Avvento e Natale (A) 2025/2026



Parola che si fa vita


Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

Con la Domenica di Pasqua 2024 è terminata la pubblicazione dei commenti a cura di Camminare insieme.
Continuo la pubblicazione con i commenti alla Parola di papa Francesco.



"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


1a domenica di Avvento (30 novembre 2025)
Vegliate dunque, perché non sapete (Mt 24,42)

2a domenica di Avvento (7 dicembre 2025)
Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! (Mt 3,2)

Immacolata concezione della B.V. Maria (8 dicembre 2025)
Ecco la serva del Signore (Lc 1,38)

3a domenica di Avvento (14 dicembre 2025)
Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui (Mt 11,11)

4a domenica di Avvento (21 dicembre 2025)
Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1,21)

Natale del Signore (25 dicembre 2025)
Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore (Lc 2,11)

Santa Famiglia (28 dicembre 2025)
Prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto (Mt 2,15)

Maria Madre di Dio (1° gennaio 2026)
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio (Lc 2,20)

2a domenica dopo Natale (4 gennaio 2026)
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14)

Epifania del Signore (6 gennaio 2026)
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo (Mt 2,2)

Battesimo del Signore (11 gennaio 2026)
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli (Mt 3,16)


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1a domenica di Avvento (30 novembre 2025)
Vegliate dunque, perché non sapete (Mt 24,42)

Oggi, prima domenica del tempo di Avvento, inizia un nuovo Anno liturgico. In queste quattro settimane di Avvento, la liturgia ci conduce a celebrare il Natale di Gesù, mentre ci ricorda che Egli viene ogni giorno nella nostra vita, e ritornerà gloriosamente alla fine dei tempi. Tale certezza ci induce a guardare con fiducia al futuro, come ci invita a fare il profeta Isaia, che con la sua voce ispirata accompagna tutto il cammino dell'Avvento.
Nella prima Lettura di oggi, Isaia profetizza che «alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s'innalzerà sopra i colli; ad esso affluiranno tutte le genti». Il tempio del Signore a Gerusalemme è presentato come il punto di convergenza e di incontro di tutti i popoli. Dopo l'Incarnazione del Figlio di Dio, Gesù stesso si è rivelato come il vero tempio. Pertanto, la visione meravigliosa di Isaia è una promessa divina e ci spinge ad assumere un atteggiamento di pellegrinaggio, di cammino verso Cristo, senso e fine di tutta la storia. Quanti hanno fame e sete di giustizia, la possono trovare soltanto percorrendo le vie del Signore; mentre il male e il peccato provengono dal fatto che gli individui e i gruppi sociali preferiscono seguire strade dettate da interessi egoistici, che provocano conflitti e guerre. L'Avvento è il tempo propizio per accogliere la venuta di Gesù, che viene come messaggero di pace per indicarci le vie di Dio.
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci esorta ad essere pronti per la sua venuta: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà». Vegliare non significa avere materialmente gli occhi aperti, ma avere il cuore libero e rivolto nella direzione giusta, cioè disposto al dono e al servizio. Questo è vegliare! Il sonno da cui dobbiamo svegliarci è costituito dall'indifferenza, dalla vanità, dall'incapacità di instaurare rapporti genuinamente umani, dell'incapacità di farsi carico del fratello solo, abbandonato o malato. L'attesa di Gesù che viene si deve tradurre, dunque, in un impegno di vigilanza. Si tratta anzitutto di meravigliarsi davanti all'azione di Dio, alle sue sorprese, e di dare a Lui il primato. Vigilanza significa anche, concretamente, essere attenti al nostro prossimo in difficoltà, lasciarsi interpellare dalle sue necessità, senza aspettare che lui o lei ci chiedano aiuto, ma imparare a prevenire, ad anticipare, come fa sempre Dio con noi.
Maria, Vergine vigilante e Madre della speranza, ci guidi in questo cammino, aiutandoci a rivolgere lo sguardo verso il "monte del Signore", immagine di Gesù Cristo, che attira a sé tutti gli uomini e tutti i popoli.

(Francesco, Angelus, 1 dicembre 2019)



Testimonianza di Parola vissuta

Mio marito da due anni è malato. Un tumore al cervello lo ha trasformato. Talvolta si lamenta perché gli cadono gli oggetti dalle mani. Con i figli ci siamo accordati per non fargli mai sentire che è successo qualcosa di strano… Tante volte, osservando la delicatezza con la quale trattano il padre, rendendomi conto di quali sacrifici e rinunce fanno pur di aiutare in famiglia, vedo in loro una maturità più grande dell’adolescenza.
Stiamo vivendo una stagione della famiglia come mai avevamo vissuto. Nonostante il dolore inconfessabile che pesa sulle nostre giornate, sperimentiamo una grande serenità.

