Gaudium et spes - Proemio





Costituzione Pastorale "Gaudium et spes"
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
7 dicembre 1965


Commento mediante il Catechismo della Chiesa Cattolica



Proemio:
Intima unione della Chiesa con l'interra famiglia umana (n. 1)
     [1a] Gioie, speranze, tristezze e angosce degli uomini d'oggi
     [1b] Intimamente solidali con il genere umano

A chi si rivolge il Concilio (n. 2)
     [2a] Al popolo di Dio e a tutti gli uomini
     [2b] Mondo teatro del genere umano: sforzi, sconfitte, vittorie, liberazione

A servizio dell'uomo (n. 3)
     [3a] Posto e compito dell'uomo nell'universo
     [3b] Salvare l'uomo, edificare l'umana società
     [3c] Somma grandezza della vocazione dell'uomo
     [3d] Nel mondo rendere testimonianza alla verità




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Proemio


n. 1 - Intima unione della Chiesa con l'intera famiglia umana


Gioie, speranze, tristezze e angosce degli uomini d'oggi

[GS 1a] Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.
(CCC 27) Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa: "La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19]. (CCC 2548) Il desiderio della vera felicità libera l'uomo dallo smodato attaccamento ai beni di questo mondo, per avere compimento nella visione e nella beatitudine di Dio. "La promessa di vedere Dio supera ogni felicità. […] Nella Scrittura, vedere equivale a possedere […]. Chi vede Dio, ha conseguito tutti i beni che si possano concepire" [San Gregorio di Nissa, Orationes de beatitudinibus, oratio 6: PG 44, 1265]. (CCC 2540) L'invidia rappresenta una delle forme della tristezza e quindi un rifiuto della carità; il battezzato lotterà contro l'invidia mediante la benevolenza. L'invidia spesso è causata dall'orgoglio; il battezzato si impegnerà a vivere nell'umiltà. "Vorreste vedere Dio glorificato da voi? Ebbene, rallegratevi dei progressi del vostro fratello, ed ecco che Dio sarà glorificato da voi. Dio sarà lodato - si dirà - dalla vittoria sull'invidia riportata dal suo servo, che ha saputo fare dei meriti altrui il motivo della propria gioia" [San Giovanni Crisostomo, In epistulam ad Romanos, homilia 7, 5: PG 60, 448].


Intimamente solidali con il genere umano

[GS 1b] La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia (1b).

1b) Nella seconda parte [GS] considera più da vicino i diversi aspetti della vita odierna e della società umana, e precisamente in particolare le questioni e i problemi che ai nostri tempi sembrano pi urgenti in questo campo. Per cui in questa seconda parte la materia, soggetta ai principi dottrinali, consta di elementi non solo immutabili, ma anche contingenti. Perciò la Costituzione dev'essere interpretata secondo le norme generali dell'interpretazione teologica, e ciò tenendo conto, soprattutto nella sua seconda parte, delle mutevoli circostanze con le quali sono connessi, per loro natura, gli argomenti di cui si tratta.
(CCC 781) "In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la sua giustizia. Tuttavia piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse. Si scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò progressivamente… Tutto questo però avvenne in preparazione e in figura di quella Nuova e perfetta Alleanza che doveva concludersi in Cristo […] cioè la Nuova Alleanza nel suo sangue, chiamando gente dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9].

n. 2 - A chi si rivolge il Concilio


Al popolo di Dio e a tutti gli uomini

[GS 2a] Per questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato più a fondo il mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre come esso intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo.
(CCC 782) Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici o culturali della storia: - È il popolo di Dio: Dio non appartiene in proprio ad alcun popolo. Ma egli da coloro che un tempo erano non-popolo ha acquistato un popolo: "la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa" (1Pt 2,9). - Si diviene membri di questo popolo non per la nascita fisica, ma per la "nascita dall'alto", "dall'acqua e dallo Spirito" (Gv 3,3-5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo. - Questo popolo ha per Capo Gesù Cristo [Unto, Messia]: poiché la medesima Unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al Corpo, esso è "il popolo messianico". - "Questo popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9]. - "Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati" [Lumen gentium, 9; cf. Gv 13,34]. È la legge "nuova" dello Spirito Santo [Rm 8,2; Gal 5,25]. - Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo [Mt 5,13-16]. "Costituisce per tutta l'umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza" [Lumen gentium, 9]. - "E, da ultimo, ha per fine il Regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento" [Lumen gentium, 9].


