Con Gesù crocifisso e risorto

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da Come il Padre ha amato me...
365 pensieri per l'anno sacerdotale
4. primavera: le prospettive


Marzo
19 Servo per amore
20 Servizio sociale per eccellenza
21 La tentazione sottile del dominio
22 Quale il centro?
23 Trasparenza
24 Legge della vita e della socialità
25 Un "fiat" sempre rinnovato
26 Braccia e cuore di madre
27 Confessionali deserti?
28 Dialogo di salvezza
29 La Cattedra
30 La sua, la nostra Messa
31 Perdonarci instancabilmente

Aprile
1 Reliquia della passione
2 Perché avessimo la luce
3 Professione di mansuetudine
4 Occhi di Pasqua
5 Nuova idea di sacrificio
6 Rito ed esistenza
7 Non più muri di separazione
8 La Messa: più cuori... un cuore
9 Come il sole
10 Unità, non somma di individui
11 Dio stesso si fa nutrimento
12 Attorno a noi il mondo intero
13 Esistenza "donata"
14 Scuola di vita e libertà
15 Eredità per il XXI secolo
16 Tornare all'essenziale
17 Stile di vita "pasquale"
18 La Chiesa, Trinità nel tempo


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19 Marzo – Servo per amore

Questo è il segreto della grandezza di San Giuseppe, che ben si accorda con la sua umiltà: l'aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell'Incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; l'aver usato dell'autorità legale, che a lui spettava sulla sacra famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; l'aver convertito la sua umana vocazione all'amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e d'ogni sua capacità, nell'amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa, suo figlio nominale e figlio di Davide, ma in realtà figlio di Maria e figlio di Dio.
Se mai a qualcuno si conviene questa insegna evangelica, "servire per amore", a San Giuseppe la dobbiamo attribuire, il quale ci appare da essa rivestito, come del profilo che lo definisce, come dello splendore che lo glorifica; servire Cristo fu la sua vita, servirlo nell'umiltà più profonda, nella dedizione più completa, servirlo con amore e per amore.

Paolo VI
Omelia, 19 marzo 1966

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20 Marzo – Servizio sociale per eccellenza

Vescovi, presbiteri e diaconi (...) sono superiori per il ministero, per l'età, ma con la coscienza ben viva d'essere uguali agli altri, che sono e restano fratelli, anzi d'essere, appunto perché superiori, null'altro che servitori.
Il loro compito è ministero, cioè servizio: servizio sociale, per eccellenza, per il quale hanno spesso abbandonato averi e famiglia propria donandosi a Cristo, vivo e agente nella più grande famiglia che è la Chiesa.

Igino Giordani
Il messaggio sociale del cristianesimo (1960), Città Nuova, Roma 20019, p. 379

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21 Marzo – La tentazione sottile del dominio

In stretta connessione col problema del servizio, c'è il problema dell'esercizio dell'autorità nella Chiesa. In sintesi, l'autorità nella Chiesa non dev'essere esercitata come dominio sugli altri, ma come servizio alla comunità. (...)
Gesù vuole indicare chiaramente che l'autorità è un servizio, ossia un lavare i piedi ai fratelli. (...) Il dominio sugli altri è una delle tentazioni più comuni di ogni essere umano. Il potere e il prestigio sono una tentazione che inquieta sempre anche noi pastori.
Questa tentazione è più pericolosa perché si nasconde in mille maniere, perché alleghiamo la scusa che, se Dio ci ha dato queste o quelle qualità, possiamo essere utili alla comunità.

Card. Claudio Hummes
Sempre discepoli di Cristo, San Paolo, Milano 2002, p. 121

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22 Marzo - Quale il centro?