B.S. – Polonia

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2a domenica di Avvento (7 dicembre 2025)
Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! (Mt 3,2)

Nel Vangelo di questa seconda domenica di Avvento risuona l'invito di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Con queste stesse parole Gesù darà inizio alla sua missione in Galilea; e tale sarà anche l'annuncio che dovranno portare i discepoli nella loro prima esperienza missionaria. L'evangelista Matteo vuole così presentare Giovanni come colui che prepara la strada al Cristo che viene, e i discepoli come i continuatori della predicazione di Gesù. Si tratta dello stesso gioioso annuncio: viene il regno di Dio, anzi, è vicino, è in mezzo a noi! Questa parola è molto importante: "Il regno di Dio è in mezzo a voi", dice Gesù. E Giovanni annuncia quello che Gesù dopo dirà: "Il regno di Dio è venuto, è arrivato, è in mezzo a voi". Questo è il messaggio centrale di ogni missione cristiana. Quando un missionario va, un cristiano va ad annunciare Gesù, non va a fare proselitismo, come se fosse un tifoso che cerca per la sua squadra più aderenti. No, va semplicemente ad annunciare: "Il regno di Dio è in mezzo a voi!". E così il missionario prepara la strada a Gesù, che incontra il suo popolo.
Ma che cos'è questo regno di Dio, questo regno dei cieli? Sono sinonimi. Noi pensiamo subito a qualcosa che riguarda l'aldilà: la vita eterna. Certo, questo è vero, il regno di Dio si estenderà senza fine oltre la vita terrena, ma la bella notizia che Gesù ci porta - e che Giovanni anticipa - è che il regno di Dio non dobbiamo attenderlo nel futuro: si è avvicinato, in qualche modo è già presente e possiamo sperimentarne fin da ora la potenza spirituale. "Il regno di Dio è in mezzo a voi!", dirà Gesù. Dio viene a stabilire la sua signoria nella nostra storia, nell'oggi di ogni giorno, nella nostra vita; e là dove essa viene accolta con fede e umiltà germogliano l'amore, la gioia e la pace.
La condizione per entrare a far parte di questo regno è compiere un cambiamento nella nostra vita, cioè convertirci, convertirci ogni giorno, un passo avanti ogni giorno… Si tratta di lasciare le strade, comode ma fuorvianti, degli idoli di questo mondo: il successo a tutti i costi, il potere a scapito dei più deboli, la sete di ricchezze, il piacere a qualsiasi prezzo. E di aprire invece la strada al Signore che viene: Egli non toglie la nostra libertà, ma ci dona la vera felicità. Con la nascita di Gesù a Betlemme, è Dio stesso che prende dimora in mezzo a noi per liberarci dall'egoismo, dal peccato e dalla corruzione, da questi atteggiamenti che sono del diavolo: cercare il successo a tutti i costi; cercare il potere a scapito dei più deboli; avere la sete di ricchezze e cercare il piacere a qualsiasi prezzo.
Il Natale è un giorno di grande gioia anche esteriore, ma è soprattutto un avvenimento religioso per cui è necessaria una preparazione spirituale. In questo tempo di Avvento, lasciamoci guidare dall'esortazione del Battista: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!», ci dice. Noi prepariamo la via del Signore e raddrizziamo i suoi sentieri, quando esaminiamo la nostra coscienza, per cacciare via questi atteggiamenti peccaminosi che ho menzionato, che non sono da Dio: il successo a tutti i costi; il potere a scapito dei più deboli; la sete di ricchezze; il piacere a qualsiasi prezzo.

(Francesco, Angelus, 4 dicembre 2016)



Testimonianza di Parola vissuta

Ero solito andare a prendere mio figlio dopo la sua partita a calcetto nel campo della parrocchia. Un giorno, giunto in anticipo, assistetti al gioco senza che lui mi notasse. Fui scioccato dalla volgarità del comportamento, dal linguaggio scurrile. Non mi sembrò mio figlio. E non era il solo a comportarsi così. Ne parlai col cappellano che seguiva i ragazzi e lui, oltre a confermare ciò che avevo notato, aggiunse che una volta, avendo ripreso uno di loro, era stato poi rimproverato aspramente dal padre, secondo il quale la parrocchia deve rispettare l'educazione libera dei figli in casa. Lo vidi triste e senza idee. Io ne avrei avute, ma a chi parlare? In seguito, condivisi le mie preoccupazioni con altri genitori che venivano a prendere i loro ragazzi dopo lo sport. In breve ci ritrovammo in molti a pensarla allo stesso modo. Decidemmo allora di parlare col parroco, e lui, quasi scherzando, ci consigliò di costituire una squadra parallela per giocare con i figli. Noi prendemmo la cosa sul serio… e fu l'inizio di un nuovo modo di stare loro vicini.

B.C. - Portogallo

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Immacolata concezione della B.V. Maria (8 dicembre 2025)
Ecco la serva del Signore (Lc 1,38)

