Tempo ordinario (B) [1] - 2018


Parola che si fa vita

Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)

torna all'indice



2a domenica del Tempo ordinario (B) (14 gennaio 2018)
Maestro, dove dimori? (Gv 1,38)

3a domenica del Tempo ordinario (B) (21 gennaio 2018)
Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15)

4a domenica del Tempo ordinario (B) (28 gennaio 2018)
Insegnava loro come uno che ha autorità (Mc 1,22)

5a domenica del Tempo ordinario (B) (4 febbraio 2018)
Guarì molti affetti da varie malattie (Mc 1,34)

6a domenica del Tempo ordinario (B) (11 febbraio 2018)
Gesù lo toccò... e subito la lebbra scomparve da lui (Mc 1,41.42)



_______________




2a domenica del Tempo ordinario (B) (14 gennaio 2018)
Maestro, dove dimori? (Gv 1,38)

Dio ci cerca e ci chiama per nome, come per il giovane Samuele, specialmente per mezzo di testimoni qualificati che ce lo rivelano, come ha fatto Giovanni Battista che ha indicato a due dei suoi discepoli l' "Agnello di Dio" Gesù, perché anche noi ci mettiamo in cammino verso di Lui, e ne diventiamo testimoni con e nella totalità della nostra vita. Il Dio che amiamo e nel quale crediamo non è un Dio nascosto, muto, inafferrabile, geloso dei suoi segreti. È colui invece che percorre senza sosta le strade dell'uomo. È sempre in cammino verso ognuno di noi per potersi incontrare con ciascuno e donare la sua parola, la sua amicizia e la sua compagnia. La sua casa e la sua parola sono in mezzo a noi; occorre solo cercare, stimolati dalla testimonianza di quanti ci sanno indicare la sua presenza: "Maestro, dove dimori?". Dio ci ha trovati da sempre, non ci ha mai persi di vista. E noi abbiamo la possibilità di incontrarlo perché sua è l'iniziativa, perché ci fa questo dono.
Da parte nostra è necessaria la capacità di ascolto e riflessione, la pazienza della ricerca, il coraggio del distacco. "Maestro, dove dimori?". Dov'è la tua casa, perché noi possiamo venire a trovarti? E Gesù accoglie nella sua dimora, dona ospitalità, gode della compagnia dei due. Come saranno belle le nostre comunità se coltiveranno l'accoglienza: la parrocchia come casa che attende, luogo dove si sperimenta accoglienza e intimità con i fratelli di fede. Questo dipende anche da noi; a partire dalle nostre case, dalle nostre abitazioni: possono essere accoglienti e favorire l'ospitalità: cominciamo ad essere noi casa che accoglie.

Testimonianza di Parola vissuta

UNA CASA APERTA

La nostra vita era basata sull'apparire e anche la nostra casa ne era un'espressione: zona residenziale, costruzione bella, arredamento ricco. Più che l'armonia e la funzionalità ci interessava cosa pensassero gli altri. Improvvisamente, per varie vicende legali, abbiamo rischiato di perdere tutto. Ed è stata una grande lezione. La casa ci è rimasta, ma abbiamo capito che dovevamo darle un nuovo significato. Ora è aperta a tante persone, non più selezionate secondo il livello sociale. Data la vicinanza al mare, d'estate la mettiamo a disposizione per le vacanze di persone che non se lo potrebbero permettere. Ormai non la sentiamo più come un possesso, ma come un bene che può essere utile a tanti.

R. G. – Italia

torna su


3a domenica del Tempo ordinario (B) (21 gennaio 2018)
Convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15)

L'invito alla conversione, a cambiare cioè vita, per la vicinanza del Regno, per la transitorietà del mondo attuale, per evitare il giudizio di condanna di Dio, non fu rivolto invano agli abitanti di Ninive, né a Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, che Gesù ha chiamato.
Ma che significa convertirsi? Fare qualcosa in più e meglio? Significa innanzitutto orientare decisamente il proprio cuore a Dio, alla sua volontà: non si tratta solo di mentalità, di atteggiamento interiore, di un fare questo o quello; ma di un nuovo stile di vita, di un nuovo porsi davanti a Dio (fede), all'uomo (dedizione), alle cose (distacco).
"Convertitevi e credete nel vangelo": ascoltiamo in questa domenica. "Il regno di Dio è vicino": e quando Gesù parla di regno di Dio, tra l'altro, usa le immagini di un tesoro nascosto e di una perla preziosa. Contadino e mercante vanno e vendono pieni di gioia e in fretta tutto quello che possiedono pur di comprare quel campo col tesoro e quella perla meravigliosa. Ecco la conversione: vivono così bene quello che stanno facendo, cioè il momento presente, che quando si imbattono nel tesoro o nella perla, li sentono come realtà di valore così grande da dare senso e nuove prospettive alla loro vita. La conversione è un dono del Regno di Dio diventato a noi vicino senza nostri meriti. Cerchiamo di vivere con intensità il momento presente e questo ci permette di fare esperienza di Dio e del suo amore.