La comunione è un combattimento
di ogni istante.
La negligenza di un solo momento
può frantumarla;
basta un niente;
un solo pensiero senza carità,
un giudizio ostinatamente conservato,
un attaccamento sentimentale,
un orientamento sbagliato,
un' ambizione o un interesse personale,
un'azione compiuta per se stessi
e non per il Signore. (...)
Aiutami, Signore, a esaminarmi così:
qual è il centro della mia vita?
Tu oppure io?
Se sei Tu, ci raccoglierai nell'unità.
Ma se vedo che intorno a me
pian piano tutti si allontanano e si disperdono,
questo è il segno che ho messo al centro me stesso.

Card. François-Xavier Van Thuan
Preghiere di speranza. Tredici anni in carcere, San Paolo, Cinisello Balsamo 1997, pp. 44-45

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23 Marzo - Trasparenza

Il ministero tanto facilmente può essere usato come una fortezza inattaccabile, poiché il predicatore parla dal pulpito senza un dialogo (situazione rischiosa al massimo tra uomini) e poiché egli la considera troppo agevolmente come quella ch'è normale per lui nel suo rapporto con gli uomini suoi pari (...).
La forma di vita sacerdotale si può vivere soltanto nella pura e ingenua fede e quindi nella virtù di Cristo (...). Perciò, quanto più [il sacerdote] serve, tanto più è trasparente. Quanto più si attribuisce titoli di dignità, tanto più opaco diviene.

Hans Urs von Balthasar
Esistenza Sacerdotale, in Sponsa Verbi, Morcelliana, Brescia 1985, pp. 384-385

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24 Marzo - Legge della vita e della socialità

Ho capito Gesù crocifisso ed abbandonato come "senso fondamentale della vita", perché lui proprio in quel momento ci ha svelato completamente la verità del suo rapporto col Padre e pertanto la legge stessa della vita e della socialità che impone di "dare la vita" per essere (...).
Bisogna essere come lui che, pur essendo Dio, si è messo a lavare i piedi agli apostoli; che pur parlando con autorità, non ha accettato nessuna forma di potere né sociale né spirituale; che non ha preteso diritti se non quello di mediatore che gli spettava di natura: come figlio obbedire fino alla morte al Padre e morire per gli uomini come loro fratello.

Silvano Cola
Scritti e testimonianze, Gen's, Grottaferrata 2007, pp. 20-21

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25 Marzo - Un "fiat" sempre rinnovato

Capisco ogni giorno più chiaramente le parole della Sacra Scrittura: «Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto... i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,9). Capisco che la mia vita è una successione di scelte, in ogni momento, tra Dio e le opere di Dio. Una scelta sempre nuova che diviene conversione.
Maria ha scelto Dio, abbandonando i suoi progetti, senza comprendere appieno il mistero che si stava realizzando nel suo corpo e nel suo destino. Da quel momento la sua vita è un fiat sempre rinnovato, fino al presepe di Betlemme, fino all'esilio in Egitto, fino alla bottega del falegname a Nazareth, fino al Calvario.
Sempre di nuovo si attualizza una medesima scelta: "Dio e non le opere di Dio". Ed è proprio così che Maria vede compiersi tutte le promesse: vede risorgere il Figlio che ha portato esangue tra le braccia; vede ricomporsi il gruppo dei discepoli e portare l'annuncio del Vangelo a tutte le genti; vede che la si acclama beata e "Madre di Dio" in tutte le generazioni, lei che sotto la croce si è vista sostituire il Figlio divino con uno di noi, un semplice uomo.

Card. François-Xavier Van Thuan
Testimoni della speranza, Città Nuova, Roma 200810, p. 63

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26 Marzo - Braccia e cuore di madre

Quando ci si avvicina alle sofferenze altrui, è necessario che colui che sia a capo si presenti tale che nessuno abbia riluttanza a confidargli i suoi intimi problemi.
Chi si trova come un bimbo di fronte all'onda delle tentazioni, deve poter ricorrere all'animo del pastore come alle braccia materne.
E chi si accorge che sta per essere inquinato dal male incalzante, trovi nel conforto del suo consiglio la forza di lavarsi con le lacrime della preghiera.