Le letture dell'odierna Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria presentano due passaggi cruciali nella storia dei rapporti tra uomo e Dio: potremmo dire che ci conducono all'origine del bene e del male. Il Libro della Genesi mostra il primo no, il no delle origini, il no umano, quando l'uomo ha preferito guardare a sé piuttosto che al suo Creatore, ha voluto fare di testa propria. Ma, così facendo, uscendo dalla comunione con Dio, ha smarrito proprio sé stesso e ha incominciato ad avere paura, a nascondersi e ad accusare chi gli stava vicino. Questi sono i sintomi: la paura, è sempre un sintomo di no a Dio, indica che sto dicendo no a Dio; accusare gli altri e non guardare a sé stessi indica che mi sto allontanando da Dio. Questo fa il peccato. Ma il Signore non lascia l'uomo in balia del suo male; subito lo cerca e gli rivolge una domanda piena di apprensione: «Dove sei?». E questo Dio lo fa con tanta pazienza, fino a colmare la distanza creatasi dalle origini. Questo è uno dei passaggi.
Il secondo passaggio cruciale, narrato oggi nel Vangelo, è quando Dio viene ad abitare tra noi, si fa uomo come noi. E questo è stato possibile per mezzo di un grande sì - quello del peccato era il no; questo è il sì, è un grande sì -, quello di Maria al momento dell'Annunciazione. Per questo Gesù ha incominciato il suo cammino sulle strade dell'umanità; lo ha incominciato in Maria, trascorrendo i primi mesi di vita nel grembo della mamma: non è apparso già adulto e forte, ma ha seguito tutto il percorso di un essere umano. Si è fatto in tutto uguale a noi, eccetto il peccato. Per questo ha scelto Maria, l'unica creatura senza peccato, immacolata. Nel Vangelo, con una parola sola, lei è detta «piena di grazia», cioè ricolmata di grazia. Vuol dire che in lei, da subito piena di grazia, non c'è spazio per il peccato. E anche noi, quando ci rivolgiamo a lei, riconosciamo questa bellezza: la invochiamo "piena di grazia", senza ombra di male.
Maria risponde alla proposta di Dio dicendo: «Ecco la serva del Signore». Il suo è un sì pieno, totale, per tutta la vita, senza condizioni. E come il no delle origini aveva chiuso il passaggio dell'uomo a Dio, così il sì di Maria ha aperto la strada a Dio fra noi. È il sì più importante della storia, il sì umile che rovescia il no superbo delle origini, il sì fedele che guarisce la disobbedienza, il sì disponibile che ribalta l'egoismo del peccato.
Anche per ciascuno di noi c'è una storia di salvezza fatta di sì e di no. A volte, però, siamo esperti nei mezzi sì: siamo bravi a far finta di non capire bene ciò che Dio vorrebbe e la coscienza ci suggerisce. E questa furbizia ci allontana dal sì, ci allontana da Dio e ci porta al no, al no del peccato, al no della mediocrità. Così però chiudiamo la porta al bene, e il male approfitta di questi sì mancati. Ogni sì a Dio origina storie di salvezza per noi e per gli altri. Come Maria con il proprio sì.

(Francesco, Angelus, 8 dicembre 2016)



Testimonianza di Parola vissuta

Quando ho del tempo libero, custodisco le due bimbe di una coppia senegalese, in caso di bisogno. I genitori sono sempre molto grati: «Senza di te, siamo persi!», dicono. Talvolta anticipo la mia offerta di aiuto senza aspettare la richiesta. Così giorni fa ho avvisato con un messaggio il papà della mia disponibilità per la domenica mattina. Di lì a poco lui mi telefona: «Lorenza, tu mi devi spiegare come fai a indovinare i nostri bisogni! Sei arrivata al momento giusto!». Ed io: «È Dio che muove i cuori, Tacko, è lui che dobbiamo ringraziare perché ci fa sorelle e fratelli».
Grazie al rapporto di famiglia con loro, quando, in occasione di un viaggio, sono dovuta partire all’una di notte, ho chiesto un passaggio in auto alla stazione proprio a lui per dargli la possibilità di amare a sua volta. E con quale premura è rimasto con me fino all’arrivo degli altri della comitiva! Giorni fa Tacko e la moglie sono venuti a portarmi fino a casa una porzione di riso e pollo cucinato a modo loro. «Adesso sappiamo i tuoi gusti, ormai sei un po’ africana anche tu».

Lorenza – Italia

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3a domenica di Avvento (14 dicembre 2025)
Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui (Mt 11,11)

Da Giovanni, quell'uomo che era nel deserto, tutti si recavano attirati dalla sua testimonianza. E Gesù: Ma cosa siete andati a vedere nel deserto? Uno spettacolo? Una canna agitata dal vento? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi del re.
Dov'era la grandezza di Giovanni per predicare e attirare la gente? Innanzi tutto si ritrova nella fedeltà alla sua missione: Giovanni era un uomo fedele a quello che il Signore gli aveva chiesto. Quindi grande perché fedele. Infatti Giovanni aveva il coraggio di dire cose brutte ai farisei, ai dottori della legge, ai sacerdoti. Andava diretto: "Razza di vipere!". Così facendo, rischiava la vita, sì, ma lui era fedele. Di tutt'altro tenore era il suo atteggiamento nei confronti della gente con la quale era tanto comprensivo.
Questo grande profeta, l'unico al quale è stata data la grazia di annunciare Gesù, questo pastore che capiva la situazione della gente e l'aiutava ad andare avanti col Signore, nonostante fosse grande, forte, sicuro della sua vocazione, aveva anche momenti bui, dubitava, aveva i suoi dubbi. Lo si legge nel Vangelo dove si spiega che Giovanni in carcere incominciò a dubitare. Infatti, agli occhi di Giovanni, Gesù era un salvatore non come lui lo aveva immaginato. E in carcere, con l'angoscia, il grande, il sicuro della sua vocazione, dubitò. Del resto i grandi si possono permettere di dubitare, perché sono grandi.
Una risposta chiarificatrice al Battista è venuta dallo stesso Gesù con le parole esplicite che poi ripeterà nella sinagoga di Nazaret: "Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto. I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano. Ai poveri è annunciata la buona notizia e beato è colui che non trova in me motivo di scandalo".
Un aspetto bello è che i grandi si possono permettere il dubbio. Essi infatti sono sicuri della vocazione, ma ogni volta che il Signore fa vedere loro una nuova strada del cammino entrano nel dubbio. E subentrano le domande: Ma questo non è ortodosso, questo è eretico, questo non è il messia che io aspettavo. Proprio qui sta la grandezza di Giovanni, un grande, l'ultimo di quella schiera di credenti che è incominciata con Abramo, quello che predica la conversione, quello che non usa mezze parole per condannare i superbi, quello che alla fine della vita si permette di dubitare. Questo è un bel programma di vita cristiana.
Invito tutti a chiedere a Giovanni la grazia del coraggio apostolico di dire sempre le cose con verità; quella dell'amore pastorale, cioè di ricevere la gente col poco che si può dare; e anche la grazia di dubitare. Perché può accadere che alla fine della vita, ci si possa chiedere: Ma è vero tutto quello che io ho creduto o sono fantasie?: è la tentazione contro la fede, contro il Signore. Allora è importante che il grande Giovanni, che è il più piccolo nel regno dei cieli, per questo è grande, ci aiuti su questa strada sulle tracce del Signore.