Testimonianza di Parola vissuta

OCCHI NUOVI

Dopo aver sistemato tutto a casa, mio marito mi ha accompagnata in ospedale per essere sottoposta a un intervento. Non si trattava di cosa grave, comunque c'era sempre un po' di sospensione. Quando ci hanno comunicato la data dell'intervento, venerdì 17, siamo rimasti perplessi e un leggerissimo turbamento ci ha invasi al pensiero della forte carica di superstizione della nostra gente. Ma subito ci abbiamo riso sopra. L'intervento poi non è stato semplice come previsto e il pensiero è corso spontaneamente a quel "venerdì 17", impregnati come siamo delle nostre tradizioni. Ma è stato solo un attimo: mio marito ed io ci siamo detti che l'amore di Dio ci dà occhi nuovi per guardare a ciò che capita. Così abbiamo riconosciuto proprio quel giorno come provvidenziale: se, infatti, avessimo ritardato, forse – ci è stato detto – sarebbe stato troppo tardi.

M. S. – Italia

torna su


4a domenica del Tempo ordinario (B) (28 gennaio 2018)
Insegnava loro come uno che ha autorità (Mc 1,22)

Il profeta promesso da Dio, che parlerà in suo nome, cui occorrerà dare ascolto e seguire è il Cristo: insegna in modo autorevole, non appellandosi a maestri umani e si mostra potente e vincitore contro le forze che rendono schiavo l'uomo. Gesù, dice Marco, "insegnava loro come uno che ha autorità", non come gli scribi che sanno riferirsi ad autorità precedenti e trasmettere delle prescrizioni giudaiche. Gesù propone contenuti forti, si rifà al Padre, mostra competenza, capacità di capire le esigenze dell'uomo e decisione nel denunciare il male. La parola del Maestro rende liberi. La sua parola ci permette di crescere, di maturare in noi quegli atteggiamenti che fanno di noi uomini e donne liberi.
Sappiamo che in un'altra pagina del vangelo, Gesù parla della parola di Dio come di un seme e del cuore umano come di un terreno. Seme e terra sono fatti l'un per l'altra. La terra senza seme è un deserto arido e infruttuoso; il seme senza terra è una cosa inutile. Ma quando un seme cade sul terreno buono nasce una pianta che a suo tempo maturerà i frutti. Così è della Parola: quando la ascolti con attenzione, la tieni nel cuore e la metti in pratica… allora la tua vita diventa un "giardino" dove fioriscono le opere, frutto di quella parola ascoltata. Gesù ci dona il suo insegnamento, la sua parola, perché essa porti frutti di opere buone in noi.
La vita cristiana si realizza quando rispondiamo alla Parola che Dio ci rivolge con un'adesione credente e obbediente al suo progetto d'amore. Se il suo parlare è donarsi, anche il nostro ascoltare è donarsi.

Testimonianza di Parola vissuta

LIBERI DA PREGIUDIZI

Con una piccola e viva comunità evangelica metodista della nostra città abbiamo deciso di metterci a servizio dei numerosi immigrati del Nord Africa che vivono nel nostro territorio: tunisini che lavorano come braccianti nella sericoltura, senegalesi e marocchini che lavorano come venditori ambulanti… Molti di loro non hanno un pasto caldo durante la settimana, progettiamo così un servizio di mensa a cui invitiamo gli immigrati che arrivano settimanalmente per la fiera-mercato. A turno facciamo la spesa, cuciniamo, serviamo e consumiamo i pasti con oro. Tra un piatto e l'altro vediamo crollare pregiudizi e luoghi comuni.

S. F. – Italia

torna su



5a domenica del Tempo ordinario (B) (4 febbraio 2018)
Guarì molti affetti da varie malattie (Mc 1,34)

La vita dell'uomo è colma di illusioni e di dolore, ma c'è Qualcuno che può vincere il male, che è capace di guarire, di trascinare alla fiducia: è Gesù. Le sue guarigioni manifestano che è giunto a noi il Regno di Dio, che il tempo della salvezza è arrivato, che Dio in Gesù si è fatto vicino e noi possiamo sperimentare il suo amore. La risposta di Dio al dolore non è una filosofia o un convincente ragionamento: è Gesù che diventa solidale con i poveri, gli ammalati, gli esclusi; è il Cristo impegnato a liberarli dalla loro situazione di dolore e di emarginazione: "guarì molti affetti da varie malattie".
L'atteggiamento di Gesù indica che il male va positivamente affrontato, che può essere vinto e che lo si supera solo nella solidarietà con coloro che lo subiscono. I miracoli che compie manifestano che Dio è presente e agisce nella storia dell'uomo, sostiene la lotta di liberazione e che avrà successo per la potenza salvifica e per l'impegno dell'uomo.
Questa buona notizia, che ha spinto san Paolo a farsi "tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" stimola anche oggi ciascuno di noi, che vogliamo dirci ed essere cristiani, alla fiducia, alla solidarietà con chi soffre, ad essere testimoni di speranza, capaci di aver compassione e farsi vicini. Quante volte papa Francesco ci invita ad essere cristiani che si fanno accanto, capaci di toccare: è importante "non vergognarsi della carne, toccare la carne ferita, come ha fatto Gesù: toccò, impose le mani, toccò i lebbrosi, toccò i peccatori. È una vicinanza proprio vicina, vicina… pensiamo a Gesù che vede, chiama, parla, tocca e guarisce" (omelia in Santa Marta 30 ottobre 2017).

