Pasqua (A) - 2017


Parola che si fa vita

Commenti e Testimonianze sulla Parola (da Camminare insieme)



"Parola-sintesi" proposta per ogni domenica,
corredata da un commento e da una testimonianza.


Domenica di Pasqua (A) (16 aprile 2017)
Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8)

2adomenica di Pasqua (A) (23 aprile 2017)
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)

3a domenica di Pasqua (A) (30 aprile 2017)
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29)

4a domenica di Pasqua (A) (7 maggio 2017)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7)

5a domenica di Pasqua (A) (14 maggio 2017)
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1)

6a domenica di Pasqua (A) (21 maggio 2017)
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15)

Ascensione del Signore (A) (28 maggio 2017)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)

Pentecoste (A) (4 giugno 2017)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22)


_______________




Domenica di Pasqua (A) (16 aprile 2017)
Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Magdala è la prima che si interessa a visitare il sepolcro di Gesù, ma lo trova vuoto. Gli apostoli Pietro e Giovanni accorsi sul posto, sono umili testimoni di un fatto umanamente incomprensibile.
La tomba vuota rappresenta l'inizio dei segni che danno il via alla maturazione, in mezzo al gruppo dei discepoli, della fede nel Risorto; uno dei racconti con cui la comunità primitiva intendeva manifestare ed educare alla medesima fede. La scoperta del sepolcro vuoto inizia negli apostoli quel processo di fede, che poi le apparizioni dovranno ribadire, approfondire e portare a compimento.
Facendo l'esperienza della sua presenza nella comunità dei credenti, anche i segni più semplici cominciano a parlare: anche i teli posati là e il sudario avvolto in un luogo a parte. Gesù è vivo, non è stato portato via da nessuno. È risorto perché non poteva essere schiavo della morte. Gesù è ancora tra i suoi. In modo nuovo. Non più come persona da vedere, da toccare; ma come esperienza salvifica che fai, come comunione e solidarietà che ti lega ai fratelli e sorelle. Come certezza che il vangelo dona vita. È presente come Spirito che vivifica, che fa compiere le sue stesse opere e annuncia che Dio è fedele, che il bene non passa, che la speranza ha ragione, che abbiamo un futuro.

Testimonianza di Parola vissuta

"QUESTA PER NOI È LA CHIESA"

"Sono dello stesso colore della nicchia del Crocifisso-Risorto", pensavo, mentre ascoltavo i suoi occhi. Mario Dupuis racconta la sua esperienza di vita di fronte a una cinquantina di persone di Fastro e delle altre parrocchie dell'Unità Pastorale di Arsiè (BL): "Comunicare con gli altri - ci dice - è l'occasione per comunicare con se stessi". Mario e sua moglie, dopo la morte di Anna, figlia 15enne cerebrolesa, nel 1995, così hanno pregato: "Ora che non abbiamo più il tuo corpo da servire, mostrami quale altro corpo possiamo servire". L'incontro casuale/provvidenziale con un ragazzo in difficoltà ha progressivamente allargato i loro cuori e la loro casa, accogliendone altri fino alla nascita di un Villaggio in Via Due Palazzi a Padova. Oggi a Ca' Edimar vivono una trentina di persone (minori affidati dai Servizi Sociali, persone senza fissa dimora, ragazze madri…).
"Questa per noi è la Chiesa - racconta Mario con vigore e commozione - il luogo dell'abbraccio e dell'accoglienza, dove Dio si rende credibile come padre misericordioso". La canonica di Fastro, ora disabitata, diventerebbe una risorsa per queste persone, per weekend e settimane di ricarica fisica e spirituale; una comunità nella Comunità, dove è privilegiato l'incontro con i residenti, la partecipazione alla preghiera e alla S. Messa, momenti di animazione e di conoscenza reciproca. Il 'guadagno' più grande per noi sarà l'occasione di crescere nel dono di sé e nell'accoglienza!

d. Alberto

torna su



2a domenica di Pasqua (A) (23 aprile 2017)
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20)