(Francesco, Meditazione mattutina a Santa Marta, 15 dicembre 2016)



Testimonianza di Parola vissuta

Con seri problemi di udito, spinto anche dai miei parrocchiani, sono andato da uno specialista. Dopo avermi chiesto a quale ordine religioso appartenessi, ha cominciato ad enumerare i suoi rancori contro la Chiesa per tutte le incoerenze e le contraddizioni che gli avevano fatto perdere la fede.
L'ho ascoltato con amore, rendendomi conto di trovarmi davanti ad una persona che non si accontentava di un cristianesimo superficiale. A mia volta gli ho risposto che non ci sono argomentazioni per difendere la Chiesa ma solo una vita coerente. E ho aggiunto: «Dio ci ama così come siamo». Lui ha voluto il mio indirizzo e il telefono. Venuto a trovarmi la sera stessa, mi ha raccontato che era stato in seminario fino a 18 anni finché gli è parso che il marxismo rispondesse meglio a ciò che cercava; ora però queste certezze si erano incrinate. Dopo qualche giorno mi ha confidato che, entrato in chiesa, gli era sembrato che Dio gli dicesse: «Io non ti ho mai abbandonato». Ora è tornato ai sacramenti insieme alla moglie.

P. G. – Italia

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4a domenica di Avvento (21 dicembre 2025)
Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1,21)

La liturgia di oggi, che è la quarta e ultima domenica di Avvento, è caratterizzata dal tema della vicinanza, la vicinanza di Dio all'umanità. Il brano del Vangelo ci mostra due persone, le due persone che più di ogni altra sono state coinvolte in questo mistero d'amore: la Vergine Maria e il suo sposo Giuseppe. Mistero di amore, mistero di vicinanza di Dio con l'umanità.
Maria è presentata alla luce della profezia che dice: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio». L'evangelista Matteo riconosce che ciò è avvenuto in Maria, la quale ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo. Dio si è avvicinato all'essere umano prendendo la carne da una donna. Anche a noi, in modo diverso, Dio si avvicina con la sua grazia per entrare nella nostra vita e per offrirci in dono il suo Figlio.
Maria ci appare dunque come modello a cui guardare e sostegno su cui contare nella nostra ricerca di Dio, nella nostra vicinanza a Dio, in questo lasciare che Dio si avvicini a noi e nel nostro impegno per costruire la civiltà dell'amore.
L'altro protagonista del Vangelo di oggi è san Giuseppe. L'evangelista mette in evidenza come Giuseppe da solo non possa darsi una spiegazione dell'avvenimento che vede verificarsi sotto i suoi occhi, cioè la gravidanza di Maria. Proprio allora, in quel momento di dubbio, anche di angoscia, Dio gli si fa vicino con un suo messaggero ed egli viene illuminato sulla natura di quella maternità: «Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Così, di fronte all'evento straordinario, che certamente suscita nel suo cuore tanti interrogativi, si fida totalmente di Dio che gli si avvicina e, seguendo il suo invito, non ripudia la sua promessa sposa ma la prende con sé e sposa Maria. Accogliendo Maria, Giuseppe accoglie consapevolmente e con amore Colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile. Giuseppe, uomo umile e giusto, ci insegna a fidarci sempre di Dio, che ci si avvicina.
Queste due figure, Maria e Giuseppe, che per primi hanno accolto Gesù mediante la fede, ci introducono nel mistero del Natale. Maria ci aiuta a metterci in atteggiamento di disponibilità per accogliere il Figlio di Dio nella nostra vita concreta, nella nostra carne. Giuseppe ci sprona a cercare sempre la volontà di Dio e a seguirla con piena fiducia. Tutti e due si sono lasciati avvicinare da Dio.

(Francesco, Angelus, 18 dicembre 2016)



Testimonianza di Parola vissuta

Ho 39 anni, mamma di due bambine. Valigie e biglietto sono pronti per un viaggio importante per la mia carriera di psicologa. Un amico d'infanzia, medico, viene improvvisamente a trovarci. Approfitto per chiedergli su una cisti al seno che da qualche tempo si fa sentire. Ciò che si prospetta sconvolge tutti i miei programmi. Mi chiedo cosa sarà delle bambine, del marito. Per telefono un'amica mi dice: "Ecco il momento di credere all'amore di Dio per te!".
Rasserenata, comprendo che devo saper rispondere a questo amore. Biopsia, intervento chirurgico e chemioterapia seguono velocemente. Sia in ospedale che poi a casa, sento di essere sostenuta dall'amore di Dio coi suoi piccoli ma evidenti segni.
Come psicologa so che essere gravemente ammalati comporta una crisi seria anche a livello psichico, e per me l'ancora di salvezza è rivolgermi al Padre, ricominciare ogni giorno, offrirgli gradino dopo gradino il peso dell'ascesa al calvario, vivere bene ogni cosa che faccio come fosse l'ultima. So cosa mi attende, eppure è come se fosse iniziata un'avventura, un nuovo modo di vedere la vita e, cosa assurda anche a me stessa, ringrazio Dio per il mio cancro. È la più grande lezione di vita.

