XIII Domenica del Tempo ordinario (B)

Omelie - Il Vangelo della domenica
a cura di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio"
Comunità di preti della diocesi di Modena-Nonantola
Vita Pastorale (n. 7/2018)



ANNO B – 1° luglio 2018
XIII Domenica del Tempo ordinario

Sap 1,13-15;2,23-24
2Cor 8,7.9.13-15
Mc 5,21-43
(Visualizza i brani delle Letture)

I VOLTI DELLA FEDE

«Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace». Sono le parole che Gesù dice a questa donna che da dodici anni perdeva sangue. Toccando il mantello di Gesù, questa donna aveva interrotto il cammino del maestro verso la casa di Giairo, dove una ragazza di dodici anni stava morendo. Un'interruzione fatale, perché mentre «stava ancora parlando, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».
Si intrecciano le storie delle persone e si intrecciano la vita e la morte. Dodici anni prima, mentre una bambina nasceva, riempiendo di lacrime di gioia la casa di Giairo, una donna iniziava a perdere sangue; una malattia da cui non era riuscita mai più a guarire. Il sangue per la Bibbia è la sede della vita: chi perde il sangue perde la vita goccia dopo goccia. Dunque, mentre una bambina iniziava la sua vita, una donna iniziava a perderla. Dodici anni dopo, avviene il contrario: mentre la donna guarisce, la ragazzina muore. Ora la casa di Giairo è piena di lacrime di dolore. «Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: non temere, soltanto abbi fede!». Quella fede che ha salvato la donna malata di emorragia, ora può salvare anche la sua bambina.
Il Vangelo è percorso da due domande "assurde" poste da Gesù: «Perché vi agitate e piangete?»; e poco prima: «Chi ha toccato le mie vesti?». Non di rado le domande che paiono assurde sono, invece, sensate. Vedono la vita da un diverso punto di vista. Gesù, infatti, aveva sentito che una forza era uscita da lui, perché solo una persona l'aveva toccato con fede. Quella donna, secondo la Legge, non avrebbe potuto toccare nessuno. Perdere sangue, infatti, rende impuri. E chi è toccato da un impuro, diventa impuro. Ma anche la fede, a quanto pare, ha bisogno del contatto. Si "contrae" per contatto! La donna vuole toccare Gesù e lui si sente toccato in una maniera speciale. La fede della donna la pone sulla stessa frequenza di Gesù e le permette di ricevere la sua forza di salvezza. Gesù non si prende il merito di averla salvata. Vuole che la guarigione sia manifesta, perché emerga che non è il contatto a guarirla magicamente, ma la fede in lui.

Anche a Giairo Gesù chiede la stessa fede. Come sulla strada, anche a casa sua c'è tanta gente. Ma, stavolta, Gesù vuole fare tutto in segreto: «raccomanda loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo». La fede ora ha bisogno di intimità. La gente urla e si agita. Gesù chiede tranquillità e fiducia. Lui sa che la ragazza si risveglierà come da un sonno. Ma è necessario il silenzio: poche parole e gesti carichi di umanità sono capaci di comunicare vita. La fede ha bisogno di silenzio e di gesti intimi e autentici, non teatrali o appariscenti. E, infatti, la vita scorre nuovamente, grazie a un altro tocco: «Talità kum, àlzati!». Questo Vangelo ci parla della fede coraggiosa, che si deve esporre, e di quella intima, che si deve nascondere. Sono la stessa fede: le due facce della fede autentica. Così come la fede richiede coraggio e, allo stesso modo, riservatezza. Non si sbandiera la fede. Se è autentica non è mai esibizionista.


--------------------
torna su
torna all'indice
home