Credere nella continuità della vita quando tutto testimonia a favore della morte: gli apostoli stessi, pur essendo stati vicini a Gesù, vi giungono assai lentamente e solo dopo aver sperimentato che il maestro, nonostante la morte, continuava a rimanere in mezzo a loro. Si tratta dello stesso Gesù, non più condizionato dalle leggi del cosmo e della storia: mediante il dono dello Spirito egli dà all'uomo la possibilità di vincere il male. Apporta di conseguenza la pace e la gioia.
L'incredulità di Tommaso è l'incredulità degli apostoli stessi di fronte a Gesù nuovo, diverso, non più come realtà da vedere e da toccare, ma da vivere e da comunicare al mondo.
Anche noi diventiamo testimoni e presenza del Risorto solo se cerchiamo di stabilire con gli altri rapporti di comunione, di dedizione, di solidarietà a tutti i livelli. Ritrovare la persona in cui si confida, vedere rifiorire i propri ideali, non sentirsi soli: tutto questo non può che arrecare gioia e letizia. Gesù, del resto, ce l'ha detto: Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia (Gv 16,20).

Testimonianza di Parola vissuta

NON PERDERE LE OCCASIONI

Questa mattina mi sono alzato con il desiderio di non perdere nessuna occasione per amare Gesù attraverso i prossimi che avrei incontrato durante la giornata. Fra le varie cose da fare c'era anche la spesa e così, tornando verso casa, ho comprato la frutta, però mi sono dimenticato di comprare il pane.
Sono uscito di nuovo e, rinnovando l'impegno di fare tutto per amore, mi sono ricordato di una famiglia molto povera. Avevo giusto il tempo di portare loro degli alimenti. Rientrato a casa, mi sono reso conto di aver dimenticato ancora una volta di comprare il pane. Ma, con grande mia sorpresa, a casa mi dicono che era venuta a trovarci un'amica e ci aveva regalato del pane appena sfornato. Anche stavolta ho sperimentato la delicatezza di Dio nel non farmi fare una "brutta figura": visto che io ero impegnato a servirlo nel prossimo, lui ha provveduto a darmi una mano in quello che dovevo fare io. E questa è felicità.

Alfonso

torna su



3a domenica di Pasqua (A)(30 aprile 2017)
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29)

Nel segno del viandante solo e bisognoso di compagnia e nel segno del pane condiviso, anche quando c'è scoraggiamento e delusione, quando prendiamo strade che ci allontanano dai nostri doveri e ci separano dai fratelli, il Risorto si accompagna al nostro vagabondare, per riportarci nella gioia, nella speranza e nella comunione.
Riconducendo i due discepoli di Emmaus nel seno della comunità, la risurrezione di Gesù diventa la risurrezione dei discepoli, la risurrezione umana: tutto diventa frutto dell'amore delicato, paziente e generoso del Risorto che si fa viandante, che fa propria la tristezza dei discepoli e li aiuta a vincerla, che dona una nuova comprensione della parola di Dio, che benedice, spezza e distribuisce il pane.
Chiediamo nella prossima settimana il dono dello Spirito Santo che ci aiuti a cogliere i segni della presenza del Risorto nella nostra vita personale, nella vita delle nostre famiglie e comunità, a partire dalla celebrazione eucaristica, dove lo incontriamo come amico che si dona totalmente.

Testimonianza di Parola vissuta

LE LENTI

Il custode della scuola dove insegno, occhiali scuri e sguardo assente, non è la persona che di buon mattino vorresti incontrare. Eppure l' "arte" che ogni giorno cerco di praticare mi mette nella posizione di amare tutti, senza scegliere le persone. Sfodero il sorriso più bello e gli lancio un sonoro buongiorno. La risposta che segue è un mugugno, ma è già qualcosa. Al piano di sopra incrocio la bidella tuttofare a cui non va mai bene nulla: il contratto, gli orari, il sindacato, i colleghi, il telefono, i ragazzi che sporcano, la fotocopia da fare… Sbuffa talmente che i bambini la chiamano Locomotiva! Oggi però, prima che inizi a sparlare, le racconto tanti begli episodi che mi sono successi nel fine settimana. Poi le mostro gli occhiali: "Vedi, quando mi si sporcano vedo tutto confuso, ma quando li pulisco le cose ridiventano nitide e chiare. Quando mi metto in un atteggiamento positivo, la "lente" dell'amore per chi mi sta accanto mi cambia la visione, ed anche le cose storte trovano un loro lato diritto". Lei mi ascolta attenta, poi mi afferra per un braccio: "Maestro, in cinquant'anni è la prima volta che trovo uno come voi. Ci provo anch'io".

