XVII Domenica del Tempo ordinario (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 7/2026)


ANNO A – 26 luglio 2026
XVII Domenica del Tempo ordinario

1 Re 3,5.7-12 • Salmo 118 • Romani 8,28-30 • Matteo 13,44-52
(Visualizza i brani delle Letture)


IL REGNO È GIÀ TRA LE NOSTRE MANI

«Non voglio che si diffonda il cristianesimo che io conosco. Voglio che si diffonda il Vangelo che io medito, che è un'altra cosa», scriveva Ernesto Balducci. Sì, il Vangelo non è un'utopia ma una vita da vivere. Il Vangelo è una possibile risposta alla domanda che ogni essere umano si fa: «Come vivere?».
A un primo sguardo, le parabole che ascoltiamo in queste domeniche indicano delle realtà alle quali il regno dei cieli è simile – seme, campo, granello di senape, lievito, tesoro, perla, rete –, ma più a fondo esse raccontano delle persone che lavorano: dei seminatori che seminano, una casalinga che impasta, un uomo che trova il tesoro, un mercante che cerca la perla preziosa, dei pescatori che gettano la rete. Il regno dei cieli non è un oggetto da possedere, uno status da raggiungere o un premio da meritare, ma è quel principio di vita contenuto nelle realtà che ci passano tra le mani ogni santo giorno, è quella forma di vita che ogni nostra azione quotidiana può rigenerare o distruggere. Qui sta la differenza tra il cristianesimo come struttura culturale e il Vangelo come dinamica vitale.
Gesù non dice che il Regno è simile al tempio, all'incenso o ai sacrifici dei sacerdoti. Dice che è simile a una donna che fa il pane, a un contadino che fatica, a un mercante di pietre. Questo significa che il Vangelo non si sperimenta uscendo dal mondo, ma immergendovisi. La santità, in quest'ottica, non è una prestazione morale straordinaria, ma la trasparenza dei gesti ordinari. C'è una mistica del quotidiano: l'atto di impastare la farina o di gettare la rete diventa il luogo teologico in cui Dio si manifesta. Il Regno è già tra le nostre mani, ma ha la forma grezza delle cose di tutti i giorni.
Il regno dei cieli è una vita che per sprigionarsi ha bisogno di essere lavorata e vangata come un terreno, di essere scoperta come un tesoro nascosto, cercata come una perla rara e per questo richiede la generosità del seminatore e la sua capacità di attesa, chiede la sapiente laboriosità della donna di casa, la tenacia di chi scopre un tesoro o l'istinto del mercante che ricerca la perla preziosa, chiede la fiducia che anima il pescatore quando getta in mare la rete per la pesca.
Il Vangelo quando è vissuto (questo è il "regno dei cieli") è un potenziale di vita donata, per questo si identifica nel seme che da sé stesso muore per dare frutto. La grandezza del seme è la vita che contiene, per questo, come ripeteva don Michele Do, il seme non vede il miracolo, cioè il germoglio, ma vive il miracolo. Il Vangelo è il lievito che se impastato nella realtà la fa lievitare di senso, è la rete della nostra vita che non attende altro che essere gettata nel mare a rischio di prendere di tutto, "pesci buoni e pesci cattivi", e per questo non ci risparmia la sfida della complessità, la responsabilità della scelta, la fatica del discernimento.
La vita che il Vangelo promette può trovarla solo chi la cerca come si cerca un tesoro e una perla preziosa, nell'inesausta fatica di non riuscire mai e fino in fondo a vendere tutto quel che abbiamo e che siamo per averli. Quando, giunti al tramonto della nostra giornata terrena, nell'ora dei bilanci e dei giudizi, tesori non ne troveremo, allora l'aver lavorato e vangato a fondo il terreno della nostra vita per amore di Gesù Cristo e del suo Vangelo sarà il nostro unico tesoro.


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