R. M., Manila

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Natale del Signore (25 dicembre 2025)
Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore (Lc 2,11)

Lo sguardo e il cuore dei cristiani di tutto il mondo sono rivolti a Betlemme; lì è risuonato l'annuncio atteso da secoli: «È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Sono le parole dell'angelo nel cielo di Betlemme e sono rivolte anche a noi. Ci riempie di fiducia e di speranza sapere che il Signore è nato per noi; che la Parola eterna del Padre, il Dio infinito, ha fissato la sua dimora tra noi. Si è fatto carne, è venuto «ad abitare in mezzo a noi»: ecco la notizia che cambia il corso della storia!
Quello di Betlemme è l'annuncio di «una grande gioia». Quale gioia? Non la felicità passeggera del mondo, non l'allegria del divertimento, ma una gioia "grande" perché ci fa "grandi". Oggi, infatti, noi esseri umani, con i nostri limiti, abbracciamo la certezza di una speranza inaudita, quella di essere nati per il Cielo. Sì, Gesù nostro fratello è venuto a fare del Padre, suo il Padre nostro: fragile Bimbo, ci rivela la tenerezza di Dio; e molto di più: Lui, l'Unigenito del Padre, ci dà il «potere di diventare figli di Dio». Ecco la gioia che consola il cuore, rinnova la speranza e dona la pace: è la gioia dello Spirito Santo, la gioia di essere figli amati.
Gioisci tu, che hai deposto la speranza, perché Dio ti tende la mano: non ti punta il dito contro, ma ti offre la sua manina di Bimbo per liberarti dalle paure, sollevarti dalle fatiche e mostrarti che ai suoi occhi vali come nient'altro. Gioisci tu, che nel cuore non trovi la pace, perché per te si è compiuta l'antica profezia di Isaia: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio […] e il suo nome sarà: […] Principe della pace». La Scrittura rivela che la sua pace, il suo regno «non avrà fine».
Nella Scrittura, al Principe della pace si oppone «il principe di questo mondo» che, seminando morte, agisce contro il Signore, «amante della vita». Lo vediamo in azione a Betlemme quando, dopo la nascita del Salvatore, avviene la strage degli innocenti. Quante stragi di innocenti nel mondo: nel grembo materno, nelle rotte dei disperati in cerca di speranza, nelle vite di tanti bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra. Sono i piccoli Gesù di oggi, questi bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra, dalle guerre.
Isaia, che profetizzava il Principe della pace, ha scritto di un giorno in cui «una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione»; di un giorno in cui gli uomini «non impareranno più l'arte della guerra», ma «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci». Con l'aiuto di Dio, diamoci da fare perché quel giorno si avvicini!

(Francesco, Messaggio Urbi et Orbi, 25 dicembre 2023)



Testimonianza di Parola vissuta

In famiglia con i figli abbiamo pensato di preparare il Natale fissando una cifra per i poveri. Solo che non riusciamo, perché le uscite superano di gran lunga le entrate. Ci è venuto in mente che ogni giorno si faceva la spesa: allora perché non mettere da parte e destinare alla solidarietà tutte le monete che vengono date come resto? Abbiamo messo un salvadanaio ben in vista sul frigorifero, con questa scritta: È Natale quando dono!
I figli subito hanno svuotato le tasche e il gioco è iniziato. Da allora non esistono più monete in casa nostra e il salvadanaio si riempie. È solo una goccia in un oceano, ma dentro c'è tutto l'impegno di una famiglia che cerca di allenarsi a non dimenticare chi è meno fortunato.

Carla

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Santa Famiglia (28 dicembre 2025)
Prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto (Mt 2,15)

In questa prima domenica dopo Natale, la Liturgia ci invita a celebrare la festa della Santa Famiglia di Nazareth. In effetti, ogni presepio ci mostra Gesù insieme con la Madonna e san Giuseppe, nella grotta di Betlemme. Dio ha voluto nascere in una famiglia umana, ha voluto avere una madre e un padre, come noi.
E oggi il Vangelo ci presenta la santa Famiglia sulla via dolorosa dell'esilio, in cerca di rifugio in Egitto. Giuseppe, Maria e Gesù sperimentano la condizione drammatica dei profughi, segnata da paura, incertezza, disagi. Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie.
In terre lontane, anche quando trovano lavoro, non sempre i profughi e gli immigrati incontrano accoglienza vera, rispetto, apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili. Perciò, mentre fissiamo lo sguardo sulla santa Famiglia di Nazareth nel momento in cui è costretta a farsi profuga, pensiamo al dramma di quei migranti e rifugiati che sono vittime del rifiuto e dello sfruttamento, che sono vittime della tratta delle persone e del lavoro schiavo. Ma pensiamo anche agli altri "esiliati": io li chiamerei "esiliati nascosti", quegli esiliati che possono esserci all'interno delle famiglie stesse: gli anziani, per esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti. Molte volte penso che un segno per sapere come va una famiglia è vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani.
Gesù ha voluto appartenere ad una famiglia che ha sperimentato queste difficoltà, perché nessuno si senta escluso dalla vicinanza amorosa di Dio. La fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra che Dio è là dove l'uomo è in pericolo, là dove l'uomo soffre, là dove scappa, dove sperimenta il rifiuto e l'abbandono; ma Dio è anche là dove l'uomo sogna, spera di tornare in patria nella libertà, progetta e sceglie per la vita e la dignità sua e dei suoi familiari.