E.D.M., Roma

torna su



4a domenica di Pasqua (A) (7 maggio 2017)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7)

L'attesa di un "pastore" che sapesse guidare con giustizia il popolo era sempre stata viva in Israele. Gesù si presenta come il pastore atteso. Quelli che l'hanno preceduto, in particolare gli scribi e i farisei, invece di dedicarsi al bene del gregge, hanno badato solo ai propri personali interessi lasciando che il popolo si disperdesse. A Gesù invece sta a cuore il bene del gregge, dei singoli, coi quali vuole stabilire un rapporto personale. Chi si affida alla sua guida "sarà salvo", "troverà pascolo". Egli è Colui che il cuore dell'uomo ha sempre conosciuto e desiderato, perché sa soddisfare le sue aspettative più profonde.
Ora Gesù continua la sua missione di pastore attraverso di noi. Lo sappiamo, perché ce l'ha detto: solo colui che cerca la Parola di Dio e la mette in pratica con la sua vita viene attraverso la porta vera.
Il segreto per diventare pastori buoni è quello di essere come Gesù, che passò su questa terra facendo del bene a tutti e compiendo bene ogni cosa. Allora potremo come Lui essere capaci di rendere questo nostro mondo un po' più bello e misericordioso.

Testimonianza di Parola vissuta

"MI SONO SENTITA AVVOLTA DALLA BONTÀ DEL SIGNORE"

Quando parla di se stessa, Kenny, 48 anni, messicana, dice: "Ho commesso molti gravi errori nella mia giovinezza. E in quel periodo Dio non aveva alcun significato per me". Kenny è nata e cresciuta in una famiglia di massoni. E il padre e la madre le avevano trasmesso la loro visione della vita. Poi, durante l'Anno Santo della Misericordia, la svolta definitiva (dopo un primo riavvicinamento alla fede avvenuto nel corso del Giubileo 2000). "Recentemente – racconta – ho incontrato un missionario della misericordia e ho potuto fare una confessione generale nella quale mi sono davvero sentita abbracciata dall'amore di Dio".
Ma non solo la vita di Kenny è cambiata. Anche quella del papà (che nella loggia massonica di appartenenza aveva uno dei gradi più alti) è stata toccata dalla misericordia. E nel modo più imprevedibile. La moglie infatti si è ammalata di Alzheimer, Kenny le ha fatto avere l'Unzione degli Infermi e in quella circostanza il papà ha accettato di confessarsi, dopo decenni. È iniziato così un cammino che è culminato nella celebrazione religiosa del matrimonio, nel giorno dei 50 anni di quello civile. In quello stesso giorno anche il padre ha ricevuto la Comunione, completando così il suo percorso di rientro nella Chiesa.

Da Avvenire

torna su



5a domenica di Pasqua (A) (14 maggio 2017)
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1)

In un mondo governato da mille paure, nonostante tutto il progresso, l'uomo su questa terra fatica a trovare una sicurezza definitiva. Benché stabilisca la sua dimora sulla terra, rimane però "senza casa". La nostra vera abitazione ce l'ha fatta conoscere Gesù, perché la nostra patria eterna è Dio, nostro Padre. Questa casa è certamente dono; ma è anche vero che l'uomo può e deve collaborare per accogliere questo dono.
Il vangelo di questa domenica ci chiede espressamente di credere a Dio e a Gesù, che non si può separare dal Padre. Perché? Egli è la verità, alla quale rimaniamo legati, nella quale abbiamo fiducia, alla quale siamo chiamati a credere. Gesù è il riflesso della gloria di Dio, è l'immagine visibile del Dio invisibile. È l'inviato di Dio, il suo rivelatore unico, autentico e definitivo. Egli è l'unica via che noi possiamo percorrere, è il ponte tra Dio e il mondo e fra il mondo e Dio. È il primogenito fra molti fratelli e per tutti è il Salvatore.
In Gesù non solo possiamo essere in comunione con il Padre, ma lo possiamo perfino "vedere". Nella misura in cui uno si lega in modo personale a Gesù, è accanto al Padre, è suo figlio. Gesù è in me mediante la preghiera, la fede, la Parola vissuta, l'amore e il dono dello Spirito. Percorriamo questa via e ci ritroveremo a "casa", in Dio.