Testimonianza di Parola vissuta

NUOVA LUCE DOPO UN CUPO DOLORE

Nel 1990 avevo 22 anni e vivevo in un città lombarda con altre ragazze. Ognuna pensava allo studio o al lavoro, c'erano però molti divertimenti, molti incontri, molta leggerezza. La mia amica rimase incinta, decise di abortire e tutto sembrava normale. Quattro mesi più tardi successe a me e ormai tutto era già stato vissuto, nessuno si oppose e neanche io pensai di avere un'alternativa. Ma questa scelta in quel momento così pieno di sogni, di prospettive per il futuro, spezzò di fatto oltre alla vita di mia figlia anche la mia. Ci sono voluti mesi per riprendermi, un dolore cupo è rimasto nel mio cuore, vedevo la nebbia salire nella valle e pensavo che io ero così con la nebbia nel cuore. S va avanti nella vita o almeno si crede, passano gli anni ma il grosso dolore della perdita rimane. Nel 2011 su internet trovo il sito de La Vigna di Rachele, contatto la responsabile e l'anno seguente faccio il ritiro. Finalmente il mio dolore è stato riconosciuto. Oggi faccio anch'io parte dell'equipe; condividere le vicende di altre donne e uomini, tanto dolore sommerso, confidenze, ricerca di perdono e di Dio, mi ha dato speranza per tutti noi. Nei ritiri, come nel lungo percorso di accompagnamento prima e dopo, l'azione dello Spirito è così forte che riesce ad aprire e guarire tanti cuori. Si può finalmente ricominciare a risalire verso la luce.

A.Ma. (da Noi Famiglia&Vita)

torna su



6a domenica del Tempo ordinario (B) (11 febbraio 2018)
Gesù lo toccò... e subito la lebbra scomparve da lui (Mc 1,41.42)

Quel lebbroso che le leggi ebraiche escludevano dalla convivenza umana, perché ritenuto fisicamente e moralmente pericoloso, quello stesso lebbroso, nonostante tutte le proibizioni, viene accostato e toccato con amore dal Cristo, curato e reinserito nella società. Gesù così sottolinea che è necessario superare le prescrizioni e i comportamenti che generano emarginazioni.
Non solo non se ne sta alla larga dal lebbroso, ma perfino lo vuole toccare, per dimostrare, con un piccolo gesto di vicinanza, la sua piena compassione e comunione con questa persona. Ma soprattutto Gesù si dà da fare fino a riuscire a liberarlo dalla sua situazione e inserirlo pienamente nella società. Le persone che tutti fuggono, come i pubblicani, le prostitute e i lebbrosi, Lui le frequenta, fino a condividerne la sorte di rifiutati.
La parola del vangelo odierno invita ciascuno a prendere coscienza delle attuali concrete situazioni di emarginazione per darvi la nostra effettiva risposta. Il nostro essere comunità cristiana ha da prendere nel suo cammino una direzione molto chiara: essa è per coloro che sono poveri, rifiutati, oppressi, esclusi. Come Gesù: ha amato e accolto tutti, ma se ha avuto una preferenza, l'ha avuta per chi era ai margini, per chi era segnato a dito. Gesù stende la sua mano, come Dio stende la mano per guarire. Come è bello per noi oggi essere la mano di Dio che tocca, che lenisce ferite, che incoraggia, che si fa vicina per portare lo stesso peso!

Testimonianza di Parola vissuta

UN MONDO PIÙ FIDUCIOSO

Arrivata da poco in Italia, mi sto ambientando abbastanza bene, anche se è notevole la diversità tra me, che sono "di colore" e gli italiani: avendo però da tempo superato questo trauma dovuto alla diversità di razza, cultura e usanze, cerco ogni giorno di costruire ponti con tutti. Un giorno vado a Messa e mi siedo dietro ad una coppia di mezza età. Quando ho notato la loro preoccupazione per la loro borsa, sono rimasta di stucco: forse pensavano che gliela potessi rubare. Quasi ridendo tra me, mi sono detta: "Loro non sanno che mi propongo di fare più bello il loro Paese che mi ospita".
Al momento di scambiarci il segno della pace, li ho salutati con un bel sorriso, quasi per dire: "State tranquilli, la pace sia con voi, vi voglio bene!". Ma poiché non smettevano di custodire la borsa, subito dopo la Comunione sono andata a sedermi in un altro banco: non per paura, ma come un atto di carità verso loro. Sentivo infatti di non doverli giudicare per questo atteggiamento nei miei confronti, ma di essere io la prima ad amarli. Anche così si può costruire un mondo più fiducioso, di pace e di fraternità.

P. – Italia



----------
torna su
torna all'indice
home