San Gregorio Magno
Lettera sinodica 44-45

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27 Marzo - Confessionali deserti?

I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento.
Al tempo del Santo Curato d'Ars, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un'esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all'ascolto e al perdono. (...)
Si diceva allora che Ars era diventata "il grande ospedale delle anime".

Benedetto XVI
Lettera per l'indizione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009

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28 Marzo - Dialogo di salvezza

Dal Santo Curato d'Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un'inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del "dialogo di salvezza" che in esso si deve svolgere.
Il Curato d'Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti.
Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l'incoraggiamento ad immergersi nel "torrente della divina misericordia" che trascina via tutto nel suo impeto. (...)
Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi "incarnata" nel volto del prete che li confessava.
A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell'amore, spiegando l'indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza.

Benedetto XVI
Lettera per l'indizione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009

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29 Marzo - La Cattedra

Cristo è Colui che ha accettato tutta la realtà del morire umano. E proprio perciò Egli è Colui che ha compiuto un rivolgimento fondamentale nel modo di capire la vita. Ha mostrato che la vita è un passaggio, non solamente al limite della morte, ma a una vita nuova.
Così la Croce per noi è diventata suprema Cattedra della verità di Dio e dell'uomo. Tutti dobbiamo essere alunni - "in corso o fuori corso" - di questa Cattedra. Allora comprenderemo che la Croce è anche la culla dell'uomo nuovo.

Giovanni Paolo II
Udienza generale, 4 aprile 1979

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30 Marzo - La sua, la nostra Messa

Se tu soffri e il tuo soffrire è tale
che t'impedisce ogni attività,
ricordati della Messa.
Nella Messa Gesù, oggi come allora,
non lavora, non predica:
Gesù si sacrifica per amore.
Nella vita si possono fare tante cose,
dire tante parole,
ma la voce del dolore,
magari sorda e sconosciuta agli altri,
del dolore offerto per amore,
è la parola più forte,
quella che ferisce il Cielo.
Se tu soffri,
immergi il tuo dolore nel suo:
di' la tua Messa;
e se il mondo non comprende non ti turbare:
basta ti capiscano Gesù, Maria, i santi:
vivi con loro e lascia scorrere il tuo sangue
a beneficio dell'umanità: come lui!
La Messa!
Troppo grande per essere capita!
La sua, la nostra Messa.

Chiara Lubich
La Dottrina Spirituale, Mondadori, Milano 2001, pp. 174-175

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31 Marzo - Perdonarci instancabilmente

In che cosa consiste il "lavarci i piedi gli uni gli altri"? Che cosa significa in concreto? Ecco, ogni opera di bontà per l'altro è un servizio di lavanda dei piedi. A questo ci chiama il Signore: scendere, imparare l'umiltà e il coraggio della bontà e anche la disponibilità ad accettare il rifiuto e tuttavia fidarsi della bontà e perseverare in essa.
Ma c'è ancora una dimensione più profonda. Il Signore toglie la nostra sporcizia con la forza purificatrice della sua bontà.
Lavarci i piedi gli uni gli altri significa soprattutto perdonarci instancabilmente gli uni gli altri, sempre di nuovo ricominciare insieme per quanto possa anche sembrare inutile. Significa purificarci gli uni gli altri sopportandoci a vicenda e accettando di essere sopportati dagli altri; purificarci gli uni gli altri donando ci a vicenda la forza santificante della Parola di Dio e introducendoci nel Sacramento dell'amore divino.

Benedetto XVI
Giovedì Santo, 13 aprile 2006

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1° Aprile – Reliquia della passione

Se dovessi scegliere
Una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo amore.

Madeleine Delbrel
La gioia di credere, Gribaudi, Milano 1997

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2 Aprile – Perché avessimo la luce

Ci sarebbe da morire se non guardassimo a Te, che tramuti, come per incanto, ogni amarezza in dolcezza: a Te, sulla croce nel tuo grido, nella più alta sospensione, nella inattività assoluta, nella morte viva, quando, fatto freddo, buttasti tutto il tuo fuoco sulla terra e, fatto stasi infinita, gettasti la tua vita infinita a noi, che ora la viviamo nell'ebbrezza.
Ci basta vederci simili a Te, almeno un poco, e unire il nostro dolore al tuo e offrirlo al Padre.