(Francesco, Angelus, 29 dicembre 2013)



Testimonianza di Parola vissuta

Non ho mai conosciuto il rispetto umano, il pudore, la timidezza, la riverenza. Non ho mai chiesto per me. Dove non riuscivo ad arrivare io, ho sempre trovato qualcuno disposto ad attivarsi al mio posto. Sono infinite storie. Come quella di Nada, bambina rom di pochi mesi, abbandonata all'ospedale di Magenta quando ero ancora pediatra in servizio. Una bambina bellissima, con grandi occhi blu. Ma era cieca e sorda ed era impossibile tenerla al campo insieme ai suoi fratelli. Ci voleva una famiglia. Ma che potevo fare io? Ho fatto una telefonata, quella giusta, e una famiglia milanese è venuta a prendersela. Nada è stata con loro solo qualche mese, perché è morta per una complicazione della sua malattia. Ma ha avuto una famiglia, è stata vegliata e accudita. Nada ha ricevuto quello che non avrei potuto darle. Ho passato la vita a scrivere lettere, a fare telefonate. A chiedere, quando era opportuno e quando non lo era. La vita mi ha sempre sorpresa.

Elena - Italia

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Maria Madre di Dio (1° gennaio 2026)
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio (Lc 2,20)

Iniziamo il nuovo anno affidandolo a Maria Madre di Dio. Il Vangelo della Liturgia di oggi parla di lei, rimandandoci nuovamente all'incanto del presepe. I pastori vanno senza indugio verso la grotta e che cosa trovano? Trovano – dice il testo – «Maria, Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia». Fermiamoci su questa scena e immaginiamo Maria che, come mamma tenera e premurosa, ha appena adagiato Gesù nella mangiatoia. In quell'adagiare possiamo vedere un dono fatto a noi: la Madonna non tiene il Figlio per sé, ma lo presenta a noi; non lo stringe solo tra le sue braccia, ma lo depone per invitarci a guardarlo, accoglierlo e adorarlo. Ecco la maternità di Maria: il Figlio che è nato lo offre a tutti noi. Sempre dando il Figlio, indicando il Figlio, mai trattenendo come cosa propria il Figlio, no. E così durante tutta la vita di Gesù.
E nel posarlo davanti ai nostri occhi, senza dire una parola, ci dona un messaggio stupendo: Dio è vicino, a portata di mano. Non viene con la potenza di chi vuole essere temuto, ma con la fragilità di chi chiede di essere amato; non giudica dall'alto di un trono, ma ci guarda dal basso come fratello, anzi, come figlio. Nasce piccolo e bisognoso perché nessuno debba più vergognarsi di sé stesso: proprio quando facciamo esperienza della nostra debolezza e della nostra fragilità, possiamo sentire Dio ancora più vicino, perché si è presentato a noi così, debole e fragile. È il Dio-bambino che nasce per non escludere nessuno. Per farci diventare tutti fratelli e sorelle.
Ecco allora: il nuovo anno inizia con Dio che, in braccio alla Madre e adagiato in una mangiatoia, ci incoraggia con tenerezza. Abbiamo bisogno di questo incoraggiamento. Viviamo ancora tempi incerti e difficili a causa della pandemia. Tanti sono intimoriti dal futuro e appesantiti da situazioni sociali, da problemi personali, dai pericoli che provengono dalla crisi ecologica, da ingiustizie e da squilibri economici planetari. Guardando a Maria con in braccio il suo Figlio, penso alle giovani madri e ai loro bambini in fuga da guerre e carestie o in attesa nei campi per i rifugiati. Sono tanti! E contemplando Maria che adagia Gesù nella mangiatoia, mettendolo a disposizione di tutti, ricordiamo che il mondo cambia e la vita di tutti migliora solo se ci mettiamo a disposizione degli altri, senza aspettare che siano loro a cominciare a farlo. Se diventiamo artigiani di fraternità, potremo ritessere i fili di un mondo lacerato da guerre e violenze.

(Francesco, Angelus, 1° gennaio 2022)



Testimonianza di Parola vissuta

Nel palazzo dove abito c'è un signore che vive il suo tempo nel cercare dove gli altri sbagliano: porta d'ingresso lasciata aperta, carte di propaganda a terra sotto le cassette della posta, foglie di geranio cadute nel suo balcone, rumore di bambini che giocano… insomma tutti siamo colpevoli della sua infelicità. Immagina la nostra "felicità"!
L'unico pensiero di tutti i condomini è che, data l'età, il nostro accusatore prima o poi si metterà a tacere per sempre. Intanto nessuno lo saluta da un pezzo per evitare di essere aggredito.
Madre Teresa mi spiazza dicendomi: "È Natale ogni volta che sorridi…". Poi tu che rincari la dose: "Natale dipende da te".
Insomma, messo alle strette, ho parlato con mia moglie e abbiamo confezionato un cesto di frutta arricchito da due disegni dei nostri bambini e l'abbiamo portato al nostro "accusatore".
Sorpresa, meraviglia, commozione. E non solo sua ma anche nostra. Basta veramente poco per stravolgere pregiudizi mummificati. Ora il nostro "nonnino", incontrando qualcuno per le scale, al posto delle inascoltate lamentele, ha raccontato della nostra "bella" famiglia.
Sì, è Natale ogni volta che sorrido, che tendo la mano, che ascolto, che faccio il primo passo verso l'altro…, e questo dipende da me.