Mondo teatro del genere umano: sforzi, sconfitte, vittorie, liberazione

[GS 2b] Il mondo che esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall'amore del Creatore: esso è caduto, certo, sotto la schiavitù del peccato, ma il Cristo, con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno e l'ha liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento.
(CCC 854) Per mezzo della sua stessa missione, la Chiesa "cammina insieme con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a tra sformarsi in famiglia di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 40]. L'impegno missionario esige dunque la pazienza. Incomincia con l'annunzio del Vangelo ai popoli e ai gruppi che ancora non credono a Cristo [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 42-47]; prosegue con la costituzione di comunità cristiane che siano "segni della presenza di Dio nel mondo" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 15], e con la fondazione di Chiese locali [Redemptoris missio, 48-49]; avvia un processo di inculturazione per incarnare il Vangelo nelle culture dei popoli [Redemptoris missio, 52-54]; non mancherà di conoscere anche degli insuccessi. "Per quanto riguarda gli uomini, i gruppi e i popoli, solo gradatamente la Chiesa li raggiunge e li penetra, e li assume così nella pienezza cattolica" [Ad gentes, 6]. (CCC 310) Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 25, 6]. Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo "in stato di via" verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione [San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, 3, 71]. (CCC 1741) Liberazione e salvezza. Con la sua croce gloriosa Cristo ha ottenuto la salvezza di tutti gli uomini. Li ha riscattati dal peccato che li teneva in schiavitù. "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" (Gal 5,1). In lui abbiamo comunione con "la verità" che ci fa "liberi" (Gv 8,32). Ci è stato donato lo Spirito Santo e, come insegna l'Apostolo, "dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà" (2Cor 3,17). Fin d'ora ci gloriamo della libertà dei figli di Dio (Rm 8,21).

n. 3 - A servizio dell'uomo.


Posto e compito dell'uomo nell'universo

[GS 3a] Ai nostri giorni l'umanità, presa d'ammirazione per le proprie scoperte e la propria potenza, agita però spesso ansiose questioni sull'attuale evoluzione del mondo, sul posto e sul compito dell'uomo nell'universo, sul senso dei propri sforzi individuali e collettivi, e infine sul destino ultimo delle cose e degli uomini.
CCC 373) Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a "dominare" la terra [Gen 1,28] come "amministratori" di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, "che ama tutte le cose esistenti" (Sap 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.


Salvare l'uomo, edificare l'umana società

[GS 3b] Per questo il Concilio, testimoniando e proponendo la fede di tutto intero il popolo di Dio riunito dal Cristo, non potrebbe dare una dimostrazione più eloquente di solidarietà, di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana, dentro la quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo sui vari problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene dal Vangelo, e mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore. Si tratta di salvare l'uomo, si tratta di edificare l'umana società. È l'uomo dunque, l'uomo considerato nella sua unità e nella sua totalità, corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza, pensiero e volontà, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione.
(CCC 851) Il motivo della missione. Da sempre la Chiesa ha tratto l'obbligo e la forza del suo slancio missionario dall'amore di Dio per tutti gli uomini: "poiché l'amore di Cristo ci spinge…" (2Cor 5,14) [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 6; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 11]. Infatti Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tm 2,4). Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità. Coloro che obbediscono alla mozione dello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro. Proprio perché crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve essere missionaria.


Somma grandezza della vocazione dell'uomo

[GS 3c] Pertanto il santo Concilio, proclamando la grandezza somma della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, offre all'umanità la cooperazione sincera della Chiesa, al fine d'instaurare quella fraternità universale che corrisponda a tale vocazione.
(CCC 1701) "Cristo […], proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. E' in Cristo,"immagine del Dio invisibile" (Col 1,15) [2Cor 4,4 ] che l'uomo è stato creato ad "immagine e somiglianza" del Creatore. E' in Cristo, Redentore e Salvatore, che l'immagine divina, deformata nell'uomo dal primo peccato, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla grazia di Dio [Gaudium et spes, 22].


Nel mondo rendere testimonianza alla verità

[GS 3d] Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità (2), a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito (3).

2) Cf. Gv 18,37.
3) Cf. Gv 3,17; Mt 20,28; Mc 10,45.
(CCC 2471) [Gesù] Davanti a Pilato Cristo proclama di essere "venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità" [Gv 18,37]. Il cristiano non deve vergognarsi "della testimonianza da rendere al Signore" (2Tm 1,8). Nelle situazioni in cui si richiede che si testimoni la fede, il cristiano ha il dovere di professarla senza equivoci, come ha fatto san Paolo davanti ai suoi giudici. Il credente deve "conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini" (At 24,16). (CCC 2472) Il dovere dei cristiani di prendere parte alla vita della Chiesa li spinge ad agire come testimoni del Vangelo e degli obblighi che ne derivano. Tale testimonianza è trasmissione della fede in parole e opere. La testimonianza è un atto di giustizia che comprova o fa conoscere la verità [Mt 18,16]: "Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo, che hanno rivestito col Battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la Confermazione" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 11].



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