Perché avessimo la Luce,
ti venne meno la vista.
Perché avessimo l'unione,
provasti la separazione dal Padre.
Perché possedessimo la sapienza,
ti facesti "ignoranza".
Perché ci rivestissimo dell'innocenza,
ti facesti "peccato".
Perché Dio fosse in noi,
lo provasti lontano da Te.

Chiara Lubich
Scritti spirituali/1, Città Nuova, Roma 19913, p. 41

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3 Aprile – Professione di mansuetudine

Non condannare il fratello, non chiamare empietà la sua viltà, non essere facile a incolparlo o a rigettarlo, tu che fai professione di mansuetudine! Qui mostrati umile, fin dove è possibile; qui anteponi a te il fratello, senza tuo danno, perché qui condannarlo e disprezzarlo equivale ad allontanarlo da Cristo e dalla sola speranza, equivale a tagliare insieme con la zizzania anche il frumento nascosto, e forse un frumento più prezioso di te.
Al contrario, correggi insieme lui - e ciò con dolcezza e amore, non come un nemico, come un medico rigoroso che non sa far altro se non cauterizzare e tagliare -, e insieme riconosci te stesso, e la tua debolezza.
Che è infatti se, soffrendo tu di cispa o di qualche altro malanno alla vista, non vedi il sole chiaro? E se vedi tutto girare perché tu hai le vertigini o sei ubriaco, attribuisci ad altri questo tuo stato? Bisogna riflettere e soffrire molto prima di condannare d'empietà qualcuno!

San Gregorio di Nazianzo
Discorso sulla moderazione nel disputare, La teologia dei Padri/4, Città Nuova, Roma 1975, p. 126

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4 Aprile – Occhi di Pasqua

Auguro a noi occhi di Pasqua,
che riescano a vedere
nella morte fino alla vita,
nella colpa fino al perdono,
nella divisione fino all'unità,
nelle piaghe fino alla gloria,
nell'uomo fino a Dio,
in Dio fino all'uomo,
nell'io fino al tu.
E inoltre tutta la forza di Pasqua.

Klaus Hemmerle
Augurio di Pasqua, 1993

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5 Aprile - Nuova idea di sacrificio

L'interpretazione sacrificale della morte di Gesù si imponeva sempre più alla fede, perche si rivelava necessaria per esprimere il valore profondo dell'evento. Ma riflettendovi sopra ci si accorgeva che essa coinvolgeva una rielaborazione completa dell'idea del sacrificio. Invece di una cerimonia rituale, effettuata con sangue di animali, si aveva da fare con un avvenimento terribilmente reale della storia umana, nel quale Gesù aveva impegnato tutto il suo essere d'uomo nella via dell'obbedienza a Dio e del dono di se stesso ai suoi fratelli, fino alla morte.
In un tale "sacrificio" non era stata ritualmente "santificata" una vittima animale, ma era l'uomo stesso che in Gesù era stato trasformato, e ciò da più punti di vista insieme: egli era stato elevato a una nuova relazione con Dio, nella gloria, e aveva acquistato allo stesso tempo una nuova capacità di comunione con gli altri uomini. Così si era attuata la nuova Alleanza.