Francesco, Italia

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2a domenica dopo Natale (4 gennaio 2026)
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14)

La liturgia di oggi, seconda domenica dopo Natale, ci presenta il Prologo del Vangelo di san Giovanni, nel quale viene proclamato che «il Verbo – ovvero la Parola creatrice di Dio – si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Quella Parola, che dimora nel cielo, cioè nella dimensione di Dio, è venuta sulla terra affinché noi la ascoltassimo e potessimo conoscere e toccare con mano l'amore del Padre. Il Verbo di Dio è lo stesso suo Figlio Unigenito, fatto uomo, pieno di amore e di fedeltà, è lo stesso Gesù.
L'Evangelista non nasconde la drammaticità della Incarnazione del Figlio di Dio, sottolineando che al dono d'amore di Dio fa riscontro la non accoglienza da parte degli uomini. La Parola è la luce, eppure gli uomini hanno preferito le tenebre; la Parola venne tra i suoi, ma essi non l'hanno accolta. Hanno chiuso la porta in faccia al Figlio di Dio. È il mistero del male che insidia anche la nostra vita e che richiede da parte nostra vigilanza e attenzione perché non prevalga. Il Libro della Genesi dice una bella frase che ci fa capire questo: dice che il male è "accovacciato davanti alla nostra porta". Guai a noi se lo lasciamo entrare; sarebbe lui allora a chiudere la nostra porta a chiunque altro. Siamo invece chiamati a spalancare la porta del nostro cuore alla Parola di Dio, a Gesù, per diventare così suoi figli.
Nel giorno di Natale è stato già proclamato questo solenne inizio del Vangelo di Giovanni; oggi ci viene proposto ancora una volta. È l'invito della santa Madre Chiesa ad accogliere questa Parola di salvezza, questo mistero di luce. Se lo accogliamo, se accogliamo Gesù, cresceremo nella conoscenza e nell'amore del Signore, impareremo ad essere misericordiosi come Lui. Facciamo sì che il Vangelo diventi sempre più carne anche nella nostra vita. Accostarsi al Vangelo, meditarlo, incarnarlo nella vita quotidiana è il modo migliore per conoscere Gesù e portarlo agli altri. Questa è la vocazione e la gioia di ogni battezzato: indicare e donare agli altri Gesù; ma per fare questo dobbiamo conoscerlo e averlo dentro di noi, come Signore della nostra vita. E Lui ci difende dal male, dal diavolo, che sempre è accovacciato davanti alla nostra porta, davanti al nostro cuore, e vuole entrare.

(Francesco, Angelus, 3 gennaio 2016)



Testimonianza di Parola vissuta

Insieme alla mia famiglia e con altri nel mio paese, abbiamo organizzato una festa dell'accoglienza intitolata "Lieto di conoscerti".
Erano invitati tutti gli abitanti del posto, per passare un pomeriggio insieme.
Con una ragazza della Costa d'Avorio abbiamo presentato la manifestazione e il programma si è svolto tra canti e danze tradizionali del Togo ed esperienze davvero impressionanti sui viaggi affrontati per raggiungere l'Italia e sulle gravi situazioni politiche delle loro nazioni. Erano presenti i sindaci di due paesi vicini e persone provenienti da Togo, Costa d'Avorio, Ghana, Marocco, Albania, Romania, Moldavia e Messico.
Durante il rinfresco era molto bello vedere come non ci fossero barriere ad ostacolare la reciproca conoscenza ed ancora di più notare i sorrisi stampati sui volti dei partecipanti.

Giosuè - Italia

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Epifania del Signore (6 gennaio 2026)
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo (Mt 2,2)

Oggi celebriamo l'Epifania, cioè la "manifestazione" del Signore. Questa solennità è legata al racconto biblico della venuta dei magi dall'Oriente a Betlemme per rendere omaggio al Re dei Giudei. Quella fu la prima "manifestazione" di Cristo alle genti. Perciò l'Epifania mette in risalto l'apertura universale della salvezza portata da Gesù. La Liturgia di questo giorno acclama: «Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra», perché Gesù è venuto per tutti noi, per tutti i popoli, per tutti!
In effetti, questa festa ci fa vedere un duplice movimento: da una parte il movimento di Dio verso il mondo, verso l'umanità - tutta la storia della salvezza, che culmina in Gesù -; e dall'altra parte il movimento degli uomini verso Dio - pensiamo alle religioni, alla ricerca della verità, al cammino dei popoli verso la pace, la pace interiore, la giustizia, la libertà -. E questo duplice movimento è mosso da una reciproca attrazione. Da parte di Dio, che cosa lo attrae? È l'amore per noi: siamo suoi figli, ci ama, e vuole liberarci dal male, dalle malattie, dalla morte, e portarci nella sua casa, nel suo Regno. E anche da parte nostra c'è un amore, un desiderio: il bene sempre ci attrae, la verità ci attrae, la vita, la felicità, la bellezza ci attrae… Gesù è il punto d'incontro di questa attrazione reciproca, di questo duplice movimento. È Dio e uomo: Gesù. Dio e uomo. Ma chi prende l'iniziativa? Sempre Dio! L'amore di Dio viene sempre prima del nostro! Lui sempre prende l'iniziativa. Lui ci aspetta, Lui ci invita, l'iniziativa è sempre sua. Gesù è Dio che si è fatto uomo, si è incarnato, è nato per noi. La nuova stella che apparve ai magi era il segno della nascita di Cristo. Se non avessero visto la stella, quegli uomini non sarebbero partiti. La luce ci precede, la verità ci precede, la bellezza ci precede. Dio ci precede. Lui fa il primo passo. Dio ci precede sempre. La sua grazia ci precede e questa grazia è apparsa in Gesù. Lui è l'epifania. Lui, Gesù Cristo, è la manifestazione dell'amore di Dio. È con noi.
La Chiesa sta tutta dentro questo movimento di Dio verso il mondo: la sua gioia è il Vangelo, è riflettere la luce di Cristo. La Chiesa è il popolo di coloro, che hanno sperimentato questa attrazione e la portano dentro, nel cuore nella vita. «Mi piacerebbe - sinceramente - mi piacerebbe dire a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa - dirlo rispettosamente - dire a quelli che sono timorosi e indifferenti: il Signore chiama anche te, ti chiama ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore!». Il Signore ti chiama. Il Signore ti cerca. Il Signore ti aspetta. Il Signore non fa proselitismo, dà amore, e questo amore ti cerca, ti aspetta, te che in questo momento non credi o sei lontano. E questo è l'amore di Dio.

