XII Domenica del Tempo ordinario (A)




Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di Goffredo Boselli
Vita Pastorale (n. 6/2026)


ANNO A – 21 giugno 2026
XII Domenica del Tempo ordinario

Geremia 20,10-13 • Salmo 68 • Romani 5,12-15 • Matteo 10,26-33
(Visualizza i brani delle Letture)


DALL'ORECCHIO ALLE TERRAZZE

Prima di inviarli ad annunciare il regno dei cieli, Gesù istruisce i dodici apostoli, avvertendoli che la missione non sarà facile. Dicendo loro «non abbiate paura degli uomini», Gesù li avverte che l'opposizione è la prova che il messaggio sta funzionando. Se il mondo non reagisce, se è indifferente significa che il Vangelo è stato annacquato. L'opposizione è garanzia di autenticità. Il conflitto non è un segnale di fallimento, ma la conferma che il Vangelo sta incidendo sulla realtà, scuotendo le coscienze e mettendo in discussione le logiche del mondo.
Gesù utilizza due metafore che trasformano un insegnamento confidenziale in un imperativo missionario radicale: «Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto», e «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze».
Gesù ancora oggi parla "all'orecchio" dei suoi discepoli e "nelle tenebre" non perché voglia nascondersi, ma perché la parola di Dio deve prima mettere radici nell'interiorità dei pochi che la accolgono. Egli voleva che i discepoli custodissero la verità nell'intimità affinché si facesse carne e sangue prima di diventare annuncio. L'immagine biblica di Dio che parla all'orecchio non descrive solo un atto fisico, ma un'intimità spirituale e una rivelazione segreta che Dio concede a chi ascolta la sua parola.
Gesù non si è tirato indietro, perché ciò che ha udito "nell'orecchio" è una verità così luminosa da sostenere anche il peso della croce. È autentico annunciatore dell'Evangelo del Regno solo colui al quale il Signore ha parlato all'orecchio, così che l'evangelizzazione non è la trasmissione di una dottrina, ma la condivisione di un segreto ricevuto in intimità. Ma viene il momento in cui la parola ascoltata nell'orecchio dev'essere annunciata sulle terrazze. Invitando i Dodici a gridare dai tetti, Gesù offre loro una libertà estrema svincolata da ogni condizionamento umano. Per esperienza, egli è consapevole che la sua parola porta una divisione necessaria tra la luce e le tenebre.
L'evangelista Matteo indirizza queste parole di Gesù alla comunità cristiana, parole che alla nostra Chiesa sembrano ricordare che oggi l'annuncio del Vangelo richiede per prima cosa il ritorno all'ascolto nell'orecchio. In un'epoca dominata dal frastuono digitale, la Chiesa è chiamata a essere lo spazio in cui la Parola torna a farsi carne nel silenzio della preghiera e della formazione interiore. Senza questo passaggio nell'intimità, il messaggio cristiano diventa una dottrina immateriale o un insieme di valori etici che non hanno la forza di cambiare la vita di nessuno.
L'invito a gridare dalle terrazze si traduce nel coraggio di denunciare le logiche del mondo con la libertà di chi sa che la propria vita è custodita da Dio. La terrazza più difficile oggi è quella della testimonianza silenziosa ma radicale, capace di generare quell'attrito vitale che scuote le coscienze senza però cadere nel giudizio o nel moralismo. La missione dei discepoli di Cristo, infatti, non è convincere, ma svelare ciò che è stato contemplato nell'oscurità della fede. Solo una Parola che ha vibrato nel segreto dello spirito può diventare una luce pubblica capace di rischiarare le ombre del nostro tempo.


--------------------
torna su
torna all'indice
home