Albert Vanhoye
Sacerdoti antichi e nuovo sacerdote, Elledici, Leumann (Torino) 1990, pp. 239-240

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6 Aprile - Rito ed esistenza

Lo sviluppo di una cristologia sacerdotale (Eb) e l'abbozzo di una ecclesiologia sacerdotale (1Pt) (...) rivela un cambiamento profondo nel modo di intendere il culto e il sacerdozio: invece di mettere in primo piano l'espressione rituale, ci si è fatti attenti, prima di tutto, alle realizzazioni esistenziali.
Il sacerdozio di Cristo non si è attuato in una cerimonia, ma in un evento, l'offerta della sua stessa vita.
Il sacerdozio della Chiesa non consiste nel celebrare cerimonie, ma nel trasformare l'esistenza reale aprendola all'azione dello Spirito Santo e agli impulsi della carità divina. Da questo punto di vista, specificamente cristiano, i ministri ordinati sono al servizio del sacerdozio comune e non viceversa.

Albert Vanhoye
Sacerdoti antichi e nuovo sacerdote, Elledici, Leumann (Torino) 1990, p. 242

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7 Aprile - Non più muri di separazione

Nella croce, Cristo ha abbattuto il muro di separazione. Dandoci il suo Corpo, Egli ci riunisce in questo suo Corpo per fare di noi una cosa sola.
Nella comunione del "Corpo di Cristo" tutti diventiamo un solo popolo, il Popolo di Dio, dove - per citare di nuovo san Paolo - tutti sono una cosa sola e non c'è più distinzione, differenza, tra greco e giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro, scita, schiavo, ebreo, ma Cristo è tutto in tutti. Ha abbattuto il muro della distinzione di popoli, di razze, di culture: tutti siamo uniti in Cristo.

Benedetto XVI
Convegno Pastorale della Diocesi di Roma, 26 maggio 2009

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8 Aprile - La Messa: più cuori... un cuore

La Messa è l'atto centrale, originale, della società cristiana; quello per cui i singoli battezzati compaginati dal battesimo in "ecclesia", agendo come corpo, si presentano dinanzi all'altare come massa organica - sacerdotalmente - a rendere il tributo sacrificale massimo; e in esso compiono l'effettiva comunicazione col capo: la comunione - la comune unione - tra di loro e tra loro e Dio. Alla Messa più cuori formano un cuore, più persone si unificano misticamente, sentendo la propria con vitalità e solidarietà sino alla radice divina; vivono la loro società col divino; sono la compagine - il corpo cristiano - che, per l'azione d'un suo ministro, compie l'atto che porta Dio all'uomo e innalza l'uomo a Dio; immette nella massa migrante sulla terra forze divine, sacramentali, insieme con richiami didattici, dell'evangelo, e dissolve, nel fuoco sull'altare, le proprie accidie e insidie.

Igino Giordani
Noi e i preti, San Paolo, Roma 1942, p. 36

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9 Aprile - Come il sole

L'Eucaristia è vita per la persona e la società umana, come il sole lo è per i corpi e per tutto il globo terrestre. Senza il sole, la terra è sterile. L'astro del giorno obbedisce ed è sottomesso al sommo Sole, il Verbo divino, Gesù Cristo, che illumina tutti gli uomini che vengono al mondo. Egli, attraverso l'Eucaristia, sacramento della vita, agisce nel loro intimo, informando così le famiglie e le nazioni.
La comunità cristiana è una famiglia e il vincolo che unisce i suoi membri è l'Eucaristia.
La comunione eucaristica ci svela, mediante l'impressione più che per ragionamento, tutto ciò che è nostro Signore. È qui che noi abbiamo con lui i rapporti più intimi, rapporti che producono la conoscenza vera di ciò che egli è. È qui che Gesù ci si manifesta nel modo più completo.

San Pierre-Julien Eymard
La présence réelle/1, Paris 1950, pp. 307-308

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10 Aprile - Unità, non somma di individui

Se è la Parola a convocare la Comunità, è l'Eucaristia a farla essere un corpo: «Poiché c'è un solo pane - scrive san Paolo -, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1Cor 10,17).
La Chiesa dunque non è il risultato di una somma di individui, ma un'unità fra coloro che sono nutriti dall'unica Parola di Dio e dall'unico Pane di vita.
La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali.

