostra un'obbedienza che libera, che rende adulti e responsabili. Il Dio a cui Maria risponde non è un padrone che si appropria della vita e del corpo di una giovane donna secondo le logiche grette del possesso maschile. Maria non sperimenta il sacro come una violazione della sua intimità. Ciò che sperimenta è lo sguardo: «Ha guardato l'umiltà della sua serva». E lo sguardo è l'unico atto capace di scegliere l'altro senza ridurlo a cosa, di riconoscerlo nella sua alterità. Maria si sente guardata, cioè amata nella sua libertà.
Ed è proprio perché si sente custodita nella sua dignità che Maria può compiere un gesto teologico inaudito: prende la sua esperienza più intima - la gestazione di una vita - e la lancia nel cuore dello spazio pubblico. Il Magnificat non è una litania devota, è un manifesto di rottura. In quel canto, la carne di Maria si dilata fino a coincidere con la carne dei poveri di Israele, con gli umiliati di ogni tempo. Abbattere i potenti dai troni e innalzare gli umili non è un'utopia sociologica, ma la conseguenza di un Dio che abita la carne degli ultimi.
L'umanità di Maria diventa così la matrice da cui il Figlio imparerà a guardare il mondo dalla parte degli scartati.
Perché nella festa della dormizione o assunzione di Maria la Chiesa, da Oriente a Occidente, insiste così tanto sul corpo di Maria? È perché oggi celebriamo la smentita più radicale di ogni forma di utilitarismo, anche di quello religioso. Dio non usa nessuno. Il corpo di Maria non è stato un contenitore di cui lo Spirito si è servito per far nascere Cristo, per poi abbandonarlo al nulla. Se Dio usasse le persone come mezzi per un fine non sarebbe il Dio di Gesù Cristo, ma un idolo cinico. L'Assunzione di Maria è la festa della carne salvata nella sua totalità. Ci dice che nulla di ciò che siamo andrà perduto. Nel corpo risorto di Maria, la nostra stessa umanità è già entrata nella dimora di Dio. Oggi guardiamo a Maria per ricordare chi siamo noi: non schiavi di un destino, ma corpi destinati all'eternità, alla gloria. Questa speranza non è un privilegio per pochi, ma è la promessa che Dio rivolge all'umanità intera.


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