Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 8/2026)
ANNO A – 23 agosto 2026
XXI Domenica del Tempo ordinario
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
(Visualizza i brani delle Letture)
XXI Domenica del Tempo ordinario
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
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UNA COMUNITÀ COSCIENTE
«La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Gesù si mette in ascolto del giudizio della gente per verificare la sua missione. Non è indifferente al giudizio degli altri, perché verificare cosa si dice di lui significa verificare se l'identità profonda della sua persona sta emergendo o se è rimasta intrappolata nei vecchi schemi mentali. Non domanda se la folla ha apprezzato le sue guarigioni o capito i suoi discorsi, ma chi è il Figlio dell'uomo. Senza focalizzarsi subito sulla sua identità privata e utilizzando la figura del "Figlio dell'uomo", Gesù vuole sapere cosa si è capito di quel personaggio escatologico che sta interpretando e manifestando.
«Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti», gli rispondono i discepoli. Lo hanno inserito nella categoria più alta che conoscono - quella dei grandi profeti di Israele - ma non lo hanno ancora compreso nella sua novità assoluta. Non commentando il giudizio delle folle, Gesù crea un vuoto, un silenzio quasi imbarazzante, che interrompe il flusso del "si dice" e costringe i dodici a uscire allo scoperto.
«Ma voi, chi dite che io sia?». È come se Gesù dicesse: «La folla mi stima, mi paragona ai grandi della fede: ma voi, voi che vivete con me, che vedete anche la mia quotidianità, i miei silenzi, le mie stanchezze... per voi io chi sono?». Il parere di chi lo guarda da lontano lo interessa per capire l'impatto della missione, ma il giudizio dei discepoli è quello che pesa davvero, perché solo loro conoscono la sua verità nuda e non solo la sua parola pubblica. Se nemmeno coloro che ogni giorno mangiano lo stesso pane con lui riescono a capire chi sia in verità, allora la missione è fallita, anche se le folle lo acclamano come un nuovo Elia.
Quel «ma voi...» è l'atto di fondazione di una comunità cosciente. Gesù ha bisogno di sapere se c'è almeno un piccolo nucleo di persone che ha compreso la sua vera identità, perché solo su una consapevolezza solida e condivisa vi può essere futuro.
Quando Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù lo beatifica. La beatitudine rivolta a Pietro non è l'autocompiacimento di chi ha ricevuto un complimento, ma il sollievo e la gioia di chi vede che la missione ha fatto breccia. Gesù riconosce subito che una comprensione così profonda non può nascere solo da un ragionamento umano, ma dal fatto che Pietro si è lasciato interpellare da Dio. In quel momento, Gesù ha la certezza che la sua missione non fallirà: almeno in un uomo, la verità di chi lui sia è passata, è stata capita e accolta. Su quella "pietra", cioè su quella comprensione di fede salda e condivisa, si può finalmente iniziare a costruire qualcosa di duraturo.
Quel «ma voi...» risuona oggi, in questo preciso istante, tra le mura di questa Chiesa e nelle pieghe della nostra vita. Oggi Gesù cerca ancora quel sollievo che trovò a Cesarea di Filippo. Cerca ancora, in ciascuno di noi – in Pietro parla ogni discepolo perché ogni discepolo è Pietro – quel piccolo nucleo di consapevolezza residua in cui la sua missione non fallisce, ma fiorisce. La folla applaude da lontano; il discepolo risponde da vicino. Che la nostra vita non sia l'eco sbiadita del "si dice", ma la confessione coraggiosa, nuda e splendida di chi ha incontrato il Vivente e non può più farne a meno.
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