Testimonianza di Parola vissuta

CHIEDERE CON FIDUCIA

Avevo 13 anni quando la mamma del mio amico è stata ricoverata in ospedale con grande disperazione di tutta la famiglia. Per consolare lui, che temeva di non vederla più tornare, sono rimasto a dormire a casa sua. Essendo abituato a dire le preghiere prima di mettermi a dormire, ho invitato il mio amico a farlo insieme, chiedendo con fiducia a Dio di far tornare la mamma guarita perché c'era bisogno di lei. E così è avvenuto, dopo una settimana. Un fatto che è servito a confermarmi che Dio ascolta e risponde, purché confidiamo in lui.

D.L. – Africa

torna su



6a domenica di Pasqua (A) (21 maggio 2017)
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15)

Gesù, consapevole che ormai sta per giungere la sua ora, vuole rendere meno doloroso il distacco dai suoi annunciando loro che va dal Padre non per lasciarli soli, ma per tornare ad essere presente in mezzo a loro in modo nuovo. La sua morte e risurrezione segnano il passaggio da una presenza visibile, ma esteriore, ad una presenza interiore. Questa presenza di salvezza sarà realizzata dallo Spirito Santo, dono del Padre, che rimarrà con i discepoli per sempre.
Il mondo non lo può ricevere perché "non lo vede e non lo conosce". Condizione preliminare infatti è l'amore per il Cristo, espresso nella sequela e nell'osservanza dei suoi comandamenti. Solo allora egli si rende presente, si può vedere, si può capire come sia in noi. Possiede lo Spirito di Cristo solo chi accoglie e segue il suo messaggio.
Amare Gesù è osservare la sua Parola, il suo insegnamento, la sua promessa. Amare è comunione e la comunione si realizza attraverso la parola sia tra gli uomini che nel mondo di Dio. La promessa che Gesù ci fa è che questo amore iniziale, radicato nella fede e nell'obbedienza, giungerà a pienezza. Esso troverà veramente ciò che cerca e crede, o meglio Colui che cerca e crede. Infatti Egli stesso si comunicherà, si farà percepire. Egli "verrà" e il credente "vedrà" e "conoscerà", farà esperienza di Dio. La sua fede diverrà amore, sicuro e felice anche in mezzo alle difficoltà.

Testimonianza di Parola vissuta

COSÌ HO RECUPERATO MIO FIGLIO

Robert, il maggiore dei nostri tre ragazzi, aveva cominciato a chiudersi in se stesso e ad avere problemi di balbuzie. La diagnosi dello psicologo: mancanza di un rapporto profondo col padre e come conseguenza un forte complesso di inferiorità nei confronti miei e dei fratelli. A questo punto mi si sono aperti gli occhi: volevo far tanto per la società, in un impegno cristiano, e perdevo mio figlio! Da quel momento ho cominciato a dedicargli tutti i fine settimana. Uscivamo insieme, praticavamo dello sport, facevamo gite in barca, trascorrendo ore ed ore noi due soli. Mi sono dimenticato completamente delle mie letture, dei miei studi. In barca a vela era lui ad insegnarmi le manovre da fare e a correggere i miei errori. Mi sono messo alla sua scuola, come allievo, senza pretese. Questo fatto ha valorizzato ai suoi occhi le sue stesse capacità, gli ha dato sicurezza e mi ha sentito vicino. Sono affiorati l'affetto e la stima: ci siamo ritrovati. In breve tempo i disturbi di Robert sono diminuiti e quasi scomparsi.

J. F. - Francia

torna su



Ascensione del Signore (A) (28 maggio 2017)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20)

Con l'ascensione Gesù inaugura un nuovo tipo di presenza, continuando la sua attività salvifica in modo diretto e dentro la nostra storia, anche attraverso la missione del credente e della Chiesa verso tutti i popoli. Se lo accolgono, sperimenteranno anch'essi la salvezza portata da Gesù. In questo modo Gesù resta con l'uomo, nella sua storia "fino alla fine del mondo".
Così il Risorto si rende presente fra gli uomini: come Padre che ama, come Figlio che ha sofferto è morto ed è risorto e come Spirito che dà la vita. Oggi celebriamo la certezza della sua presenza!
L'ascensione dona un'anticipazione di cielo. Il cielo rimane sempre la nostra meta e in questo andare non siamo soli. Gesù non se ne va dai suoi, rimane con loro, accompagna la loro opera. Con il loro aiuto Egli è presente come Colui che vince. Il Signore del mondo è fra gli uomini. Egli cerca gli uomini, non è lontano, prenderà tutti nel suo regno. Il suo strumento siamo noi suoi discepoli che lo seguiamo e realizziamo la sua parola.