Benedetto XVI
Convegno Pastorale della Diocesi di Roma, 26 maggio 2009

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11 Aprile - Dio stesso si fa nutrimento

Tutti gli esseri della creazione hanno bisogno di nutrirsi per vivere; per questo il buon Dio ha fatto crescere gli alberi e le piante; è una bella tavola ben servita dove tutti gli animali vengono a prendere ognuno il cibo che gli conviene.
Ma anche l'anima deve nutrirsi... Quando Dio volle dare un nutrimento alla nostra anima, per sostenerla nel pellegrinaggio della vita, Egli pose il suo sguardo sulla creazione e non trovò nulla che fosse degno di lei. Allora si ripiegò su se stesso e decise di dare se stesso...
O anima mia, quanto sei grande, dal momento che soltanto Dio può appagarti!

San Giovanni Maria Vianney
Scritti scelti, Città Nuova, Roma 1975, p. 95

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12 Aprile - Attorno a noi il mondo intero

Perché i pellegrini ad Ars si stringevano, come un cuor solo ed un'anima sola, intorno all' altare sul quale celebrava l'eucaristia san Giovanni Maria Vianney? E perché quelli che assistevano alla Messa di p. Pio a S. Giovanni Rotondo erano affascinati dal mistero che si attuava davanti a loro, al punto da non accorgersi più del tempo che passava?
Perché vedevano davanti a loro un sacerdote talmente identificato con Gesù sulla croce da poter dire, come san Paolo: «Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24)!
In ogni nostra Messa, come il Curato d'Ars, come Padre Pio, abbiamo intorno a noi il mondo intero con tutti quei luoghi in cui «Dio piange», con tutti i peccati e con tutte le sofferenze dell'umanità. Tutto possiamo unire a Gesù crocifisso che è lì sull'altare.

Card. François-Xavier Van Thuan
Testimoni della speranza, Città Nuova, Roma 200810, p. 125

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13 Aprile - Esistenza ''donata''

«Accipite et manducate... Accipite et bibite...». L'auto-donazione di Cristo, che ha la sua scaturigine nella vita trinitaria del Dio-Amore, raggiunge la sua espressione più alta nel sacrificio della Croce, di cui l'Ultima Cena è l'anticipazione sacramentale.
Non è possibile ripetere le parole della consacrazione senza sentirsi coinvolti in questo movimento spirituale. In certo senso, è anche di sé che il sacerdote deve imparare a dire, con verità e generosità: «prendete e mangiate». La sua vita, infatti, ha senso se egli sa farsi dono, mettendosi a disposizione della comunità e a servizio di chiunque sia nel bisogno.
Questo, appunto, Gesù si aspettava dai suoi Apostoli, come l'evangelista Giovanni sottolinea raccontando della lavanda dei piedi. Questo anche il Popolo di Dio si attende dal sacerdote (...).
Il sacerdote attua nella propria carne quel «prendete e mangiate» con cui Cristo, nell'Ultima Cena, affidò se stesso alla Chiesa.

Giovanni Paolo II
Lettera ai sacerdoti, Giovedì Santo 2005, n. 3

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14 Aprile - Scuola di vita e libertà

L'Eucaristia deve diventare per noi una scuola di vita, nella quale impariamo a donare la nostra vita.
La vita non la si dona solo nel momento della morte e non soltanto nel modo del martirio. Noi dobbiamo donarla giorno per giorno.
Occorre imparare giorno per giorno che io non possiedo la mia vita per me stesso. Giorno per giorno devo imparare ad abbandonare me stesso; a tenermi a disposizione per quella cosa per la quale Egli, il Signore, sul momento ha bisogno di me, anche se altre cose mi sembrano più belle e più importanti.
Donare la vita, non prenderla. È proprio così che facciamo l'esperienza della libertà. La libertà da noi stessi, la vastità dell'essere. Proprio così, nell'essere utile, nell'essere una persona di cui c'è bisogno nel mondo, la nostra vita diventa importante e bella. Solo chi dona la propria vita, la trova.