(Francesco, Angelus, 6 gennaio 2014)



Testimonianza di Parola vissuta

Sera dell'antivigilia di Natale. Da un'auto parcheggiata nei pressi della stazione veronese di Porta Nuova esce Meyra, una signora non più giovane, carica di pacchetti. Si avvicina a una delle prostitute della zona e, augurandole "Buon Natale", la bacia e gliene porge uno. L'altra la guarda con tanto d'occhi: "Ma lo sai chi sono?". "Sì che lo so: una creatura di Dio come sono io".
"E mi abbracceresti anche alla luce del sole?". "Certo, trovati domani a Piazza Bra e vedrai". La scena si ripete con le altre. "E pensare -le dicono incredule e contente - che c'è chi ci sputa addosso, mentre tu per giunta ci porti un regalo". Brusca è invece la reazione del protettore, che la tratta da rompiscatole. Ma lei non disarma: "Invece di far tante storie, cerchi di cambiare anche lei: siamo a Natale! Sì, anche per voi che sguazzate nel fango viene Gesù". E dopo averlo ammansito con un pacchetto di sigarette, Meyra continua a distribuire regali indisturbata.

(dal giornale Città Nuova)

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Battesimo del Signore (11 gennaio 2026)
Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli (Mt 3,16)

Oggi, festa del Battesimo di Gesù, il Vangelo ci presenta la scena avvenuta presso il fiume Giordano: in mezzo alla folla penitente che avanza verso Giovanni il Battista per ricevere il battesimo c'è anche Gesù. Faceva la coda. Giovanni vorrebbe impedirglielo dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te». Il Battista infatti è consapevole della grande distanza che c'è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l'uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell'uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia, cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell'obbedienza e della solidarietà con l'uomo fragile e peccatore, la via dell'umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli. Perché Dio è tanto vicino a noi, tanto!
Nel momento in cui Gesù, battezzato da Giovanni, esce dalle acque del fiume Giordano, la voce di Dio Padre si fa sentire dall'alto: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento». E nello stesso tempo lo Spirito Santo, in forma di colomba, si posa su Gesù, che dà pubblicamente avvio alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata da uno stile, lo stile del servo umile e mite, munito solo della forza della verità, come aveva profetizzato Isaia: «Non griderà, né alzerà il tono, [...] non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità». Servo umile e mite.
Ecco lo stile di Gesù, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fa questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell'adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Ad imitazione di Gesù, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore.
Questa festa ci fa riscoprire il dono e la bellezza di essere un popolo di battezzati, cioè di peccatori – tutti lo siamo – di peccatori salvati dalla grazia di Cristo, inseriti realmente, per opera dello Spirito Santo, nella relazione filiale di Gesù con il Padre, accolti nel seno della madre Chiesa, resi capaci di una fraternità che non conosce confini e barriere.

(Francesco, Angelus, 8 gennaio 2017)



Testimonianza di Parola vissuta

Da diversi anni, causa un'eredità, c'era discordia tra i miei e certi parenti. In quanto cristiano, cercavo qualche modo per ricostruire i rapporti fra tutti.
Quando seppi dell'arrivo in paese di una cugina che non vedevo da tempo, andai a cercarla: la trovai in piazza col marito. Sorpresi, risposero felici al mio saluto: il primo passo era fatto!
Un'altra occasione si presentò col ricovero in ospedale di uno zio di cui conoscevo la durezza. In casa mi avevano sconsigliato di fargli visita, ma io andai lo stesso: mi accolse in silenzio, commosso, e acconsentì che tornassi a trovarlo.
Cosi ad uno ad uno, per anni… Restava una zia, quella che più di tutti ci aveva fatto soffrire. Un giorno la sua figlia minore, incinta, venne ricoverata d'urgenza. Corsi da lei e le restai accanto finché nacque un bellissimo bambino. Qualche tempo dopo mia zia mi invitò a casa sua dove da 18 anni non mettevo piede. Per sciogliere il mio imbarazzo, mi regalò una scatola di cioccolatini: la pace era fatta.

G. V. - Italia

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