Incontrando le spose




Atti del XXII Convegno Nazionale
3-6 Agosto 2009



Incontrando le spose
Silvana Castegnaro




Sembra che tutte le argomentazioni con cui si affrontano i problemi relativi a matrimonio e diaconato siano portate "in difesa", come se una realtà minacciasse l'altra. In difesa del matrimonio. In difesa del diaconato. Contro chi o si difende il matrimonio? Contro chi o cosa si difende il diaconato? Questo atteggiamento porta a contrapporre matrimonio e diaconato. Inizio la relazione con questa considerazione perché nell'incontro spose, in cui abbiamo trattato questi temi non abbiamo avvertito questa sensazione di "difesa" e quindi di divisione e contrapposizione.

Per discernere e per accompagnare
Dai numerosi interventi è emerso un panorama di rapporti tra vita matrimoniale e diaconato del marito diversi tra loro, ma pacifici e non conflittuali. Dagli interventi delle partecipanti al gruppo è emerso un punto fermo condiviso da tutte: nella nostra vita personale che è poi la storia della salvezza nostra, di lui e di lei, viene temporalmente prima il matrimonio e dopo il diaconato dello sposo. Entrambi doni di Dio che non sentiamo, non sono e non possono essere in opposizione. Sottolineo che non ho detto "diaconato", ma "diaconato dello sposo" perché la chiamata al diaconato è rivolta all'uomo, è una vocazione personale, sua (di lui non di lei). Questa affermazione però non mette in ombra le donne. È emerso, infatti, dal nostro incontro che le vocazioni sono nate all'interno di una vita familiare cristiana. Le spose hanno avuto un ruolo importante, prima nel discernimento e poi nell'accompagnamento (dove è stato possibile farlo) dei mariti nel loro cammino di formazione. Dai vari interventi è emerso che, in genere, dopo l'Ordinazione, le mogli lavorano assieme al marito nella Vigna del Signore. Molte sono quindi le coppie in cui la sposa collabora col marito nei vari compiti ecclesiali che gli vengono affidati. Anzi sono affidati spesso alla coppia in quanto tale. Si è visto, così, nascere il termine "coppia diaconale", termine che in passato è stato usato frequentemente in ambito ecclesiale.
È un termine che non ci è sembrato adatto a esprimere la realtà-verità del rapporto diacono-sposa. Non esiste la coppia diaconale anche perché ci possono essere, e ci sono tra noi, casi in cui il diacono svolge il suo servizio senza la sposa al fianco, ma ciò nonostante condivide con lei pensieri, preoccupazioni, progetti... La terminologia è importante. Il termine "coppia diaconale" mette in evidenza e privilegia il "fare assieme" del diacono e della moglie rispetto a "essere assieme" o meglio a "essere un'unica realtà" nel matrimonio. Come abbiamo affermato all'inizio, poiché viene prima il sacramento del matrimonio e poi il diaconato del marito ci sembra più rispondente al vero l'affermazione: io sono la moglie di... che è diventato diacono. Ci siamo chieste: essere la moglie di... che è diventato diacono che cosa comporta? Le risposte quasi unanimi sono state: non comporta niente, siamo mogli come tutte le altre, non ci sono differenze. Confrontandoci ci siamo però rese conto che questa affermazione è vera solo in parte perché qualche differenza esiste per la moglie e la famiglia del diacono.

Visibilità non sempre accettata
Una prima differenza è la "visibilità". Si vive sotto gli occhi della gente e, se questa visibilità, questo essere un po' sotto gli occhi e il giudizio di tutti, sembra non dare troppo fastidio alle mogli, ai figli invece, specie in età adolescenziale, quando sono alla ricerca della propria identità, può provocare problemi non piccoli. «Bisogna essere sempre bravi, sempre perfetti, non si può sbagliare... è faticoso» si diceva. Qui sì che è importante il ruolo della madre che deve vigilare e capire se, e quando, e come, intervenire per il bene dei figli e della famiglia, magari richiamando il marito alla priorità degli impegni familiari.
Un'altra differenza è quella che abbiamo chiamata "visibilità liturgica". Dopo l'ordinazione lo sposo, vestito con gli abiti liturgici, sta in presbiterio, la sposa nell'assemblea. Ci siamo interrogate se questa separazione crei qualche problema o qualche senso di solitudine nella moglie, ma, almeno tra noi presenti al convegno, questo non è avvertito. Marito e moglie, ognuno partecipa alla liturgia secondo il proprio ruolo.

Critiche salutari
Altri punto affrontato è stato quello che da alcune è stato definito come "il pericolo della clericalizzazione". Si è detto di tenere lontano dai preti i mariti diaconi per paura ch ne prendano i vizi. Abbiamo, però, visto che è infondato il timore che i nostri mariti possano prendere questo virus della clericalizzazione perché i diaconi con famiglia hanno poche probabilità di essere infettati. Infatti, i familiari e le mogli in particolare, con benevole e affettuose critiche li aiutano a "tenersi bassi" e così li salvano dall'infezione.
Forte e unanime è la richiesta di fare il cammino di formazione assieme (non sempre ben visto dai preti). Tutte, ma proprio tutte, hanno richiesto questo e hanno insistito su questo tema. È importante e fondamentale per camminare assieme prima e continuare a camminare assieme poi senza che le strade si dividano. Questo cammino di formazione e di discernimento potrebbe anche essere un modo per capire se il "sì" che la moglie dice all'inizio e alla fine dell'iter di formazione sia espresso in piena libertà e non per compiacere il marito o per mancanza di coraggio nel dire no. Sono stati infatti riferiti casi in cui dopo l'ordinazione le spose hanno frapposto ostacoli allo svolgimento del ministero del marito con rischi non solo per il ministero del diaconato, ma anche per la vita stessa del matrimonio. Alla fine una domanda: non è che parlare tanto di rapporto tra diaconato e matrimonio come abbiamo fatto in questi giorni (che sono stati belli), con questa insistenza, si ottenga che i diaconi celibi si sentano di serie B, un po' svalutati? Eppure, anche se in minor misura, il diaconato ricevuto nello stato di vita celibatario è presente nella nostra Chiesa. Forse questo può comportare alla lunga una diminuzione delle vocazioni diaconali tra i celibi che alla fine andrebbe a scapito di tutto il diaconato, anche di quello uxorato?!

(S. Castegnaro ha coordinato il gruppo incontro spose dei diaconi)




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