Benedetto XVI
Omelia, IV domenica di Pasqua, 7 maggio 2006

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15 Aprile - Eredità per il XXI secolo

Quanti martiri! Una folla di martiri: martiri della purezza, martiri della giustizia, martiri bambini, donne e uomini martiri, popoli martiri. È un grande affresco che si stende sotto i nostri occhi: quello di un'umanità cristiana, mite, umile, non violenta, resistente al male, debole e allo stesso tempo forte nella fede, che ha amato e creduto oltre la morte. Questa umanità martirizzata è la speranza per il secolo che stiamo cominciando a vivere.
È un'eredità per noi cristiani del XXI secolo: da abbracciare e da scegliere. È un'eredità da abbracciare nella vita di ogni giorno, nelle piccole e grandi difficoltà, nella spoliazione da ogni aggressività, da ogni odio, da ogni violenza. L'eredità dei martiri si accetta ogni giorno in una vita piena di amore, di mitezza, di fedeltà. Scriveva Isacco il Siro: «Lasciati perseguitare, ma tu non perseguitare. Lasciati crocifiggere, ma tu non crocifiggere. Lasciati oltraggiare, ma tu non oltraggiare».

Card. François-Xavier Van Tbuan
Testimoni della speranza, Città Nuova, Roma 200810, pp. 147-148

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16 aprile - Tornare all'essenziale

A contatto con i popoli e le culture dell'Asia, man mano ho capito che l'unica cosa che conta è la vita, cioè comunicare la vita; non tanto fare dei discorsi. Sentivo l'esigenza di "mediare" certe idee, certe riflessioni, con l'esperienza. (...) Eravamo un piccolo seme, eravamo in pochi, ma il nostro impegno di ogni giorno era di dirci: «Siamo qui per dar vita a Gesù fra di noi». L'unico motivo per stare insieme, (...) per cominciare e ricominciare a vivere la Parola, a scambiarci le esperienze, servirci, era rendere possibile questa presenza di Gesù, del Risorto, fra di noi. (...)
Vedendo la ricchezza di questi popoli e delle loro culture religiose, mi sono detto: (...) non bastano le teorie, non bastano le filosofie, non bastano neanche tanti aspetti culturali, se non siamo capaci,come cristiani, di offrire la presenza del Risorto in mezzo a noi. (...)
Sono convinto che dobbiamo tornare all'essenziale e scoprire che, se all'inizio del cristianesimo il kerigma era Gesù risorto, anche oggi non ci può un altro kerigma, un altro annuncio, se non il Risorto.

Toni Weber
Al servizio del Vangelo in Asia, Gen's 28 (1988) pp. 50-51

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17 Aprile - Stile di vita "pasquale"

Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato. Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.
Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.

Lettera ai Colossesi
3, 1-3.9-14

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18 Aprile - La Chiesa, Trinità nel tempo

Dio non ci ha fatti per rimanere nei termini della natura né per compiere un destino solitario. Ci ha fatti per essere introdotti insieme nel seno della sua Vita trinitaria. Gesù Cristo si è offerto in sacrificio perché ci facciamo uno in questa unità delle Persone divine.
Tale deve essere la "ricapitolazione", la "rigenerazione" e la "consumazione" di tutto, e tutto ciò che ci attira fuori di questo è ingannatore.
Ora, c'è un Luogo dove, già da questa terra, comincia questa riunione di tutti nella Trinità. È la "Famiglia di Dio", misteriosa estensione della Trinità nel tempo, che non solo ci prepara a questa via unitiva e ce ne ottiene la ferma certezza, ma ci fa già partecipare a essa. Sola società pienamente "aperta", è l'unica all'altezza del nostro desiderio intimo e nella quale possiamo acquistare alla fine tutte le nostre dimensioni. De unitate Patris et Filii et Spiritus sancti plebs adunata (Cipriano): tale è la Chiesa. Essa è "piena della Trinità" (Origene).

Henri de Lubac
Méditation sur l'Église, Paris 1968, p. 195


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