Testimonianza di Parola vissuta

QUANDO SI AFFRONTA IL DOLORE DELL'ALTRO E SI PERDONA

Lui ergastolano in carcere già da 25 anni per omicidio. Lei una madre cui hanno ucciso un ragazzo quindicenne. Ciro ed Elisabetta. E anche se non è stato Ciro a togliere la vita ad Andrea (il figlio di Elisabetta), che cosa ci può essere di più lontano e inconciliabile? Eppure il cammino di fede che entrambi hanno intrapreso per proprio conto li ha portati a incontrarsi. Convergenze parallele, anche per il tramite della confessione. "Ho conosciuto Elisabetta – racconta Ciro – nel carcere di Opera, a Milano, grazie al Rinnovamento nello Spirito e all'organizzazione Prison Fellowship Italia, durante gli incontri del Progetto Sicomoro, che fa confrontare detenuti con vittime di reati".
Elisabetta, ricorda l'uomo, "era entrata in carcere per gettarci in faccia tutta la sua rabbia e il suo dolore, ma ho scoperto la nostra sofferenza e un dolore simile al suo". "Perdere un figlio mi ha fatto sperimentare la sofferenza più atroce, resa ancor più acuta dall'odio verso chi lo aveva ucciso", dice Elisabetta. "Ma più odiavo, più stavo male". Poi l'incontro in carcere e la riscoperta della misericordia. Il 12 marzo dell'anno scorso Ciro è uscito per la prima volta per un permesso di 12 ore. Insieme a Elisabetta e alla sua famiglia è andato a deporre un mazzo di fiori e a recitare una preghiera sulla tomba di Andrea.

Da Avvenire

torna su



Pentecoste (A) (4 giugno 2017)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22)

La Pentecoste ci invita a prendere coscienza del dono in noi dello Spirito Santo: lo Spirito di Cristo, lo Spirito di liberazione del mondo dal peccato, perché la salvezza cominci già oggi nel nostro mondo.
I discepoli hanno il compito di essere i suoi inviati, come Lui lo era del Padre. Come Gesù non si ritira davanti a nessun dramma e non conosce "porte chiuse", ma porta ovunque pace e gioia, così i discepoli non devono rassegnarsi di fronte ad alcuna situazione di peccato, ma devono far di tutto per realizzare la promozione e la liberazione umana.
Il discepolo non ha nulla da inventare, da improvvisare: deve semplicemente restare fedele, applicare alle diverse situazioni di vita il vangelo di Cristo. Se Gesù ci affida una missione ci comunica anche le doti e i mezzi necessari e le forze per realizzarla; per questo trasmette ai suoi lo Spirito Santo. Sarà Lui a guidarli nella comprensione dell'insegnamento di Gesù e a fortificarli nel compito di testimonianza.
Come è importante allora imparare ad ascoltare la "sua voce", lasciarsi guidare da Lui, trovare in Lui la forza per riprendere quotidianamente il cammino!

Testimonianza di Parola vissuta

BATTESIMO

Poiché assieme alla nostra bambina sarebbe stato battezzato anche il neonato di una famiglia dello Sri Lanka, ci è venuta l'idea di condividere con i suoi genitori la festa che pensavamo per la nostra Francesca. Così abbiamo addobbato il salone della parrocchia con un grande striscione: "Benvenuti, Janet Yvan e Francesca". Dopo il battesimo abbiamo invitato questa famiglia e gli altri parenti a far festa con noi. Per loro è stata una grande sorpresa e una grande gioia. Hanno accettato con entusiasmo ed erano molto grati. La festa è stata semplice, spontanea, vissuta con commozione.
Questa famiglia sta passando un momento non facile dal punto di vista economico, ma per noi la dignità con la quale lo vivono ci è di grande lezione. Costatiamo che ciò che conta è il potersi dimostrare fratelli, e questa è un bene che vale molto di più anche dell'aiuto economico. Siamo noi a dover ringraziare questa famigliola che ci dà l'occasione di allargare la nostra stessa famiglia.

F. M. - Italia



----------
torna su
torna all'indice
home